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Geopolitica e Politicavenerdì 10 luglio 2026

Nuove sanzioni USA contro la rete finanziaria di Khamenei dopo gli attacchi nello Stretto di Hormuz

Washington colpisce Ali Ansari e case di cambio iraniane, mentre Trump dichiara finita la tregua ma prosegue il dialogo.

Gli Stati Uniti hanno imposto venerdì una nuova tornata di sanzioni contro l’Iran, prendendo di mira Ali Ansari, banchiere e imprenditore con base a Dubai indicato dal Tesoro americano come finanziatore chiave della Guida suprema Mojtaba Khamenei, insieme ad altre tredici persone ed entità. L’annuncio è giunto al termine di una settimana di escalation militare nello Stretto di Hormuz, dove tre petroliere commerciali battenti bandiera qatariota e saudita sono state colpite da forze iraniane, innescando una rappresaglia statunitense su oltre centosettanta obiettivi militari in Iran e successivi attacchi iraniani contro basi americane nei Paesi del Golfo. Secondo il Dipartimento del Tesoro, Ansari ha istituzionalizzato un sistema di appropriazione indebita su larga scala, dirottando fondi pubblici verso un portafoglio immobiliare e commerciale all’estero – in Europa, nel Golfo e in altre regioni – attraverso la holding Smart Global Limited, registrata a Saint Kitts e Nevis, e una rete di società di comodo e conti bancari in molteplici giurisdizioni.

Nella ricostruzione offerta da fonti governative statunitensi, gli asset formalmente intestati ad Ansari sarebbero in realtà detenuti a beneficio di Khamenei, della sua famiglia, di altre élite del regime e del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), che avrebbero protetto il banchiere da ogni conseguenza nonostante la corruzione e i danni arrecati all’economia e alla popolazione iraniana. Le sanzioni colpiscono anche tre importanti case di cambio iraniane – la Mohammad Darbani and Partners, la Lavasani and Partners e la Mohsen Khandan and Partners – e due società di facciata con sede a Hong Kong e negli Emirati Arabi Uniti, accusate di movimentare miliardi di dollari all’anno per conto di banche iraniane già sottoposte a restrizioni, utilizzando una fitta rete di schermi societari per occultare le transazioni illecite. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti «continueranno a usare ogni strumento disponibile per isolare Khamenei e le altre élite del regime dal sistema finanziario globale», aggiungendo che «preserveremo questi beni per il popolo iraniano».

La reazione iraniana, affidata al negoziatore capo Mohammad Baqer Qalibaf, esclude qualsiasi resa e rivendica la preparazione a una «difesa totale» qualora Washington violi il memorandum d’intesa siglato il mese scorso. Analisti vicini agli ambienti della sicurezza del Golfo osservano che la nuova strategia di deterrenza americana, sintetizzata da Trump nella formula del «venti a uno» – rispondere con una forza sproporzionata a ogni attacco – mira a modificare il calcolo costi-benefici di Teheran, in particolare per quanto riguarda la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Tuttavia, diversi esperti europei e mediorientali mettono in dubbio l’efficacia di un approccio fondato esclusivamente sulla pressione militare ed economica, ricordando che le sanzioni e i bombardamenti non hanno finora indotto un cambiamento strutturale nella condotta iraniana, ma hanno piuttosto accresciuto i rischi per le infrastrutture energetiche globali e per la stabilità regionale.

Per l’Italia e l’Europa, la crisi nello Stretto di Hormuz comporta conseguenze dirette sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e sulla volatilità dei prezzi: dopo la revoca della licenza che consentiva all’Iran di vendere petrolio senza incorrere in sanzioni, le quotazioni del greggio sono aumentate di oltre il cinque per cento, e il periodo di liquidazione delle transazioni in corso scadrà il 17 luglio. Bruxelles, che in passato ha sempre caldeggiato il mantenimento del JCPOA e il dialogo diplomatico, si trova ora a gestire i contraccolpi di un’amministrazione americana orientata a una pressione massima, mentre i canali negoziali restano formalmente aperti: Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco, ma ha confermato che i colloqui con Teheran proseguiranno su richiesta iraniana. Il dossier resta in una fase di stallo operativo, con il rischio concreto di nuovi scontri qualora i tentativi di mediazione in corso non riuscissero a ripristinare un’intesa minima sulla sicurezza della navigazione e sul futuro del programma nucleare iraniano.

