
Mosca attende le proposte di Trump, ma avverte: "Senza pace, avanti fino alla vittoria"
Il portavoce del Cremlino Peskov si dice aperto a nuove idee americane sull’Ucraina, purché rispettino gli interessi russi, mentre Kiev e Washington spingono per un cessate il fuoco parziale.
Dopo l’incontro fra il ministro degli Esteri russo Lavrov e il segretario di Stato americano Rubio a Manila, il Cremlino ha fatto sapere di attendere «nuove proposte» da Washington per un possibile negoziato sull’Ucraina. Il portavoce Dmitrij Peskov, in un’intervista all’emittente statale Vesti, ha definito «sincero» il presidente Trump nel voler trovare soluzioni accettabili per tutti, ma ha ribadito che qualsiasi iniziativa dovrà essere «innanzitutto accettabile per la Russia». Al tempo stesso, Mosca non rinuncia alla pressione militare: «In assenza di prospettive di pace, proseguiremo l’operazione speciale fino alla vittoria completa», ha dichiarato, segnalando la volontà di mantenere aperti entrambi i binari.
Secondo fonti diplomatiche occidentali, l’amministrazione Trump sta rivedendo la cornice negoziale dopo il fallimento del cosiddetto schema di Anchorage, che secondo il Cremlino prevedeva il controllo russo sul Donbass e il congelamento del fronte in altre regioni. Quel piano, già accettato da Mosca, sarebbe stato respinto da Kiev, e Washington – lamenta Peskov – non sarebbe riuscita a «convincere gli ucraini, istigati dagli europei». Da parte sua, il segretario Rubio ha ammesso la necessità di «nuove idee e nuovi concetti», lasciando intendere che il precedente approccio non è più percorribile. Kiev, intanto, pur non accettando cessioni territoriali formali, segnala aperture a un cessate il fuoco aereo parziale, nella speranza di ridurre la pressione sulle proprie difese antiaeree.
Osservatori a Bruxelles colgono in questa fase un delicato gioco di specchi. La Casa Bianca continua a fornire armi all’Ucraina ma insiste sulla via diplomatica, un «dualismo» che lo stesso Peskov ha detto di voler sfruttare a proprio vantaggio. Mosca legge le aperture americane come un segnale di stanchezza, ma non mostra fretta: l’attesa di nuove proposte si accompagna alla prosecuzione delle operazioni sul terreno, con l’obiettivo dichiarato di arrivare al negoziato da posizioni di forza. D’altra parte, l’Ucraina, pur alle prese con carenze di intercettori, può ora contare sulla produzione nazionale di missili Patriot, il che modifica in parte il calcolo strategico.
La cornice temporale resta incerta. Il presidente ucraino Zelensky incontrerà Trump a Washington a margine dei funerali dell’ex senatore Graham, e due inviati americani, Witkoff e Kushner, sono attesi a Mosca fra fine luglio e agosto. Lo stesso Zelensky ha evocato un possibile vertice trilaterale per l’autunno. Dietro le quinte, però, le distanze restano profonde: Mosca pone come condizione la fine delle forniture militari a Kiev e un’intesa territoriale modellata sugli «accordi dell’Alaska», mentre la Casa Bianca preme per un compromesso che soddisfi entrambe le parti. L’unico punto di convergenza, al momento, è la constatazione che senza un’idea nuova il conflitto è destinato a trascinarsi.
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