
Mondiali 2026, il VAR trasferisce per la prima volta un giallo da un giocatore all’avversario
A Los Angeles, durante la sfida tra Stati Uniti e Paraguay, l’arbitro Makkelie ha revocato l’ammonizione a Tim Ream e l’ha assegnata a Miguel Almirón, reo di simulazione, applicando il protocollo ampliato della video-assistenza.
Nel secondo tempo dell’esordio statunitense ai Mondiali 2026, l’arbitro olandese Danny Makkelie ha scritto una pagina inedita della storia del calcio. Al 50’ minuto, dopo un contrasto sulla fascia tra il difensore americano Tim Ream e il paraguayano Miguel Almirón, il direttore di gara aveva estratto il cartellino giallo per il giocatore di casa, convinto di aver visto un fallo. Un minuto più tardi, su segnalazione del VAR, Makkelie si è avvicinato al monitor a bordo campo e ha rivisto l’azione: non c’era stato alcun contatto falloso, Almirón si era lasciato cadere simulando l’intervento. L’arbitro ha così annullato l’ammonizione a Ream e l’ha mostrata ad Almirón, diventando il primo nella storia della Coppa del Mondo a utilizzare il video-assistente per trasferire una penalizzazione disciplinare da un calciatore all’avversario.
La decisione è stata resa possibile da una recente modifica del protocollo, introdotta dalla FIFA alla vigilia del torneo. In precedenza, il VAR poteva correggere solo gli errori di identità quando un cartellino veniva assegnato al compagno di squadra sbagliato; ora l’intervento è esteso ai casi in cui la sanzione colpisce la squadra che ha subito il fallo, ribaltando la responsabilità. Dalla Scandinavia, l’ex arbitro Jonas Eriksson si è detto «molto positivo», convinto che la novità scoraggerà le simulazioni in area pericolosa. La stampa araba ha sottolineato la natura «storica» dell’evento, mentre i commentatori tedeschi hanno registrato la confusione immediata di giocatori e pubblico nel SoFi Stadium, segno che il calcio deve ancora metabolizzare questa frontiera tecnologica.
L’Italia, che anche nel 2026 osserva il Mondiale senza una propria nazionale, può leggere l’episodio come un banco di prova per i futuri sviluppi regolamentari. La Serie A, da sempre terreno di confronto acceso sulla simulazione, potrebbe trarre ispirazione: il Var allargato permetterebbe di sanzionare i tuffi in tempo reale, riducendo le polemiche del dopo-partita. D’altro canto, tra gli addetti ai lavori europei si solleva il timore di un gioco ancora più frammentato; ogni interruzione richiama le proteste dei puristi, che vedono minacciata la fluidità del calcio.
Al di là delle reazioni, la partita di Los Angeles – terminata 4-1 per gli Stati Uniti – ha mostrato come l’architettura arbitrale si stia spingendo oltre il semplice correttivo dell’errore evidente. Trasformare un giallo in una punizione per l’avversario significa attribuire al VAR una funzione quasi giudicante sulla condotta dei giocatori. Se questo primo esperimento farà scuola, le future edizioni dei campionati nazionali e delle coppe europee potrebbero adottare la stessa linea, inaugurando un’era in cui la tecnologia non si limita a riparare torti, ma li assegna con precisione chirurgica alla parte che ha davvero cercato di ingannare l’arbitro.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una decisione storica del VAR: per la prima volta un'ammonizione è stata trasferita dall'avversario al giocatore che ha simulato. Gli esperti salutano la novità come un'arma efficace contro le simulazioni e un passo avanti per la credibilità del gioco.
Gelo in campo: l'arbitro ha improvvisamente applicato una norma mai vista prima, togliendo un giallo all'americano e dandolo al paraguaiano. Giocatori e tifosi sono rimasti sbigottiti, mentre in tribuna regnava la confusione su una regola che cambia tutto.
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