Divergenza — chi la racconta come
14%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.30 a 0.00
CriticoFavorevole
ATLGLFRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera0.00neutral
Stampa del Golfo arabo−0.30critical
Stampa russa e CSI0.00neutral
Le testate iraniane non sono presenti in questo cluster.
Stampa atlantica / anglosfera0.00
Voce

Il Tesoro USA agisce con decisione per contrastare l'aggressione iraniana, colpendo la rete finanziaria che sostiene il regime.

Meccanismocronaca asettica

Presentando le sanzioni come una risposta legale diretta agli attacchi iraniani, il resoconto normalizza l'azione unilaterale USA come strumento ordinario di diplomazia.

Omissione

Il resoconto omette i bombardamenti USA e la cancellazione dell'esenzione petrolifera che hanno preceduto le sanzioni, che inquadrerebbero gli USA come attore escalationista.

DistaccoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo−0.30
Voce

L'amministrazione Trump intensifica il conflitto imponendo sanzioni dopo gli attacchi iraniani, mentre gli USA hanno già bombardato e cancellato le esenzioni petrolifere.

Meccanismoescalation simmetrica

Elencando sia gli attacchi iraniani che le misure di ritorsione USA (bombardamenti, cancellazione esenzione) nello stesso respiro, il resoconto crea una narrazione simmetrica di escalation reciproca, implicando che entrambe le parti sono responsabili della tensione crescente.

Omissione

Il resoconto omette il background specifico delle precedenti sanzioni britanniche contro Ali Ansari e le dettagliate accuse di peculato, che rafforzerebbero la giustificazione USA per le sanzioni.

AllarmeScetticismo
Stampa russa e CSI0.00
Voce

Il Tesoro USA annuncia ulteriori sanzioni contro l'Iran, citando l'escalation nello Stretto di Hormuz, ma non offre ulteriori analisi o giudizi.

Meccanismosottotono

Riducendo la storia a un minimo di fatti, il resoconto minimizza implicitamente l'importanza delle sanzioni ed evita di prendere posizione sull'azione USA.

Omissione

Il resoconto omette il contesto degli attacchi iraniani alle petroliere, i bombardamenti USA e le specifiche accuse contro Ansari, che fornirebbero un quadro più completo del conflitto.

DistaccoPragmatismo

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venerdì 10 luglio 2026

Nuove sanzioni USA contro la rete finanziaria di Khamenei dopo gli attacchi nello Stretto di Hormuz

Washington colpisce Ali Ansari e case di cambio iraniane, mentre Trump dichiara finita la tregua ma prosegue il dialogo.

Gli Stati Uniti hanno imposto venerdì una nuova tornata di sanzioni contro l’Iran, prendendo di mira Ali Ansari, banchiere e imprenditore con base a Dubai indicato dal Tesoro americano come finanziatore chiave della Guida suprema Mojtaba Khamenei, insieme ad altre tredici persone ed entità. L’annuncio è giunto al termine di una settimana di escalation militare nello Stretto di Hormuz, dove tre petroliere commerciali battenti bandiera qatariota e saudita sono state colpite da forze iraniane, innescando una rappresaglia statunitense su oltre centosettanta obiettivi militari in Iran e successivi attacchi iraniani contro basi americane nei Paesi del Golfo. Secondo il Dipartimento del Tesoro, Ansari ha istituzionalizzato un sistema di appropriazione indebita su larga scala, dirottando fondi pubblici verso un portafoglio immobiliare e commerciale all’estero – in Europa, nel Golfo e in altre regioni – attraverso la holding Smart Global Limited, registrata a Saint Kitts e Nevis, e una rete di società di comodo e conti bancari in molteplici giurisdizioni.

Nella ricostruzione offerta da fonti governative statunitensi, gli asset formalmente intestati ad Ansari sarebbero in realtà detenuti a beneficio di Khamenei, della sua famiglia, di altre élite del regime e del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), che avrebbero protetto il banchiere da ogni conseguenza nonostante la corruzione e i danni arrecati all’economia e alla popolazione iraniana. Le sanzioni colpiscono anche tre importanti case di cambio iraniane – la Mohammad Darbani and Partners, la Lavasani and Partners e la Mohsen Khandan and Partners – e due società di facciata con sede a Hong Kong e negli Emirati Arabi Uniti, accusate di movimentare miliardi di dollari all’anno per conto di banche iraniane già sottoposte a restrizioni, utilizzando una fitta rete di schermi societari per occultare le transazioni illecite. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli Stati Uniti «continueranno a usare ogni strumento disponibile per isolare Khamenei e le altre élite del regime dal sistema finanziario globale», aggiungendo che «preserveremo questi beni per il popolo iraniano».

