
Pioggia di droni e missili su Kiev: trenta morti, Zelensky invoca i Patriot
L’attacco più massiccio dall’inizio della guerra colpisce la capitale ucraina dopo un mese di relativa tregua aerea, mentre si rafforza l’ipotesi di un accumulo deliberato di arsenali russi.
Almeno trenta civili uccisi e quasi cento feriti, un palazzo di nove piani crollato, un deposito di carburante in fiamme e la più alta concentrazione di polveri sottili mai registrata nell’aria di Kiev. Il bilancio dell’offensiva russa sferrata nella notte tra mercoledì e giovedì con circa cinquecento droni e oltre settanta missili – tra balistici e da crociera – disegna la portata di uno dei raid più letali sulla capitale ucraina dal febbraio 2022. Secondo le autorità militari di Kiev, la difesa aerea ha abbattuto 48 missili su 74 e 476 droni su 496, una percentuale che non ha però impedito ai vettori sfuggiti all’intercettazione di colpire obiettivi civili e infrastrutture critiche, tra cui una stazione di ambulanze, un hotel storico e un magazzino della Croce Rossa.
Il Cremlino ha rivendicato l’attacco come rappresaglia per i recenti raid ucraini contro infrastrutture energetiche in territorio russo, insistendo sull’esclusiva natura militare degli obiettivi. Di segno opposto la ricostruzione dell’amministrazione militare di Kiev e dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, che ha definito l’accaduto «orrendo». Il presidente Volodymyr Zelensky, in visita a Dublino per l’avvio della presidenza irlandese dell’UE, ha rilanciato con urgenza la richiesta di sistemi antimissile: «Contiamo su una decisione degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i Patriot e ad altre forme di cooperazione». L’appello si inserisce in un quadro diplomatico già teso, a pochi giorni da un vertice NATO ad Ankara durante il quale, secondo fonti dell’Alleanza, sarà formalizzato un pacchetto di aiuti militari a Kiev del valore di circa settanta miliardi di euro entro il prossimo anno.
L’offensiva assume un rilievo strategico ulteriore perché giunge dopo un mese di netta riduzione degli attacchi aerei su larga scala. Analisti militari svedesi e il think tank Institute for the Study of War avanzano l’ipotesi che la Russia stia deliberatamente accumulando scorte di droni per concentrare colpi più devastanti in momenti di propria scelta, anche per massimizzarne l’impatto psicologico e mediatico. «La Russia ha intenzionalmente ridotto la frequenza per garantire attacchi più potenti in seguito», ha spiegato Hans Liwång, professore di sistemi di difesa alla Scuola superiore di difesa svedese, aggiungendo che la necessità di disporre di riserve è legata anche alla volontà del Cremlino di replicare con forza a ogni offensiva ucraina. Parallelamente, fonti dell’intelligence di Kiev segnalano un’intensificazione dei raid con droni ucraini contro la Crimea occupata, con l’obiettivo dichiarato di isolare la penisola rendendola insostenibile per il personale militare e l’industria della difesa russa.
Sul terreno diplomatico, l’attacco riaccende i riflettori sulla corsa al riarmo che sta ridisegnando il continente. Diversi paesi europei, secondo analisti di Bruxelles, stanno passando da un linguaggio di deterrenza a preparativi concreti, inclusa la reintroduzione della coscrizione obbligatoria in alcune nazioni. L’ambasciatrice dell’UE a Kiev, Katarina Mathernova, ha parlato di «inferno su Kiev», mentre il presidente americano Donald Trump è tornato a invocare una fine immediata del conflitto per fermare «la morte insensata di esseri umani». La prossima decisione attesa riguarda proprio le licenze per la produzione congiunta di sistemi Patriot, su cui Zelensky ha puntato gran parte del suo intervento, e che potrebbe segnare un salto qualitativo nella capacità ucraina di proteggere i cieli delle proprie città.
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