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Difesa e Sicurezzalunedì 22 giugno 2026

Raffica di droni su Mosca, chiusi i quattro aeroporti: si allarga la guerra alle infrastrutture

L’intercettazione di decine di velivoli senza pilota costringe la capitale russa a sospendere i voli, mentre la Crimea raziona il carburante e un mercantile viene colpito nel Mar Nero.

Nelle prime ore di lunedì le autorità russe hanno disposto la chiusura temporanea di tutti e quattro gli aeroporti di Mosca – Sheremetyevo, Domodedovo, Vnukovo e Zhukovsky – dopo che i sistemi di difesa aerea avevano intercettato, secondo il sindaco Sergei Sobyanin, almeno 59 droni diretti verso la capitale. Il ministero della Difesa di Mosca ha riferito di aver neutralizzato in totale 301 velivoli senza pilota in varie regioni della Federazione e nella Crimea annessa. I voli sono ripresi dopo alcune ore, senza che venissero segnalate vittime o danni strutturali immediati nel perimetro urbano. L’episodio segue di pochi giorni il più massiccio attacco aereo subito dalla città dall’inizio del conflitto, quando un’incursione con quasi duecento droni aveva colpito la raffineria di Kapotnya, unico impianto di raffinazione della capitale, provocando incendi e colonne di fumo visibili a chilometri di distanza.

Nell’ottica di Kiev, queste operazioni a lungo raggio costituiscono una risposta sistematica ai bombardamenti russi sulle città ucraine e mirano a degradare la logistica militare e le fonti di finanziamento dell’avversario. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che le forze armate ucraine hanno condotto attacchi contro infrastrutture petrolifere, depositi e stazioni radar di sistemi S-400 e Pantsir su entrambi i lati del ponte di Kerch, inclusi impianti navali per il trasferimento di idrocarburi nel territorio di Krasnodar. Da Mosca, il portavoce del Cremlino Yuri Ushakov ha escluso che la Russia attenda l’attuazione di intese raggiunte in precedenti colloqui – un riferimento agli incontri di Anchorage – e ha ribadito che l’obiettivo resta «la vittoria e il raggiungimento dei nostri scopi», aggiungendo che una delle parti firmatarie «non è del tutto in grado» di rispettare gli accordi.

La pressione sulle reti energetiche ha conseguenze dirette sulla popolazione civile nei territori controllati dalla Russia. In Crimea il governatore Sergej Aksyonov ha annunciato la sospensione della vendita di carburante al pubblico e alle imprese, riservando le scorte ai soli servizi essenziali e di sicurezza; a Sebastopoli sono stati cancellati gli eventi all’aperto e l’illuminazione pubblica è stata ridotta. Parallelamente, un drone russo ha colpito nel Mar Nero la nave mercantile Victress, battente bandiera panamense e operata da una compagnia turca, uccidendo un cuoco egiziano e costringendo otto membri dell’equipaggio ad abbandonare l’imbarcazione su una zattera di salvataggio. Fonti ucraine riferiscono di attacchi analoghi contro altri due cargo, senza vittime, e denunciano il danneggiamento di rotte commerciali vitali per l’export agricolo del Paese.

Sul piano diplomatico, da Bruxelles e da alcune capitali europee si registra una spinta a rafforzare il contrasto alla cosiddetta “flotta ombra” con cui Mosca esporta petrolio eludendo le sanzioni: parlamentari tedeschi e francesi intendono presentare proposte di inasprimento dei controlli e di fermo delle navi sospette in occasione della prossima assemblea parlamentare franco-tedesca. Mosca, da parte sua, ha accusato il Segretariato delle Nazioni Unite di parzialità e ha sollecitato una riforma strutturale dell’organizzazione per riequilibrare quella che definisce un’egemonia occidentale nelle posizioni direttive. Il dossier resta aperto su tutti i fronti: mentre proseguono gli attacchi reciproci alle infrastrutture critiche, i canali negoziali appaiono congelati e il prossimo banco di prova sarà la capacità delle istituzioni europee di tradurre l’iniziativa parlamentare in misure operative contro il commercio di idrocarburi che continua ad alimentare lo sforzo bellico russo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Uno sciame di droni ha preso di mira Mosca durante la notte, costringendo le autorità a chiudere temporaneamente tutti e quattro gli aeroporti della capitale. Le autorità russe hanno dichiarato di aver intercettato 59 droni, mentre in Crimea la distribuzione di carburante è stata limitata ai soli servizi essenziali. Gli eventi sottolineano l'estensione del conflitto nel territorio russo.

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Le difese aeree russe hanno intercettato quasi 60 droni diretti verso Mosca, provocando una breve sospensione dei voli negli aeroporti della città. Le operazioni sono rapidamente tornate alla normalità e il ministero della Difesa ha riferito di aver abbattuto in totale 301 droni durante la notte, anche su aree occupate. L'episodio è presentato come una risposta difensiva riuscita.