La reazione iraniana, affidata al negoziatore capo Mohammad Baqer Qalibaf, esclude qualsiasi resa e rivendica la preparazione a una «difesa totale» qualora Washington violi il memorandum d’intesa siglato il mese scorso. Analisti vicini agli ambienti della sicurezza del Golfo osservano che la nuova strategia di deterrenza americana, sintetizzata da Trump nella formula del «venti a uno» – rispondere con una forza sproporzionata a ogni attacco – mira a modificare il calcolo costi-benefici di Teheran, in particolare per quanto riguarda la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Tuttavia, diversi esperti europei e mediorientali mettono in dubbio l’efficacia di un approccio fondato esclusivamente sulla pressione militare ed economica, ricordando che le sanzioni e i bombardamenti non hanno finora indotto un cambiamento strutturale nella condotta iraniana, ma hanno piuttosto accresciuto i rischi per le infrastrutture energetiche globali e per la stabilità regionale.

Per l’Italia e l’Europa, la crisi nello Stretto di Hormuz comporta conseguenze dirette sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e sulla volatilità dei prezzi: dopo la revoca della licenza che consentiva all’Iran di vendere petrolio senza incorrere in sanzioni, le quotazioni del greggio sono aumentate di oltre il cinque per cento, e il periodo di liquidazione delle transazioni in corso scadrà il 17 luglio. Bruxelles, che in passato ha sempre caldeggiato il mantenimento del JCPOA e il dialogo diplomatico, si trova ora a gestire i contraccolpi di un’amministrazione americana orientata a una pressione massima, mentre i canali negoziali restano formalmente aperti: Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco, ma ha confermato che i colloqui con Teheran proseguiranno su richiesta iraniana. Il dossier resta in una fase di stallo operativo, con il rischio concreto di nuovi scontri qualora i tentativi di mediazione in corso non riuscissero a ripristinare un’intesa minima sulla sicurezza della navigazione e sul futuro del programma nucleare iraniano.

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Il Tesoro USA agisce con decisione per contrastare l'aggressione iraniana, colpendo la rete finanziaria che sostiene il regime.

Meccanismocronaca asettica

Presentando le sanzioni come una risposta legale diretta agli attacchi iraniani, il resoconto normalizza l'azione unilaterale USA come strumento ordinario di diplomazia.

Omissione

Il resoconto omette i bombardamenti USA e la cancellazione dell'esenzione petrolifera che hanno preceduto le sanzioni, che inquadrerebbero gli USA come attore escalationista.

DistaccoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo−0.30
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L'amministrazione Trump intensifica il conflitto imponendo sanzioni dopo gli attacchi iraniani, mentre gli USA hanno già bombardato e cancellato le esenzioni petrolifere.

Meccanismoescalation simmetrica

Elencando sia gli attacchi iraniani che le misure di ritorsione USA (bombardamenti, cancellazione esenzione) nello stesso respiro, il resoconto crea una narrazione simmetrica di escalation reciproca, implicando che entrambe le parti sono responsabili della tensione crescente.

Omissione

Il resoconto omette il background specifico delle precedenti sanzioni britanniche contro Ali Ansari e le dettagliate accuse di peculato, che rafforzerebbero la giustificazione USA per le sanzioni.

AllarmeScetticismo
Stampa russa e CSI0.00
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Il Tesoro USA annuncia ulteriori sanzioni contro l'Iran, citando l'escalation nello Stretto di Hormuz, ma non offre ulteriori analisi o giudizi.

Meccanismosottotono

Riducendo la storia a un minimo di fatti, il resoconto minimizza implicitamente l'importanza delle sanzioni ed evita di prendere posizione sull'azione USA.

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Il resoconto omette il contesto degli attacchi iraniani alle petroliere, i bombardamenti USA e le specifiche accuse contro Ansari, che fornirebbero un quadro più completo del conflitto.

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