
Oman propone due corridoi marittimi per lo Stretto di Hormuz, Teheran valuta
I colloqui di Muscat tra Iran e Oman sul futuro della navigazione nello strategico passaggio marittimo si concludono con l’accordo di proseguire i negoziati, mentre gli Stati Uniti premono per un impegno pubblico di Teheran.
Sabato a Muscat i ministri degli Esteri di Iran e Oman hanno discusso le modalità di gestione del traffico navale nello Stretto di Hormuz, dopo settimane di tensioni che hanno messo a rischio la libertà di navigazione nel vitale collo di bottiglia energetico globale. Secondo fonti diplomatiche regionali, il sultanato ha presentato una proposta articolata su due corridoi separati: quello meridionale, in acque territoriali omanite, resterebbe aperto al libero transito come prima dell’escalation militare; quello settentrionale, sotto sovranità iraniana, richiederebbe un’autorizzazione preventiva di Teheran, senza tuttavia imporre pedaggi. Le parti hanno convenuto di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico, mentre il ministro iraniano Abbas Araghchi ha portato la bozza a Teheran per una valutazione interna.
La posizione dell’Iran, espressa dal portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, insiste sulla necessità di un coordinamento esclusivo tra i due Stati costieri per la definizione di qualsiasi accordo, nel rispetto del diritto internazionale e della clausola quinta del memorandum d’intesa firmato a Islamabad. Da Teheran si sottolinea come gli sviluppi degli ultimi mesi – in particolare le azioni militari attribuite a Stati Uniti e Israele – impongano di rivedere le regole di transito. L’amministrazione americana, al contrario, esige un impegno pubblico iraniano a riaprire completamente lo stretto e a cessare ogni attacco alle navi, minacciando altrimenti una risposta militare. A Washington si ritiene che l’Iran abbia dimostrato una certa volontà di contenere l’escalation, dopo aver attribuito gli attacchi recenti a elementi fuori controllo del proprio apparato.
Lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è da decenni un punto di frizione tra l’Iran e le potenze occidentali. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che dipende in larga misura dalle importazioni energetiche via mare, il mantenimento della sicurezza della navigazione è cruciale per evitare rialzi dei prezzi del greggio e ulteriori pressioni inflazionistiche. La rinnovata attività diplomatica vede l’Oman nel tradizionale ruolo di mediatore, affiancato dal Qatar che partecipa ai colloqui anche come facilitatore dei contatti tra Teheran e Washington, e dal Pakistan, altro garante del memorandum. Restano tuttavia sullo sfondo le minacce incrociate tra il nuovo leader supremo iraniano e il presidente Trump, che ha ordinato alle forze armate di prepararsi a un attacco missilistico massiccio in caso di tentativi di vendetta per l’uccisione del predecessore.
I prossimi passi concreti vedono la continuazione dei negoziati tecnici tra Iran e Oman, mentre si attende che Teheran fornisca una risposta ufficiale alla proposta dei due corridoi. Gli Stati Uniti, dal canto loro, attendono un annuncio iraniano sulla riapertura completa dello stretto, condizione ritenuta indispensabile per qualsiasi progresso nei più ampi colloqui sul nucleare e sulle sanzioni. La situazione resta fluida, ma il canale diplomatico omanita continua a rappresentare il principale strumento per evitare una deriva militare in una delle aree più sensibili del pianeta.
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L'Iran ribadisce la propria sovranità e diritto internazionale, descrivendo i colloqui come fruttuosi e in corso, senza accettare limitazioni unilaterali.
Il blocco adotta una narrazione di affermazione sovrana, che normalizza la posizione iraniana come attore legittimo e responsabile, oscurando le richieste statunitensi e la proposta di doppio corridoio come opzione già accettabile.
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La prospettiva occidentale, tramite Axios, sottolinea l'incertezza e la necessità di pressioni su Teheran.
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Vengono omessi i dettagli positivi della proposta Omani e la volontà iraniana di continuare i colloqui, enfatizzando invece il mancato accordo.
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