
Stati Uniti bloccano il rientro di Machado in Venezuela dopo il sisma
L'aereo privato della leader dell'opposizione venezuelana è stato fatto tornare indietro per ordine dell'amministrazione Trump, che teme ripercussioni politiche e privilegia la collaborazione con il governo ad interim di Delcy Rodríguez.
Il 26 giugno un jet privato con a bordo María Corina Machado, figura di punta dell'opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace 2025, è stato costretto a invertire la rotta sopra la Carolina del Nord mentre era diretto a Curaçao, da dove la leader intendeva raggiungere il Venezuela via mare. Secondo fonti vicine al piano di viaggio, il velivolo aveva ottenuto le necessarie autorizzazioni di volo e atterraggio, e le autorità olandesi dell'isola avevano concesso il permesso di sbarco pur in assenza di un passaporto valido, ritenendo che l'operazione avesse il sostegno di Washington. L'ordine di rientro è giunto dalla compagnia di charter dopo che funzionari statunitensi avevano chiarito di non appoggiare l'iniziativa, inducendo i Paesi Bassi a revocare l'autorizzazione. Un secondo tentativo, via Panama, è fallito quando la compagnia aerea Copa Airlines ha negato l'imbarco per timore di ritorsioni da parte di Caracas.
Nell'ottica dell'amministrazione Trump, il ritorno di Machado in un Paese devastato da un doppio terremoto che ha causato oltre 2.500 morti avrebbe rappresentato, secondo fonti della Casa Bianca, una «mossa politica inopportuna» capace di innescare una crisi istituzionale e di ostacolare la strategia statunitense. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che introdurre questioni politiche controverse sarebbe controproducente per gli sforzi di soccorso. Da mesi il segretario di Stato Marco Rubio e altri alti funzionari avevano esortato Machado alla pazienza, avvertendo che un rientro prematuro avrebbe messo a rischio la sua sicurezza e avrebbe potuto farle perdere l'appoggio del presidente Trump. Washington sta sostenendo il governo ad interim di Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Nicolás Maduro, lodata per aver stabilizzato il Paese e aperto agli investitori, in particolare nel settore petrolifero. La stessa Machado, secondo fonti diplomatiche, era stata avvertita tramite intermediari che insistendo avrebbe potuto compromettere la strategia americana e allontanare il sostegno della Casa Bianca.
Dal canto suo, Machado ha rivendicato in una conferenza stampa virtuale che la sua presenza in Venezuela sarebbe un fattore di stabilizzazione, accusando il governo Rodríguez di aver chiuso lo spazio aereo per impedirle di rientrare e definendo il Paese uno «Stato fallito» dopo l'incapacità di gestire l'emergenza sismica. Ha inoltre precisato di non aver richiesto alcuna protezione, confidando nella mobilitazione popolare. La leader, che aveva lasciato clandestinamente il Venezuela a dicembre per ritirare il Nobel a Oslo, aveva in precedenza donato la medaglia a Trump, gesto che non ha tuttavia modificato la linea della Casa Bianca. Fonti europee osservano che l'episodio mette a nudo la tensione tra la retorica democratica e il pragmatismo energetico: l'Unione Europea, e in particolare l'Italia, storicamente legata a Caracas da rapporti energetici, segue con attenzione l'evoluzione della crisi, consapevole che la stabilità venezuelana ha ricadute dirette sugli approvvigionamenti petroliferi.
Il contesto è segnato dall'operazione militare statunitense che a gennaio ha catturato Maduro, trasferendolo a New York per rispondere di accuse di narcotraffico, e dall'insediamento di Rodríguez come presidente ad interim. Machado, esclusa dalle presidenziali del 2024 ma considerata da Washington la vincitrice morale in base ai conteggi riconosciuti, resta in esilio mentre gli Stati Uniti cercano di gestire una transizione che non prevede al momento nuove elezioni. Per l'Italia e l'Europa, il dossier venezuelano intreccia interessi umanitari, stabilità regionale e sicurezza energetica. Al momento, Machado si trova ancora all'estero, l'amministrazione Trump continua a chiedere pazienza e nessun calendario elettorale è stato annunciato, mentre il Paese affronta le conseguenze del sisma in un quadro politico bloccato.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
La vita continua nonostante la tragedia; i soccorsi sono l'unica priorità.
Si enfatizza una storia positiva e universale (il cane eroe) per evitare di affrontare le controversie politiche.
Non si menziona l'interruzione del volo dell'opposizione né la pressione diplomatica statunitense.
Il governo Delcy nasconde la verità mentre il popolo soffre; gli Stati Uniti sostengono un regime corrotto.
Si attribuisce al governo una colpa morale personificata, trasformando un disastro naturale in un fallimento politico.
Non si discute l'impatto del terremoto sulle infrastrutture né il ruolo delle sanzioni internazionali.
Le nostre priorità sono altrove: la minaccia ucraina e la sicurezza interna contano più delle beghe venezuelane.
Si stabilisce una gerarchia di minacce in cui il Venezuela non è considerato degno di attenzione, rafforzando il focus sulla narrativa di accerchiamento occidentale.
Non si riconosce l'importanza dell'opposizione venezuelana né il ruolo degli Stati Uniti in America Latina.
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