
Mondiale 2026, Messi e l'Argentina inaugurano la difesa del titolo contro l'Algeria
A Kansas City, davanti a oltre 76mila spettatori, la Selección di Scaloni sfida i nordafricani nel gruppo J: sesto Mondiale per la Pulce, record di presenze e l'ombra delle debacle passate dei campioni in carica.
La notte di Kansas City segna l’ingresso nell’arena del campione in carica. L’Argentina di Lionel Scaloni debutta al Mondiale 2026 contro l’Algeria, in un Arrowhead Stadium trasformato in enclave albiceleste, con fuso orario scomodo per l’Europa – le 3 del mattino in Italia – ma con l’attenzione planetaria che solo la Selección e Lionel Messi sanno catalizzare. Per il capitano, ormai trentottenne, si tratta del sesto Mondiale, un primato assoluto che si intreccia con la duecentesima presenza in nazionale, mentre il gruppo J si completa con Austria e Giordania, in un torneo allargato che da subito mette alla prova la tenuta fisica e mentale dei favoriti.
Scaloni ha dovuto gestire una preparazione tormentata: l’infortunio di Balerdi ha imposto l’inserimento di Marcos Senesi, Nicolás Tagliafico non sarà della partita e il portiere Emiliano Martínez è stato recuperato in extremis da una frattura a un dito della mano destra. Il tecnico, secondo quanto filtra dall’entourage sudamericano, ha insistito sulla necessità di non sottovalutare un’Algeria che torna sulla scena iridata dopo dodici anni di assenza, forte di giocatori rodati nei campionati europei come Riyad Mahrez e Amine Gouiri. La dichiarazione algerina che definiva l’Argentina “una squadra come tutte le altre” ha scaldato la vigilia, ma Scaloni ha preferito ricordare i recenti pareggi shock di Marocco contro Brasile e Capo Verde contro Spagna, moniti contro ogni eccesso di fiducia.
Dal punto di vista storico, il debutto mondiale dell’Argentina è un terreno minato per i detentori del trofeo. Le statistiche circolate negli ambienti sportivi di Buenos Aires ricordano che l’Albiceleste non vince una partita inaugurale con più di un gol di scarto dal 1994, quando Maradona e Batistuta travolsero la Grecia. Peggio ancora, nelle due precedenti occasioni in cui si presentò da campione in carica – 1982 e 1990 – uscì sconfitta al primo incontro. L’ombra del ko contro l’Arabia Saudita in Qatar 2022, che pure non impedì la conquista del titolo, aleggia su una squadra che oggi combina l’esperienza di Messi, Julián Álvarez e Lautaro Martínez con la fame di una generazione cresciuta nell’élite dei club europei, molti dei quali militano in Serie A, rendendo il match un evento di particolare risonanza per il pubblico italiano.
L’Algeria, osservano gli analisti africani, non si presenta come vittima sacrificale. Il ritorno dei “Volpi del Deserto” poggia su un nucleo tecnico che conosce bene le pressioni del calcio europeo e su un’organizzazione difensiva che potrebbe mettere in difficoltà la fase di costruzione argentina, specialmente se Scaloni non risolverà il dubbio sul terzino destro. L’arbitro polacco Szymon Marciniak, già fischietto della finale di Qatar 2022, garantisce una direzione di esperienza in un clima che si preannuncia rovente, con la comunità argentina negli Stati Uniti pronta a trasformare il Missouri in una succursale di Buenos Aires.
La partita, trasmessa in chiaro in Argentina su Telefé, TyC Sports e TV Pública, e negli Stati Uniti su Fox e Telemundo, rappresenta il primo vero stress test per un Mondiale che punta a superare ogni record di pubblico. Per l’Italia e l’Europa, l’appuntamento notturno è anche un banco di prova per valutare lo stato di salute di un movimento calcistico che, pur non vedendo gli Azzurri qualificati, resta profondamente intrecciato ai destini dei protagonisti: dai tanti argentini della Serie A alla regia di Mahrez, vecchia conoscenza del calcio inglese. Se la Scaloneta vorrà davvero puntare al bicampeonato, dovrà dimostrare fin da questa notte di aver esorcizzato i fantasmi dei campioni che inciampano sul primo ostacolo.
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