
Nuove sanzioni Ue contro il 'confessore di Putin' e il procuratore generale russo
L'Unione Europea ha colpito oltre 80 persone ed entità, tra cui il metropolita Tichon e il procuratore Gutsan, per propaganda, persecuzione di Navalny e sostegno alla guerra in Ucraina.
Il nuovo pacchetto di sanzioni adottato lunedì dal Consiglio dell’Unione Europea segna un salto qualitativo nella strategia di Bruxelles contro Mosca. Per la prima volta, accanto ai consueti obiettivi del complesso militare-industriale e del cosiddetto “shadow fleet” petrolifero, le misure colpiscono in modo coordinato figure chiave dell’apparato repressivo e della legittimazione ideologica del Cremlino. Tra gli oltre ottanta nominativi inseriti nella lista nera spiccano il procuratore generale della Federazione Russa Aleksandr Gutsan e il metropolita Tichon (Georgij Ševkunov), indicato da molti media come il “confessore personale” di Vladimir Putin. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’inclusione di queste personalità intende scardinare la narrazione che sostiene l’aggressione all’Ucraina e punire chi ha trasformato il sistema giudiziario in uno strumento di persecuzione politica.
Il blocco più significativo delle nuove restrizioni è dedicato al caso di Aleksej Naval’nyj. Oltre a Gutsan, che aveva chiesto e ottenuto la classificazione del Fondo anticorruzione come “organizzazione terroristica”, sono stati sanzionati il giudice della Corte Suprema Oleg Nefedov, diversi ufficiali dell’FSB ritenuti coinvolti nel pedinamento e nell’avvelenamento dell’oppositore, e l’ex primario dell’ospedale di Omsk Aleksandr Murachovskij, che negò la natura tossicologica del coma. Fonti comunitarie sottolineano che questa scelta risponde alla richiesta di diversi Stati membri di non archiviare la morte di Naval’nyj come un evento naturale, ma di attribuirne la responsabilità a una catena di comando ben individuabile. Parallelamente, le sanzioni colpiscono il fronte mediatico: l’ex difensore civico dell’infanzia Pavel Astachov, diversi blogger e giornalisti legati a RT, e lo stesso metropolita Tichon, accusato di “diffondere propaganda e disinformazione per giustificare l’invasione dell’Ucraina”.
Sul versante economico, il pacchetto conferma la determinazione europea a prosciugare i flussi finanziari che alimentano lo sforzo bellico. Sono state inserite la società NtechLab, creatrice del sistema di riconoscimento facciale che sorveglia milioni di telecamere in Russia, e le compagnie Gazpromneft’ Shipping e Lukoil – Zapadnaja Sibir’, considerate tasselli della flotta ombra utilizzata per aggirare il price cap sul greggio. Nell’ottica di Bruxelles, queste entità permettono a Mosca di mantenere elevati i ricavi petroliferi nonostante gli embarghi. Le sanzioni si estendono anche a intermediari con sede in Turchia, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Liberia, a conferma della dimensione globale della rete di elusione. Completano il quadro il Fondo presidenziale per le iniziative culturali, l’amministratore delegato di Rostec Oleg Evtušenko e diverse imprese di Roscosmos, a riprova che la guerra ibrida viene combattuta tanto con i missili quanto con la cultura e la tecnologia.
Per l’Italia e per l’Europa, questo nuovo round sanzionatorio consolida una postura di fermezza che, secondo gli osservatori di Bruxelles, resterà invariata finché Mosca non darà segnali concreti di de-escalation. La scelta di colpire il “confessore” presidenziale ha un forte valore simbolico: mira a isolare la leadership russa anche nella sua dimensione spirituale, minando la sacralizzazione della guerra promossa dal Patriarcato di Mosca. Al tempo stesso, l’estensione delle misure a soggetti di Paesi terzi solleva interrogativi sulla tenuta di un fronte sanzionatorio sempre più complesso, che richiederà un coordinamento diplomatico serrato per non generare frizioni con partner come Ankara o Abu Dhabi. In attesa dei prossimi sviluppi, il messaggio dell’Unione è inequivocabile: la repressione interna e la macchina bellica russa saranno colpite in ogni loro articolazione, senza lasciare zone d’ombra.
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La nuova serie di sanzioni UE contro alti funzionari russi, tra cui il procuratore generale e il metropolita Tikhón, è l'ennesimo gesto ostile che criminalizza figure istituzionali e spirituali. Le accuse di minaccia alla democrazia nascondono il tentativo di interferire negli affari interni e punire chi difende la sovranità nazionale. Mosca considera tali misure illegittime e politicamente motivate.
L'Unione Europea ha imposto nuove sanzioni a oltre 80 individui ed entità russi, tra cui il procuratore generale Gutsan e il metropolita Tikhón, considerato consigliere spirituale di Putin. Le misure mirano a colpire i responsabili della repressione interna e del sostegno alla guerra contro l'Ucraina. Bruxelles intende così aumentare la pressione sul Cremlino.
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