
Mosca definisce la convivenza senza matrimonio una minaccia alla sicurezza nazionale
Il viceministro della Giustizia Balanin, intervenendo al Forum giuridico di San Pietroburgo, ha qualificato la coabitazione more uxorio come pericolo diretto per la demografia e la stabilità del Paese.
Il governo russo ha elevato la convivenza non coniugale al rango di minaccia alla sicurezza nazionale. L’affermazione è stata pronunciata dal viceministro della Giustizia Vadim Balanin durante il Forum giuridico internazionale di San Pietroburgo, dove ha dichiarato che «la coabitazione senza registrazione del matrimonio» e l’elevato numero di divorzi rappresentano «una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e alla salute demografica» della Federazione. L’intervento si inserisce in una sessione dedicata alla «famiglia forte» come perno dell’ordinamento giuridico, e segue di poche ore le parole del presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matvienko, che ha proposto l’abolizione della tassa di registrazione del matrimonio per incentivare le unioni ufficiali.
Secondo l’esecutivo russo, la trasformazione dei rapporti familiari degli ultimi decenni e la «revisione dei valori tradizionali» in corso in Occidente costituiscono un fattore di erosione delle fondamenta statuali. Il Ministero della Giustizia, ha precisato Balanin, sostiene da due anni un monitoraggio delle modifiche al Codice della famiglia e appoggia misure di contrasto alla «distruzione delle ideologie tradizionali». Sulla stessa linea, la prima vicepresidente della commissione Duma per la famiglia, Tatiana Butskaja, ha attribuito la diffusione della convivenza tra adolescenti e giovani alla perdita del valore dei legami familiari, invocando un lavoro educativo di lungo periodo per formare «una gioventù forte, sana e responsabile». Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha ribadito che la demografia resta un dossier «doloroso» per il Paese.
La cornice securitaria adottata da Mosca affonda le radici in una crisi demografica strutturale, aggravata dal conflitto in Ucraina. Il tasso di fecondità rurale è sceso nel 2025 a 1,464 figli per donna, il valore più basso dal 1990. Per gli analisti demografici occidentali, la risposta del Cremlino combina strumenti repressivi e simbolici: dalla restrizione del diritto all’aborto in circa un terzo delle regioni alla messa al bando del «movimento LGBT» come organizzazione estremista, fino alla proposta del ministro della Giustizia Čujčenko di esentare da responsabilità penale chi agisce in difesa dei «valori morali». L’impianto retorico, che trasforma scelte private in vulnerabilità dello Stato, segna una distanza netta rispetto alle politiche europee, dove pure il declino delle nascite è al centro del dibattito ma viene affrontato con leve di welfare e conciliazione, senza criminalizzare le forme di convivenza.
La vicenda si colloca in un solco già tracciato. La Duma ha respinto una legge sulla violenza domestica con l’argomento che avrebbe potuto dissuadere gli uomini dal matrimonio, mentre il Cremlino ha indicato nella famiglia numerosa la «norma» per la società russa. Il monitoraggio del Codice della famiglia prosegue senza che siano stati annunciati disegni di legge immediati, ma la convergenza tra Ministero della Giustizia, Duma e Consiglio della Federazione lascia presagire un ulteriore irrigidimento normativo. Per l’Italia e l’Europa, la postura russa rappresenta un caso estremo di saldatura tra demografia, ordine pubblico e valori identitari, che potrebbe alimentare correnti sovraniste già sensibili al tema della «sostituzione etnica», pur in assenza di un impatto diretto sulle legislazioni nazionali.
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Il ministero della Giustizia russo denuncia la convivenza senza matrimonio come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e alla salute demografica. Si invocano misure urgenti per rafforzare i valori familiari tradizionali e contrastare l'influenza delle ideologie occidentali che minano le fondamenta dello Stato.
Un viceministro russo etichetta la convivenza non coniugale come minaccia alla sicurezza nazionale, in linea con la campagna del Cremlino a difesa dei valori tradizionali. La dichiarazione viene accolta con scetticismo, interpretata come l'ennesimo passo di una stretta moralizzatrice sulla vita privata dei cittadini.
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