
Messi, selfie con le leggende e promessa: «Daremo tutto»
Al Fanatics Fest di New York, stelle di ogni sport si inchinano all'argentino prima della finale mondiale contro la Spagna.
New York – Sul palco del Fanatics Fest, venerdì sera, si è materializzata una scena che resterà nella memoria collettiva dello sport: Tom Brady, il più vincente campione del Super Bowl, Novak Djokovic, il tennista con più titoli Slam di sempre, e Kevin Durant, unico cestista con quattro ori olimpici, si sono messi in fila per un selfie con Lionel Messi. L’immagine, rimbalzata in tempo reale su ogni latitudine, ha offerto l’ennesima conferma di una centralità che travalica i confini del calcio: persino le icone di altre discipline cercano un riflesso della propria grandezza accanto a quella dell’argentino.
L’evento, organizzato dalla FIFA in collaborazione con Fanatics, ha ribaltato il canone delle conferenze stampa: non giornalisti, ma campioni a porre le domande. Brady ha incalzato Messi sulla fotografia virale che lo ritrae mentre fa il bagno a un neonato Lamine Yamal, oggi stella della Spagna – «Che foto pazzesca», ha commentato il dieci albiceleste. Djokovic ha chiesto a Scaloni e allo stesso Messi come si gestisce la pressione, per poi congedarsi con un semplice «Gracias, Leo». Durant ha interrogato il portiere Emiliano Martínez sul significato di vincere due Mondiali di fila. Rodri, capitano spagnolo, ha definito Messi «il più grande di tutti i tempi», parole che sintetizzano la deferenza con cui l’intero movimento calcistico europeo guarda al fuoriclasse del Barcellona e del Paris Saint-Germain.
Il sipario si è alzato a poche ore dalla finale di East Rutherford, New Jersey, dove l’Argentina campione in carica affronterà la Spagna. Il cammino degli uomini di Scaloni è stato tutt’altro che lineare: hanno rimontato uno svantaggio di 1-0 contro l’Inghilterra in semifinale, uno di 2-0 contro l’Egitto agli ottavi, e sono stati trascinati ai supplementari da Capo Verde e Svizzera. Eppure restano l’unica squadra imbattuta e senza pareggi del torneo (7 vittorie), mentre la Spagna ha ceduto un pari all’esordio proprio con Capo Verde. «Non smettiamo mai di lottare», ha ribadito Messi, sintesi di un percorso che ha già visto l’Argentina sollevare la coppa nel 2022 e che ora punta a un’impresa riuscita soltanto al Brasile di Pelé e Garrincha nel 1958 e 1962: conservare il titolo.
L’attesa è planetaria: si stima un pubblico di un miliardo e mezzo di spettatori. Quando Messi è salito sul palco, la platea non ha applaudito: teneva gli smartphone alzati per catturare l’istante. Lui ha sorriso, ha salutato con la mano, e il boato è esploso. Poi, prima di lasciare il Javits Center, ha lanciato un’occhiata alla teca che custodiva il trofeo. Non ne aveva bisogno: sa già cosa è in palio. Domenica, a New York, andrà in scena l’ultimo atto.
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Messi è il re indiscusso dello sport, e anche i più grandi campioni lo riconoscono.
La narrazione costruisce la superiorità di Messi attraverso l'accumulo di testimonianze di altri campioni, rendendo la sua grandezza un fatto oggettivo.
Non menziona la presenza di giocatori spagnoli all'evento, né dà spazio alla prospettiva della squadra avversaria.
L'evento è stato un raduno di stelle, e Messi ha semplicemente ribadito l'impegno dell'Argentina.
La descrizione mantiene un tono distaccato, elencando i fatti senza enfasi, per non apparire di parte.
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