
Messi fallisce il penalty, l’Egitto sogna: Argentina sotto shock all’intervallo
Yasser Ibrahim porta in vantaggio i Faraoni, Shobeir para il rigore alla Pulce e nega il pareggio ai campioni del mondo in un primo tempo dominato dalle parate del portiere egiziano.
L’Argentina campione in carica si ritrova con le spalle al muro dopo quarantacinque minuti di fuoco ad Atlanta. L’Egitto conduce 1-0 all’intervallo dell’ottavo di finale del Mondiale 2026, grazie a un colpo di testa di Yasser Ibrahim al quarto d’ora e a un Mostafa Shobeir insuperabile, capace di ipnotizzare Lionel Messi dal dischetto e di blindare il vantaggio con una serie di interventi decisivi. La rete egiziana nasce da un cross di Marwan Attia che pesca Ibrahim in elevazione su Lisandro Martínez: il pallone si infila alle spalle di Emiliano Martínez, gelando il Mercedes-Benz Stadium.
La reazione argentina è immediata ma si infrange contro il muro eretto dall’estremo difensore dell’Al Ahly. Al 20’ Haissem Hassan atterra Nicolás Tagliafico in area: l’arbitro francese Letexier concede il penalty. Messi sceglie l’angolo basso a sinistra, lo stesso lato del precedente errore contro l’Austria nella fase a gironi, ma Shobeir intuisce e respinge. È il secondo rigore fallito dalla Pulce in questa edizione, il quarto in carriera ai Mondiali (escluse le serie finali): nessun giocatore, dal 1966, ne aveva sbagliati due nella stessa Coppa del Mondo. Il capitano albiceleste si dispera, consapevole di aver sprecato un’occasione che avrebbe potuto rimettere in carreggiata la Scaloneta.
Shobeir non si limita al penalty. Al 28’ devia in angolo un colpo di testa ravvicinato di Alexis Mac Allister; al 31’ vede Messi colpire il palo su punizione dal limite; al 40’ si oppone con i pugni a una conclusione di Julián Álvarez. Secondo i commentatori sudamericani, la dipendenza della Selección dal suo fuoriclasse è tornata a essere un limite: dei tredici tiri argentini nel primo tempo, sette portano la firma di Messi, mentre i compagni faticano a creare pericoli alternativi. L’Egitto, dal canto suo, interpreta la partita con l’umiltà tattica che gli analisti africani attribuiscono al lavoro di Hossam Hassan: difesa compatta, ripartenze veloci e la leadership silenziosa di Mohamed Salah, finora meno appariscente del solito ma prezioso nel tenere alta la squadra.
La posta in palio è altissima. Chi vince affronterà la vincente di Svizzera-Colombia nei quarti di finale, con la prospettiva di un cammino che, sulla carta, eviterebbe le superpotenze europee fino alla semifinale. L’Argentina, che già aveva sofferto oltre ogni previsione contro Capo Verde agli ottavi, deve ora ribaltare una partita che rischia di trasformarsi nella più grande sorpresa del torneo. L’Egitto, mai oltre gli ottavi nella sua storia, accarezza il sogno di un’impresa che, secondo gli osservatori del Cairo, avrebbe il sapore di un riscatto generazionale per un movimento calcistico a lungo rimasto nell’ombra dei giganti continentali.
Il secondo tempo si preannuncia come un assedio. Scaloni dovrà trovare soluzioni per scardinare la muraglia egiziana, mentre Hassan sa che la sua squadra è a quarantacinque minuti da un risultato che riscriverebbe la geografia del calcio mondiale. A tenere banco, oltre al risultato, è anche la corsa alla Scarpa d’Oro: Messi, fermo a sette gol, vede avvicinarsi Mbappé e Haaland, mentre Salah cerca il guizzo che finora gli è mancato. L’appuntamento con la storia è fissato al fischio d’inizio della ripresa.
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