
NATO, intesa per produrre missili in Europa: Washington libera capacità industriali
Al vertice di Ankara, Stati Uniti e alleati europei firmano una lettera d'intenti per la co-produzione di missili AMRAAM e un hub di manutenzione per i Patriot, mentre l'Alleanza cerca di ricucire le tensioni transatlantiche.
Al forum industriale della NATO riunito ad Ankara, il vicesegretario di Stato americano per gli approvvigionamenti Michael Duffy ha annunciato che Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Polonia firmeranno una dichiarazione d'intenti per avviare la co-produzione dei missili aria-aria AIM-120 AMRAAM e la creazione di un centro europeo di manutenzione per gli intercettori Patriot PAC-3. L'intesa, confermata da fonti dell'Alleanza, punta a liberare capacità produttiva negli stabilimenti statunitensi di Raytheon e Lockheed Martin, consentendo a Washington di rimpinguare gli arsenali messi sotto pressione dalla domanda ucraina e dalla campagna militare contro l'Iran.
Secondo l'ottica di Washington, l'accordo risponde a una duplice urgenza: da un lato, l'invocazione del Defense Production Act da parte del presidente Trump a metà giugno, dopo che i conflitti in Ucraina e in Iran hanno eroso le scorte di munizioni; dall'altro, la pressione costante sugli alleati europei affinché aumentino la spesa per la difesa e riducano la dipendenza dagli Stati Uniti. Bruxelles interpreta la mossa come un tassello di una strategia più ampia: al vertice di Ankara i membri europei della NATO presenteranno contratti per decine di miliardi di dollari – tra cui un programma olandese-belga per la difesa aerea e uno anglo-olandese per unità navali – e Rutte ha rivendicato un incremento della spesa europea del 20% nel 2025, superando i 570 miliardi di dollari. Il cancelliere tedesco Merz ha sintetizzato la postura europea: «Stiamo costruendo una NATO più europea perché l'Alleanza possa restare transatlantica».
Da Mosca, il portavoce del Cremlino Peskov ha inquadrato l'intesa come l'ennesima prova che il conflitto ucraino è ormai «una guerra in piena regola contro la Russia», condotta con il supporto diretto dell'Occidente attraverso satelliti e infrastrutture di puntamento. I missili oggetto dell'accordo – gli AMRAAM impiegati dai caccia F-16 e dai sistemi NASAMS, e i PAC-3 per le batterie Patriot – sono tra i sistemi più richiesti da Kiev. La prospettiva di una produzione su licenza in Ucraina, ventilata da Trump, aggiunge un ulteriore elemento di tensione, mentre la decisione americana di avviare un riesame semestrale della presenza militare in Europa e di ritirare assetti come una portaerei e velivoli da rifornimento segnala una ridefinizione dell'impegno statunitense nel continente.
Il dossier resta aperto su diversi fronti. La sede del centro di manutenzione Patriot non è ancora stata scelta, e la dichiarazione d'intenti rappresenta un segnale politico che dovrà tradursi in negoziati industriali. Sul piano politico, il vertice di Ankara – con l'arrivo di Trump e l'incontro con Erdogan – metterà alla prova la capacità degli alleati di contenere le critiche del presidente americano, che ha minacciato di uscire dalla NATO e ha accusato gli europei di non aver sostenuto a sufficienza la guerra contro l'Iran, nonostante la messa a disposizione di basi e spazio aereo. Per l'Italia, che ospita infrastrutture militari statunitensi e possiede una base industriale della difesa rilevante, l'evoluzione verso una co-produzione europea potrebbe aprire spazi di partecipazione, ma solleva anche interrogativi sulla tenuta di lungo periodo del tradizionale ombrello di sicurezza americano.
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Gli Stati Uniti e i loro alleati europei stanno espandendo la produzione di missili in Europa, uno sviluppo fattuale.
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