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Geopolitica e Politicagiovedì 2 luglio 2026

Oltre due milioni di vittime in quattro anni di guerra: lo studio che ridisegna il conflitto in Ucraina

Un'analisi del CSIS stima 1,4 milioni di perdite russe e un'avanzata quasi ferma, mentre il conflitto diventa una guerra di logoramento senza precedenti dal 1945.

Il Centro di studi strategici e internazionali (CSIS) di Washington ha pubblicato un'analisi che quantifica in oltre due milioni le perdite complessive tra morti, feriti e dispersi nei quattro anni di guerra in Ucraina. Secondo il rapporto, le forze russe avrebbero subito circa 1,4 milioni di perdite, di cui tra 400.000 e 450.000 decessi, mentre quelle ucraine si attesterebbero tra 525.000 e 625.000 perdite, con 125.000-150.000 caduti. Le cifre, basate su stime di intelligence statunitensi e britanniche, non trovano riscontro in dati ufficiali: Mosca e Kiev non divulgano i propri bilanci, ma il rapporto offre la fotografia più aggiornata di un conflitto che, per volume di vittime, supera qualsiasi guerra combattuta da una grande potenza dalla Seconda guerra mondiale.

L'analisi del CSIS evidenzia un netto rallentamento dell'avanzata russa. Tra dicembre 2025 e maggio 2026, le forze di Mosca avrebbero guadagnato il controllo di appena 40,64 chilometri quadrati, contro i 515,84 dello stesso periodo dell'anno precedente. In primavera, per la prima volta dal 2024, la Russia ha registrato una perdita netta di territorio, circa 400 chilometri quadrati tra aprile e maggio. Secondo gli analisti statunitensi, questo stallo è il prodotto di una combinazione di fattori: l'uso massiccio di droni da parte ucraina, che ha esteso la "zona di morte" rendendo quasi impossibile l'avanzata delle truppe, le difese fortificate, i campi minati e i contrattacchi locali sempre più frequenti. L'avanzata media giornaliera si attesta tra i 50 e i 90 metri, un ritmo paragonabile alle offensive più lente della Prima guerra mondiale.

Dal punto di vista del Cremlino, il costo umano sta erodendo la capacità di sostenere lo sforzo bellico. Il CSIS stima che nel 2026 la Russia perda tra 30.000 e 34.000 soldati al mese, a fronte di una capacità di reclutamento di circa 27.000 nuove reclute. Il ricorso a coscritti, detenuti e indebitati, insieme all'invio di oltre 10.000 soldati nordcoreani nel 2024-2025, non basta a colmare il divario. Sul piano strategico, la campagna ucraina di attacchi con droni a medio raggio contro raffinerie, depositi di carburante e infrastrutture logistiche in profondità nel territorio russo – inclusi episodi segnalati a Mosca e San Pietroburgo – ha generato carenze di carburante e accresciuto il malcontento interno, secondo fonti dell'intelligence occidentale.

Sul fronte diplomatico, il conflitto si inserisce in un quadro di crescente disimpegno statunitense. Durante un vertice in Francia, il presidente Donald Trump ha dichiarato che la guerra "non ci riguarda", limitando il coinvolgimento americano alla vendita di armi a Kiev. Per gli alleati europei, questa posizione segnala la necessità di ripensare la propria sicurezza in uno scenario in cui la protezione di Washington non è più garantita. L'Italia, che partecipa al sostegno militare e umanitario all'Ucraina e subisce le ricadute economiche del conflitto, osserva con preoccupazione un conflitto che, secondo gli analisti di Bruxelles, potrebbe protrarsi ancora a lungo senza un chiaro percorso negoziale. Il dossier resta aperto: il rapporto CSIS non indica vie d'uscita, ma delinea un conflitto di logoramento in cui il fattore tempo e la resilienza industriale e demografica saranno decisivi.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Lo studio CSIS rivela perdite sbalorditive superiori a due milioni, evidenziando l'enorme costo umano della guerra. Il rapporto nota anche che l'avanzata russa si è quasi fermata, suggerendo un conflitto prolungato senza una chiara fine. Questi dati sottolineano la necessità di rinnovati sforzi diplomatici per prevenire ulteriori spargimenti di sangue.

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Il rapporto CSIS conferma che la guerra ha raggiunto una tragica pietra miliare con oltre due milioni di vittime, mentre le forze russe sono impantanate. La sicurezza europea è direttamente minacciata da questo conflitto prolungato, che richiede una risposta coordinata. Lo studio rafforza la necessità di un continuo sostegno all'Ucraina per prevenire ulteriori avanzate russe.

