
Iran presenta reclamo alla Fifa per le restrizioni di viaggio negli Stati Uniti durante i Mondiali
La squadra, costretta a entrare in territorio americano solo 24 ore prima delle partite e a lasciarlo subito dopo, denuncia condizioni diseguali che hanno compromesso la preparazione e il recupero.
La Federazione calcistica iraniana ha annunciato che depositerà un reclamo ufficiale presso la Fifa contro le restrizioni di viaggio imposte dagli organizzatori statunitensi durante la Coppa del Mondo 2026. La decisione arriva dopo che alla nazionale, accampata a Tijuana, in Messico, è stato negato per la seconda volta il permesso di raggiungere Los Angeles con due giorni di anticipo rispetto alla sfida con il Belgio, in programma domenica 21 giugno alle ore 12 locali. Secondo le autorità iraniane, la richiesta – motivata dalla necessità di adattamento climatico, dall’ultima seduta di rifinitura e dal completamento della preparazione tecnica – è stata respinta nonostante il calendario fosse stato comunicato con largo anticipo. La squadra potrà così entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno prima del match e dovrà lasciare il Paese la sera stessa, una condizione che la federazione giudica contraria al principio di parità di trattamento tra tutte le partecipanti.
L’episodio segue il controverso esordio nel Gruppo G, dove l’Iran ha pareggiato 2-2 con la Nuova Zelanda sempre a Los Angeles. Subito dopo il fischio finale, la delegazione ha ricevuto l’ordine di abbandonare immediatamente il territorio americano, impedendo le procedure di recupero fisico previste dallo staff tecnico. Il commissario tecnico Amir Ghalenoei ha definito la sua squadra «la più oppressa del torneo», mentre il capitano Mehdi Taremi e un assistente sono stati temporaneamente trattenuti all’aeroporto di Los Angeles per controlli aggiuntivi sui documenti. A complicare il quadro, secondo fonti iraniane, si aggiungono i visti negati a una quindicina di membri dello staff federale e il visto a ingresso singolo concesso all’attaccante Mehdi Torabi, a differenza del resto del gruppo che dispone di permessi multipli.
Da Washington, l’amministrazione americana respinge le accuse di improvvisazione. Andrew Giuliani, direttore esecutivo della task force della Casa Bianca per i Mondiali, ha dichiarato che le regole – ingresso consentito solo un giorno prima della partita e uscita obbligatoria la sera stessa – erano state notificate all’Iran fin dall’inizio e rispondono a esigenze di sicurezza. La Fifa non ha ancora commentato ufficialmente la vicenda, ma il presidente Gianni Infantino ha fatto visita allo spogliatoio iraniano dopo il pareggio con la Nuova Zelanda, lodando i giocatori per la resilienza dimostrata in un contesto logistico così avverso.
Sul piano sportivo, il Gruppo G si presenta in perfetto equilibrio dopo i pareggi incrociati della prima giornata: anche Belgio ed Egitto hanno infatti diviso la posta. La sfida di domenica contro i belgi assume quindi un peso specifico notevole per le ambizioni di qualificazione dell’Iran, che sarà poi atteso dall’Egitto a Seattle il 27 giugno. La preparazione resta condizionata dalle limitazioni agli spostamenti, ma la federazione ha assicurato che la squadra continuerà a concentrarsi sull’impegno immediato, mentre il reclamo formale seguirà i canali ufficiali presso l’organismo mondiale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La federazione iraniana aveva presentato in anticipo il piano di preparazione, chiedendo di arrivare due giorni prima di ogni partita per garantire le migliori condizioni tecniche e fisiche. La FIFA e gli organizzatori hanno però negato questa richiesta, costringendo la squadra a viaggiare solo un giorno prima, compromettendo la preparazione. La federazione presenta un reclamo formale per queste restrizioni di viaggio.
La squadra iraniana subisce nuove restrizioni di viaggio negli Stati Uniti: può arrivare solo un giorno prima della partita, invece dei due previsti per le altre squadre, e deve andarsene subito dopo. Questo si aggiunge ai visti negati in precedenza ad alcuni membri dello staff, rendendo il Mondiale sempre più politico. La federazione presenta un ricorso alla FIFA per il trattamento iniquo.
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