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Pioggia di droni su Mosca e la Russia: raffineria in fiamme, centinaia di velivoli abbattuti

Due ondate di attacchi ucraini in poche ore hanno colpito la capitale e undici regioni, danneggiando un impianto petrolifero strategico e paralizzando temporaneamente gli aeroporti.

La notte tra il 16 e il 17 giugno è entrata negli annali della guerra russo-ucraina come una delle più intense offensive aeree condotte da Kiev in profondità nel territorio della Federazione. Secondo i bollettini ufficiali di Mosca, i sistemi di difesa antiaerea hanno intercettato e distrutto 157 droni di tipo aereo – cifra che alcune fonti elevano a 172 – in un arco di undici ore, dall’imbrunire fino alle prime luci dell’alba. L’epicentro simbolico e operativo dell’attacco è stata la capitale: il sindaco Sergej Sobjanin ha comunicato a tappe serrate l’abbattimento di almeno 25 velivoli senza pilota in avvicinamento a Mosca, mentre nella giornata precedente un altro sciame di 60 droni era già stato neutralizzato sui cieli della metropoli. Uno o più ordigni sono tuttavia riusciti a penetrare lo scudo difensivo, colpendo la raffineria di Kapotnja, nel settore sud-orientale della città, che da sola fornisce circa il 40% degli idrocarburi consumati nella regione moscovita. L’esplosione, documentata da decine di video amatoriali rimbalzati sui social, ha innescato un vasto incendio e sollevato una densa colonna di fumo nero, senza causare vittime ma riaccendendo il dibattito sulla reale invulnerabilità della capitale.

L’ondata notturna non è rimasta un episodio isolato. Nel corso della mattinata successiva, tra le 9:00 e le 14:00 ora di Mosca, una seconda salva di 72 droni ha sorvolato le regioni occidentali e meridionali del Paese, estendendo il perimetro di allarme a territori finora toccati solo marginalmente, come le oblast’ di Vladimir, Tver’ e Astrachan’. Complessivamente, i velivoli senza pilota sono stati ingaggiati sopra quindici regioni russe, la penisola di Crimea e le acque del Mar Nero, disegnando una geografia dell’attacco che rivela una capacità ucraina di saturare simultaneamente molteplici vettori di difesa. Le autorità aeronautiche hanno imposto restrizioni temporanee agli scali di Vnukovo e Domodedovo, accettando partenze e arrivi solo previa autorizzazione, mentre aeroporti secondari come quelli di Gelendžik, Krasnodar, Kaluga e Jaroslavl’ hanno subito analoghe misure precauzionali.

Sul piano strettamente militare, il ministero della Difesa russo ha rivendicato l’efficacia della propria rete di protezione, sottolineando l’assenza di vittime e di danni significativi al suolo nella maggior parte dei casi. In parallelo, i comandi operativi sul fronte orientale e settentrionale dell’Ucraina hanno comunicato la distruzione, nelle stesse ore, di oltre cento postazioni di controllo droni e di centinaia di apparecchi nemici, tra cui i temuti quadricotteri pesanti R18. Questo dato, letto in controluce, suggerisce che l’impennata degli attacchi a lungo raggio sia parte di una strategia più ampia di logoramento reciproco della capacità di proiezione aerea, in cui ciascuna parte tenta di accecare e disarticolare i centri nevralgici dell’avversario.

Per l’Europa e l’Italia, l’escalation conferma che il conflitto ha ormai travalicato la dimensione del fronte terrestre, trasformando lo spazio aereo profondo in un teatro di scontro quotidiano. Analisti di Bruxelles osservano come la vulnerabilità di infrastrutture energetiche critiche – la raffineria di Kapotnja è solo l’ultimo anello di una catena che ha già visto colpiti depositi e oleodotti – possa riverberarsi sui mercati globali degli idrocarburi in un momento già segnato da tensioni geopolitiche. L’ottica di Pechino, tradizionalmente prudente, potrebbe leggere in questi eventi un incentivo a rafforzare i canali di mediazione, mentre le capitali occidentali si interrogano sulla sostenibilità di una guerra di attrito che non risparmia più alcuna retrovia. La sensazione, diffusa tra gli osservatori, è che la soglia del dolore psicologico per la popolazione russa, finora tenuta relativamente al riparo, stia per essere messa alla prova con frequenza e intensità crescenti.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

53%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa sud-est asiatica
Stampa russa e CSI/ stato
trionfopragmatismo

Le difese aeree russe hanno neutralizzato con successo un massiccio attacco di droni ucraini, abbattendone oltre 150 in una sola notte, inclusi decine diretti su Mosca. Le autorità riferiscono danni minimi e sottolineano l'efficacia dei sistemi di protezione della capitale.

Stampa sud-est asiatica
distaccopragmatismo

La Russia ha dichiarato di aver intercettato e distrutto 172 droni ucraini in una notte, inclusi 60 nella regione di Mosca. I resoconti si limitano a riportare le cifre ufficiali senza commenti aggiuntivi, descrivendo l'attacco come uno dei più grandi mai diretti contro la capitale.

