
Ondata di violenza in Messico: sindaco ucciso e stragi familiari nella capitale
L'assassinio di un primo cittadino in Oaxaca e un attacco a una stazione di polizia evidenziano l'erosione dello Stato di diritto, mentre Bruxelles monitora gli effetti sulla sicurezza regionale.
In un fine settimana di sangue, il Messico ha registrato una serie di episodi che testimoniano la pervasività della violenza criminale e l’indebolimento delle istituzioni. Nello stato meridionale di Oaxaca, il sindaco di San Miguel Amatitlan, Joel Angel Bravo Martinez, è stato assassinato nella propria abitazione da un commando armato. Il governatore Salomon Jara Cruz ha denunciato un «assassinio codardo», mentre le autorità indagano sulle possibili connessioni con i cartelli che controllano il territorio della Mixteca.
A oltre mille chilometri di distanza, nel cuore della capitale, un nucleo familiare è stato sterminato nel quartiere di Azcapotzalco. Quattro adulti sono morti e due minori sono rimasti feriti dopo che un gruppo di sicari giunti su tre motociclette ha aperto il fuoco su un’abitazione. Scene simili si sono replicate nella vicina Coyotepec, nello Stato del Messico, dove un assalto alla comandancia municipale, scaturito da un tentativo di liberare alcuni detenuti, ha ferito due agenti. Per gli osservatori messicani, questi fatti non sono isolati ma si inseriscono in una dinamica di progressiva militarizzazione del crimine organizzato.
Il Messico convive da anni con tassi di omicidio paragonabili a quelli di un conflitto armato, con oltre 30.000 vittime annue. L’impunità sistemica — si stima che oltre il 90% dei delitti resti irrisolto — alimenta un ciclo di vendette e controllo territoriale che coinvolge sempre più spesso amministratori locali, forze dell’ordine e civili. Secondo analisti con base a Città del Messico, l’espansione dei gruppi criminali verso nuove economie illecite, come il traffico di migranti e l’estorsione, sta ridisegnando la mappa della violenza, colpendo aree finora considerate periferiche.
L’escalation preoccupa anche le cancellerie europee. Bruxelles segue con attenzione gli sviluppi, in un momento in cui l’Unione intensifica la cooperazione con l’America Latina in materia di sicurezza. L’Italia, in particolare, vanta una presenza imprenditoriale significativa in Messico — da Enel a Eni, passando per centinaia di piccole e medie imprese — e un flusso turistico in crescita, esposto ai rischi di un Paese dove le zone d’ombra si allargano. L’adozione di nuove allerte da parte della Farnesina non è esclusa.
Guardando avanti, la nuova amministrazione della presidente Claudia Sheinbaum, insediatasi lo scorso ottobre, ha promesso una strategia di sicurezza basata sul rafforzamento dell’intelligence e sulla prevenzione sociale, allontanandosi dalla guerra frontale ai cartelli voluta dal predecessore. Ma i primi mesi non hanno mostrato inversioni di tendenza, e la comunità internazionale resta scettica. Senza un reale controllo del territorio e una riforma del sistema giudiziario, il prezzo della violenza continuerà a essere pagato dai cittadini.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un sindaco locale in Messico è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da un gruppo di uomini armati che hanno fatto irruzione nella sua casa. Il governatore dello stato di Oaxaca ha condannato l'omicidio definendolo un atto vile. Le autorità stanno indagando sull'accaduto.
Una serie di attacchi armati ha scosso l'area metropolitana, con un bilancio di diversi morti, tra cui un assalto a un'abitazione ad Azcapotzalco e una sparatoria contro una stazione di polizia municipale. La violenza, che ha ferito anche minori e agenti, evidenzia la persistente crisi di sicurezza. Le autorità sono mobilitate di fronte a questi episodi che continuano a turbare la comunità.
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