
Nuovo attacco Usa nel Pacifico: un morto, sale a 208 il bilancio della campagna anti-narco
L'ennesimo strike contro un'imbarcazione sospetta al largo delle Americhe riaccende il dibattito su esecuzioni extragiudiziali e mancanza di prove, mentre l'Europa osserva con crescente preoccupazione.
Il 16 giugno, nel Pacifico orientale, un'operazione cinetica letale condotta dalla Joint Task Force Southern Spear, su ordine del generale Francis L. Donovan del Comando Sud degli Stati Uniti, ha colpito un'imbarcazione sospettata di traffico di stupefacenti. L'attacco ha ucciso un uomo e ne ha lasciati in vita due, un esito quasi eccezionale in una campagna che raramente registra sopravvissuti. Con quest'ultimo raid, il bilancio complessivo delle vittime degli strike navali americani sale ad almeno 208 persone dall'inizio dell'offensiva, lo scorso settembre, contro quelli che l'amministrazione Trump definisce "narcoterroristi". Il video diffuso dal Pentagono, di cui Reuters non ha potuto verificare data e luogo, mostra l'imbarcazione colpita in quelle che il comunicato ufficiale descrive come "rotte note del narcotraffico", senza tuttavia fornire alcuna prova del carico illecito.
La campagna "Southern Spear" rappresenta un'escalation senza precedenti nella militarizzazione della guerra alla droga. L'amministrazione Trump ha giustificato gli attacchi come parte di un "conflitto armato" contro i cartelli, invocando una logica di guerra asimmetrica che consente l'uso letale della forza in acque internazionali. Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani, sia negli Stati Uniti sia in America Latina, denunciano queste operazioni come esecuzioni extragiudiziali, sottolineando l'assenza di mandati, processi o prove pubbliche. La quasi totalità degli strike si conclude con la morte di tutti gli occupanti; i due superstiti di questo attacco rappresentano un'anomalia che potrebbe ora sollevare interrogativi investigativi, qualora venissero interrogati dalle autorità.
Dall'America Latina, dove le imbarcazioni colpite sono spesso pescherecci o lance veloci utilizzate anche per il trasporto di migranti, si leva una critica crescente: governi e analisti regionali vedono in queste azioni una violazione della sovranità marittima e un pericoloso precedente. In Medio Oriente, media iraniani e libanesi inquadrano l'episodio come l'ennesima manifestazione di unilateralismo americano, accostandolo alle operazioni militari in altre aree di crisi. In Europa, e in particolare in Italia – paese che condivide rotte transatlantiche del narcotraffico e ospita basi della US Navy – l'atteggiamento è di cauta preoccupazione. Analisti di Bruxelles temono che la strategia trumpiana, fondata su intelligence non verificabile, possa minare la cooperazione giudiziaria internazionale e alimentare tensioni con i partner latinoamericani, fondamentali per il controllo dei flussi di cocaina verso il Mediterraneo.
Mentre la Guardia Costiera statunitense è stata allertata per le operazioni di ricerca e soccorso, resta aperto l'interrogativo sulla legalità di una campagna condotta al di fuori di qualsiasi mandato delle Nazioni Unite o di accordi regionali. L'assenza di trasparenza – il Comando Sud non ha fornito dettagli sull'identità delle vittime né sulla natura del carico – rischia di trasformare il Pacifico orientale in una zona grigia dove il diritto internazionale cede il passo alla forza. Per l'Italia e l'Europa, che hanno investito in programmi di sviluppo alternativo e intelligence condivisa, il modello americano della "kinetic strike" solleva più interrogativi che soluzioni, in un momento in cui la domanda globale di stupefacenti continua a crescere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'esercito statunitense ha colpito un'altra imbarcazione nel Pacifico, uccidendo una persona e portando il bilancio delle vittime della sua campagna antidroga a oltre 200 morti. I gruppi per i diritti umani denunciano queste operazioni come esecuzioni extragiudiziali, mentre Washington insiste nel dire che prendono di mira i 'narcoterroristi'. Il crescente numero di vittime alimenta la controversia sulla legittimità dell'intervento.
Il Pentagono ha confermato un attacco contro una nave sospettata di traffico di droga nel Pacifico orientale, uccidendo una persona e lasciando due sopravvissuti. È l'ultimo episodio di una campagna di mesi contro il narcoterrorismo che ha causato almeno 208 morti. L'operazione è presentata come una misura di sicurezza necessaria per interrompere le rotte del traffico.
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