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mercoledì 17 giugno 2026

Pioggia di droni su Mosca e la Russia: raffineria in fiamme, centinaia di velivoli abbattuti

Due ondate di attacchi ucraini in poche ore hanno colpito la capitale e undici regioni, danneggiando un impianto petrolifero strategico e paralizzando temporaneamente gli aeroporti.

La notte tra il 16 e il 17 giugno è entrata negli annali della guerra russo-ucraina come una delle più intense offensive aeree condotte da Kiev in profondità nel territorio della Federazione. Secondo i bollettini ufficiali di Mosca, i sistemi di difesa antiaerea hanno intercettato e distrutto 157 droni di tipo aereo – cifra che alcune fonti elevano a 172 – in un arco di undici ore, dall’imbrunire fino alle prime luci dell’alba. L’epicentro simbolico e operativo dell’attacco è stata la capitale: il sindaco Sergej Sobjanin ha comunicato a tappe serrate l’abbattimento di almeno 25 velivoli senza pilota in avvicinamento a Mosca, mentre nella giornata precedente un altro sciame di 60 droni era già stato neutralizzato sui cieli della metropoli. Uno o più ordigni sono tuttavia riusciti a penetrare lo scudo difensivo, colpendo la raffineria di Kapotnja, nel settore sud-orientale della città, che da sola fornisce circa il 40% degli idrocarburi consumati nella regione moscovita. L’esplosione, documentata da decine di video amatoriali rimbalzati sui social, ha innescato un vasto incendio e sollevato una densa colonna di fumo nero, senza causare vittime ma riaccendendo il dibattito sulla reale invulnerabilità della capitale.

L’ondata notturna non è rimasta un episodio isolato. Nel corso della mattinata successiva, tra le 9:00 e le 14:00 ora di Mosca, una seconda salva di 72 droni ha sorvolato le regioni occidentali e meridionali del Paese, estendendo il perimetro di allarme a territori finora toccati solo marginalmente, come le oblast’ di Vladimir, Tver’ e Astrachan’. Complessivamente, i velivoli senza pilota sono stati ingaggiati sopra quindici regioni russe, la penisola di Crimea e le acque del Mar Nero, disegnando una geografia dell’attacco che rivela una capacità ucraina di saturare simultaneamente molteplici vettori di difesa. Le autorità aeronautiche hanno imposto restrizioni temporanee agli scali di Vnukovo e Domodedovo, accettando partenze e arrivi solo previa autorizzazione, mentre aeroporti secondari come quelli di Gelendžik, Krasnodar, Kaluga e Jaroslavl’ hanno subito analoghe misure precauzionali.

Sul piano strettamente militare, il ministero della Difesa russo ha rivendicato l’efficacia della propria rete di protezione, sottolineando l’assenza di vittime e di danni significativi al suolo nella maggior parte dei casi. In parallelo, i comandi operativi sul fronte orientale e settentrionale dell’Ucraina hanno comunicato la distruzione, nelle stesse ore, di oltre cento postazioni di controllo droni e di centinaia di apparecchi nemici, tra cui i temuti quadricotteri pesanti R18. Questo dato, letto in controluce, suggerisce che l’impennata degli attacchi a lungo raggio sia parte di una strategia più ampia di logoramento reciproco della capacità di proiezione aerea, in cui ciascuna parte tenta di accecare e disarticolare i centri nevralgici dell’avversario.

Per l’Europa e l’Italia, l’escalation conferma che il conflitto ha ormai travalicato la dimensione del fronte terrestre, trasformando lo spazio aereo profondo in un teatro di scontro quotidiano. Analisti di Bruxelles osservano come la vulnerabilità di infrastrutture energetiche critiche – la raffineria di Kapotnja è solo l’ultimo anello di una catena che ha già visto colpiti depositi e oleodotti – possa riverberarsi sui mercati globali degli idrocarburi in un momento già segnato da tensioni geopolitiche. L’ottica di Pechino, tradizionalmente prudente, potrebbe leggere in questi eventi un incentivo a rafforzare i canali di mediazione, mentre le capitali occidentali si interrogano sulla sostenibilità di una guerra di attrito che non risparmia più alcuna retrovia. La sensazione, diffusa tra gli osservatori, è che la soglia del dolore psicologico per la popolazione russa, finora tenuta relativamente al riparo, stia per essere messa alla prova con frequenza e intensità crescenti.

Divergenza delle fonti

Difesa e sicurezza · 5 testate · 1 lingua

53%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole63%
Neutrale25%
Critico12%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa russa e CSIStampa sud-est asiatica
Stampa russa e CSI/ stato
trionfopragmatismo

Le difese aeree russe hanno neutralizzato con successo un massiccio attacco di droni ucraini, abbattendone oltre 150 in una sola notte, inclusi decine diretti su Mosca. Le autorità riferiscono danni minimi e sottolineano l'efficacia dei sistemi di protezione della capitale.

Stampa sud-est asiatica
distaccopragmatismo

La Russia ha dichiarato di aver intercettato e distrutto 172 droni ucraini in una notte, inclusi 60 nella regione di Mosca. I resoconti si limitano a riportare le cifre ufficiali senza commenti aggiuntivi, descrivendo l'attacco come uno dei più grandi mai diretti contro la capitale.

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