
Haaland e il peso dell'esordio: la Norvegia ritrova il Mondiale, l'Iraq sogna un'altra Asia imbattuta
Dopo 28 anni di assenza i norvegesi tornano sul palcoscenico globale con il cannoniere del City. Davanti c'è un Iraq che manca da quarant'anni e vuole prolungare la striscia positiva dei rappresentanti asiatici.
L'attesa è finita in una notte del Massachusetts. Al Gillette Stadium di Foxborough, alle porte di Boston, Erling Haaland calcherà per la prima volta l'erba di una Coppa del Mondo, e con lui un'intera nazione che per ventotto anni ha guardato la grande festa dal divano di casa. Norvegia-Iraq, gara d'apertura del Gruppo I, non è soltanto una partita di calcio: è il crocevia di due nostalgie, due ritorni e due modi opposti di immaginare il futuro. Con Francia e Senegal in agguato nello stesso girone, un passo falso all'esordio può trasformarsi in una condanna, e questo rende la sfida molto più che un semplice test per la punta di diamante scandinava.
Secondo gli analisti del Nord Europa, la Norvegia arriva a questo appuntamento con una generazione che non si vedeva dai tempi di Flo e Solskjær. Il commissario tecnico Ståle Solbakken ha costruito una squadra che ruota attorno alla creatività di Martin Ødegaard e alla fisicità di Alexander Sørloth, ma è Haaland il terminale offensivo che sposta gli equilibri. I numeri sono da fantascienza: cinquantacinque gol in quarantanove presenze con la maglia della nazionale, sedici reti nelle qualificazioni europee, il record storico di Jørgen Juve polverizzato dopo novant'anni. «Dategli la palla e lui segna», ha sintetizzato Solbakken in conferenza stampa, consegnando alla cronaca una strategia tanto semplice quanto terrificante per le difese avversarie. L'Europa calcistica osserva con curiosità e un pizzico di invidia: mentre l'Italia resta fuori per la terza edizione consecutiva, la Norvegia si presenta come la nuova potenza emergente del continente, capace di imporre il proprio gioco con una percentuale di vittoria stimata attorno all'80%.
Dall'altra parte del pianeta, la prospettiva è radicalmente diversa. Gli osservatori asiatici sottolineano che l'Iraq non è soltanto la squadra che ha battuto la Bolivia nello spareggio intercontinentale per strappare l'ultimo biglietto disponibile. È la nazionale che torna a un Mondiale dopo quarant'anni di assenza – l'unica precedente apparizione risaliva al Messico '86, con in panchina il brasiliano Evaristo de Macedo – e che porta sulle spalle l'orgoglio di un calcio mediorientale in piena trasformazione. I Leoni della Mesopotamia arrivano a Boston con la speranza di allungare la striscia positiva dei rappresentanti asiatici in questo torneo: Corea del Sud vittoriosa, Giappone, Australia, Qatar, Arabia Saudita e Iran tutti imbattuti all'esordio. Un'impresa che, secondo le proiezioni statistiche, ha solo il 7% di probabilità di concretizzarsi, ma che nella narrativa sportiva vale molto più di un algoritmo.
La stampa sudamericana, che ha seguito da vicino lo spareggio di Doha, ricorda come l'Iraq abbia mostrato una resilienza tattica inaspettata, capace di imbrigliare avversari tecnicamente superiori. Proprio questa dote sarà messa alla prova dal tridente norvegese, in un duello che oppone la verticalità scandinava alla pazienza difensiva mediorientale. Per Haaland, abituato a divorare i record nei club, la partita rappresenta un esame di maturità: il Mondiale è il palcoscenico che consacra i fuoriclasse o ne rivela i limiti, e il centravanti del Manchester City sa che ogni suo movimento sarà sezionato da miliardi di occhi.
Qualunque sia l'esito, la notte di Foxborough scriverà il primo capitolo di una storia che parla di riscatti generazionali. La Norvegia vuole dimostrare che il suo ritorno non è un cameo, ma l'inizio di un ciclo. L'Iraq cerca un risultato che tenga aperta la porta degli ottavi di finale e regali al calcio asiatico un'altra notte di gloria. In mezzo, c'è un pallone che rotolerà verso Haaland, con la promessa – o la minaccia – di cambiare tutto.
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Dopo 28 anni, la Norvegia torna ai Mondiali con una generazione d'oro, la più talentuosa degli ultimi decenni. La squadra ha dominato le qualificazioni, battendo l'Italia 4-1 a Milano, e ora affronta l'Iraq in un girone che comprende anche Francia e Senegal. Il piano del tecnico Solbakken è chiaro: servire palloni a Haaland, autore di 16 gol nelle eliminatorie.
Erling Haaland, a 25 anni, debutta finalmente in un Mondiale dopo 28 anni di assenza della Norvegia, e lo fa con un'ammissione carica di emozione. In un torneo pieno di stelle come Mbappé, Yamal, Messi e Ronaldo, il centravanti del Manchester City porta con sé il peso di una lunga attesa e la speranza di un'intera nazione.
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