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giovedì 2 luglio 2026

Oltre due milioni di vittime in quattro anni di guerra: lo studio che ridisegna il conflitto in Ucraina

Un'analisi del CSIS stima 1,4 milioni di perdite russe e un'avanzata quasi ferma, mentre il conflitto diventa una guerra di logoramento senza precedenti dal 1945.

Il Centro di studi strategici e internazionali (CSIS) di Washington ha pubblicato un'analisi che quantifica in oltre due milioni le perdite complessive tra morti, feriti e dispersi nei quattro anni di guerra in Ucraina. Secondo il rapporto, le forze russe avrebbero subito circa 1,4 milioni di perdite, di cui tra 400.000 e 450.000 decessi, mentre quelle ucraine si attesterebbero tra 525.000 e 625.000 perdite, con 125.000-150.000 caduti. Le cifre, basate su stime di intelligence statunitensi e britanniche, non trovano riscontro in dati ufficiali: Mosca e Kiev non divulgano i propri bilanci, ma il rapporto offre la fotografia più aggiornata di un conflitto che, per volume di vittime, supera qualsiasi guerra combattuta da una grande potenza dalla Seconda guerra mondiale.

L'analisi del CSIS evidenzia un netto rallentamento dell'avanzata russa. Tra dicembre 2025 e maggio 2026, le forze di Mosca avrebbero guadagnato il controllo di appena 40,64 chilometri quadrati, contro i 515,84 dello stesso periodo dell'anno precedente. In primavera, per la prima volta dal 2024, la Russia ha registrato una perdita netta di territorio, circa 400 chilometri quadrati tra aprile e maggio. Secondo gli analisti statunitensi, questo stallo è il prodotto di una combinazione di fattori: l'uso massiccio di droni da parte ucraina, che ha esteso la "zona di morte" rendendo quasi impossibile l'avanzata delle truppe, le difese fortificate, i campi minati e i contrattacchi locali sempre più frequenti. L'avanzata media giornaliera si attesta tra i 50 e i 90 metri, un ritmo paragonabile alle offensive più lente della Prima guerra mondiale.

Dal punto di vista del Cremlino, il costo umano sta erodendo la capacità di sostenere lo sforzo bellico. Il CSIS stima che nel 2026 la Russia perda tra 30.000 e 34.000 soldati al mese, a fronte di una capacità di reclutamento di circa 27.000 nuove reclute. Il ricorso a coscritti, detenuti e indebitati, insieme all'invio di oltre 10.000 soldati nordcoreani nel 2024-2025, non basta a colmare il divario. Sul piano strategico, la campagna ucraina di attacchi con droni a medio raggio contro raffinerie, depositi di carburante e infrastrutture logistiche in profondità nel territorio russo – inclusi episodi segnalati a Mosca e San Pietroburgo – ha generato carenze di carburante e accresciuto il malcontento interno, secondo fonti dell'intelligence occidentale.

Sul fronte diplomatico, il conflitto si inserisce in un quadro di crescente disimpegno statunitense. Durante un vertice in Francia, il presidente Donald Trump ha dichiarato che la guerra "non ci riguarda", limitando il coinvolgimento americano alla vendita di armi a Kiev. Per gli alleati europei, questa posizione segnala la necessità di ripensare la propria sicurezza in uno scenario in cui la protezione di Washington non è più garantita. L'Italia, che partecipa al sostegno militare e umanitario all'Ucraina e subisce le ricadute economiche del conflitto, osserva con preoccupazione un conflitto che, secondo gli analisti di Bruxelles, potrebbe protrarsi ancora a lungo senza un chiaro percorso negoziale. Il dossier resta aperto: il rapporto CSIS non indica vie d'uscita, ma delinea un conflitto di logoramento in cui il fattore tempo e la resilienza industriale e demografica saranno decisivi.

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Lo studio CSIS rivela perdite sbalorditive superiori a due milioni, evidenziando l'enorme costo umano della guerra. Il rapporto nota anche che l'avanzata russa si è quasi fermata, suggerendo un conflitto prolungato senza una chiara fine. Questi dati sottolineano la necessità di rinnovati sforzi diplomatici per prevenire ulteriori spargimenti di sangue.

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Il rapporto CSIS conferma che la guerra ha raggiunto una tragica pietra miliare con oltre due milioni di vittime, mentre le forze russe sono impantanate. La sicurezza europea è direttamente minacciata da questo conflitto prolungato, che richiede una risposta coordinata. Lo studio rafforza la necessità di un continuo sostegno all'Ucraina per prevenire ulteriori avanzate russe.

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