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lunedì 22 giugno 2026

Raffica di droni su Mosca, chiusi i quattro aeroporti: si allarga la guerra alle infrastrutture

L’intercettazione di decine di velivoli senza pilota costringe la capitale russa a sospendere i voli, mentre la Crimea raziona il carburante e un mercantile viene colpito nel Mar Nero.

Nelle prime ore di lunedì le autorità russe hanno disposto la chiusura temporanea di tutti e quattro gli aeroporti di Mosca – Sheremetyevo, Domodedovo, Vnukovo e Zhukovsky – dopo che i sistemi di difesa aerea avevano intercettato, secondo il sindaco Sergei Sobyanin, almeno 59 droni diretti verso la capitale. Il ministero della Difesa di Mosca ha riferito di aver neutralizzato in totale 301 velivoli senza pilota in varie regioni della Federazione e nella Crimea annessa. I voli sono ripresi dopo alcune ore, senza che venissero segnalate vittime o danni strutturali immediati nel perimetro urbano. L’episodio segue di pochi giorni il più massiccio attacco aereo subito dalla città dall’inizio del conflitto, quando un’incursione con quasi duecento droni aveva colpito la raffineria di Kapotnya, unico impianto di raffinazione della capitale, provocando incendi e colonne di fumo visibili a chilometri di distanza.

Nell’ottica di Kiev, queste operazioni a lungo raggio costituiscono una risposta sistematica ai bombardamenti russi sulle città ucraine e mirano a degradare la logistica militare e le fonti di finanziamento dell’avversario. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che le forze armate ucraine hanno condotto attacchi contro infrastrutture petrolifere, depositi e stazioni radar di sistemi S-400 e Pantsir su entrambi i lati del ponte di Kerch, inclusi impianti navali per il trasferimento di idrocarburi nel territorio di Krasnodar. Da Mosca, il portavoce del Cremlino Yuri Ushakov ha escluso che la Russia attenda l’attuazione di intese raggiunte in precedenti colloqui – un riferimento agli incontri di Anchorage – e ha ribadito che l’obiettivo resta «la vittoria e il raggiungimento dei nostri scopi», aggiungendo che una delle parti firmatarie «non è del tutto in grado» di rispettare gli accordi.

La pressione sulle reti energetiche ha conseguenze dirette sulla popolazione civile nei territori controllati dalla Russia. In Crimea il governatore Sergej Aksyonov ha annunciato la sospensione della vendita di carburante al pubblico e alle imprese, riservando le scorte ai soli servizi essenziali e di sicurezza; a Sebastopoli sono stati cancellati gli eventi all’aperto e l’illuminazione pubblica è stata ridotta. Parallelamente, un drone russo ha colpito nel Mar Nero la nave mercantile Victress, battente bandiera panamense e operata da una compagnia turca, uccidendo un cuoco egiziano e costringendo otto membri dell’equipaggio ad abbandonare l’imbarcazione su una zattera di salvataggio. Fonti ucraine riferiscono di attacchi analoghi contro altri due cargo, senza vittime, e denunciano il danneggiamento di rotte commerciali vitali per l’export agricolo del Paese.

Sul piano diplomatico, da Bruxelles e da alcune capitali europee si registra una spinta a rafforzare il contrasto alla cosiddetta “flotta ombra” con cui Mosca esporta petrolio eludendo le sanzioni: parlamentari tedeschi e francesi intendono presentare proposte di inasprimento dei controlli e di fermo delle navi sospette in occasione della prossima assemblea parlamentare franco-tedesca. Mosca, da parte sua, ha accusato il Segretariato delle Nazioni Unite di parzialità e ha sollecitato una riforma strutturale dell’organizzazione per riequilibrare quella che definisce un’egemonia occidentale nelle posizioni direttive. Il dossier resta aperto su tutti i fronti: mentre proseguono gli attacchi reciproci alle infrastrutture critiche, i canali negoziali appaiono congelati e il prossimo banco di prova sarà la capacità delle istituzioni europee di tradurre l’iniziativa parlamentare in misure operative contro il commercio di idrocarburi che continua ad alimentare lo sforzo bellico russo.

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Uno sciame di droni ha preso di mira Mosca durante la notte, costringendo le autorità a chiudere temporaneamente tutti e quattro gli aeroporti della capitale. Le autorità russe hanno dichiarato di aver intercettato 59 droni, mentre in Crimea la distribuzione di carburante è stata limitata ai soli servizi essenziali. Gli eventi sottolineano l'estensione del conflitto nel territorio russo.

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Le difese aeree russe hanno intercettato quasi 60 droni diretti verso Mosca, provocando una breve sospensione dei voli negli aeroporti della città. Le operazioni sono rapidamente tornate alla normalità e il ministero della Difesa ha riferito di aver abbattuto in totale 301 droni durante la notte, anche su aree occupate. L'episodio è presentato come una risposta difensiva riuscita.

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