
Germania, incriminato un ucraino per il sabotaggio del Nord Stream: è la prima accusa formale
La procura federale tedesca contesta a Serhii Kuznetsov crimini di guerra e distruzione di infrastrutture energetiche civili, mentre restano aperti gli interrogativi sui mandanti.
La procura generale federale tedesca ha formalizzato le prime accuse per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, avvenuto il 26 settembre 2022 nel Mar Baltico. L’atto d’imputazione, notificato al cittadino ucraino Serhii Kuznetsov – identificato come Serhii K. nei documenti giudiziari per le norme tedesche sulla privacy – contesta l’attacco a infrastrutture energetiche civili, la provocazione di un’esplosione e la distruzione di opere edilizie. Secondo la procura di Karlsruhe, Kuznetsov avrebbe guidato un commando di sette persone che, a bordo dello yacht a vela Andromeda, collocò gli ordigni sui fondali presso l’isola di Bornholm, distruggendo tre delle quattro condotte. L’uomo, arrestato nell’agosto 2025 in Italia durante una vacanza e successivamente estradato in Germania, si trova ora in custodia cautelare ad Amburgo in attesa che la Corte d’appello anseatica decida sull’ammissione del processo.
Sul piano probatorio, gli inquirenti tedeschi descrivono un quadro definito “schiacciante” dai media di Berlino: intercettazioni telefoniche dalla detenzione italiana in cui l’indagato avrebbe discusso dell’operazione, tracce di esplosivo militare (octogeno ed esogeno) repertate sull’imbarcazione e corrispondenti ai residui sulle condotte, oltre a immagini di videosorveglianza. La difesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Canestrini, respinge ogni addebito e si dice certa di un’assoluzione. Kiev ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento, mentre a Varsavia il rifiuto di estradare un secondo sospetto, l’istruttore subacqueo Volodymyr Zhuravlev, è stato motivato da un tribunale con il possibile inquadramento dell’atto come legittima difesa contro una “guerra genocida”. A Mosca, le autorità hanno aperto un’inchiesta per terrorismo internazionale e chiedono un’indagine sotto l’egida delle Nazioni Unite.
L’incriminazione introduce un elemento di tensione inedito nelle relazioni tra Berlino e Kiev, proprio mentre la Germania resta il principale fornitore europeo di assistenza militare all’Ucraina. Analisti di Bruxelles osservano che il processo rischia di riattivare il dibattito sulla liceità di azioni condotte da gruppi filo-ucraini contro asset energetici russi, in un contesto in cui una parte dell’opinione pubblica ucraina considera gli autori del sabotaggio alla stregua di eroi. Al tempo stesso, l’assenza di una risposta definitiva su chi abbia ordinato e finanziato l’operazione – se un apparato statale o attori non governativi – lascia aperto il capitolo più delicato dell’intera vicenda, con possibili ripercussioni sulla coesione del fronte occidentale.
I gasdotti, costruiti per portare gas russo direttamente in Germania aggirando l’Ucraina, erano già fermi al momento delle esplosioni: il Nord Stream 2 non era mai entrato in funzione dopo lo stop alla certificazione deciso da Berlino all’inizio dell’invasione russa, mentre il Nord Stream 1 era stato progressivamente chiuso da Mosca. Il sabotaggio, che liberò in atmosfera quantità record di metano, trasformò quelle infrastrutture nel simbolo della vulnerabilità energetica europea. Dopo l’archiviazione delle inchieste di Svezia e Danimarca nel 2024, la Germania è rimasta l’unico paese a indagare, concentrandosi sulla pista di un commando ucraino. Ora il fascicolo passa alla Sezione per la sicurezza dello Stato del tribunale di Amburgo: l’udienza preliminare potrebbe fissare il dibattimento già nell’autunno del 2026, mentre proseguono le ricerche degli altri membri del gruppo, alcuni dei quali si troverebbero ancora in Ucraina.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
La Russia respinge le accuse tedesche come infondate e politicizzate, ribadendo la propria estraneità al sabotaggio.
Il blocco costruisce la sua posizione equiparando le accuse a un attacco ibrido, e omettendo ogni dettaglio che possa corroborare la versione tedesca.
Tace sull'identità degli indagati e sui presunti moventi, elementi che indebolirebbero la narrativa di vittimizzazione.
Le autorità tedesche agiscono nell'ambito dello stato di diritto, portando avanti un'indagine tecnica.
Il blocco normalizza la vicenda incasellandola in un procedimento legale ordinario, evitando toni accesi.
Non menziona le accuse russe di parzialità, presentando il processo come apolitico.
Le accuse tedesche confermano il coinvolgimento di attori legati alla Russia in un'operazione ostile contro le infrastrutture europee.
Il blocco adotta una cornice di minaccia alla sicurezza energetica, collegando il sabotaggio a un pattern più ampio di aggressione russa.
Omette i dubbi russi sulla legittimità delle prove, presentando il caso come solido.
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