
El Niño si rafforza: l’ONU prevede un evento di forte intensità entro settembre
L’Organizzazione meteorologica mondiale avverte che le temperature del Pacifico equatoriale supereranno i 2°C sopra la media, aumentando il rischio di eventi estremi in molte regioni del pianeta.
L’ultimo bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) indica un’evoluzione rapida di El Niño verso un episodio di forte intensità tra luglio e settembre 2026. Le anomalie della temperatura superficiale del mare nel Pacifico equatoriale centro-orientale dovrebbero superare i 2°C, collocando l’evento al livello 3 su una scala di 4. I modelli dei principali centri climatici globali mostrano una concordanza che, secondo l’OMM, conferisce un grado di confidenza elevato alle proiezioni. Il fenomeno, che riscalda le acque del Pacifico alterando i regimi di venti e precipitazioni su scala planetaria, aveva già contribuito a rendere il 2023 e il 2024 gli anni più caldi mai registrati.
Gli effetti iniziano a manifestarsi in diverse aree geografiche. A giugno la temperatura media globale della superficie marina ha toccato un record per il mese, secondo i dati del servizio Copernicus. In Europa, un’ondata di calore eccezionale ha colpito la Francia meridionale, dove oltre 800 vigili del fuoco sono impegnati contro un vasto incendio e sei dipartimenti sono in allerta rossa. In Perù, il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza in 800 municipalità per il pericolo imminente di piogge intense. Le proiezioni stagionali indicano precipitazioni inferiori alla norma nel subcontinente indiano, in gran parte dell’Australia, nel Corno d’Africa e in America centrale, mentre il Sud-Ovest degli Stati Uniti e il Pacifico equatoriale centro-orientale potrebbero ricevere piogge superiori alla media.
Per l’Europa, l’OMM delinea un contrasto nord-sud: condizioni più umide nel meridione e più secche nel settentrione, sebbene con un livello di confidenza relativamente basso. L’ondata di calore di giugno, che gli scienziati attribuiscono in parte al cambiamento climatico, ha messo sotto pressione reti elettriche e sistemi sanitari. Nel bacino del Mediterraneo, la combinazione tra temperature elevate e possibili precipitazioni intense potrebbe accentuare lo stress su risorse idriche e agricoltura, con implicazioni per la Pianura Padana e le aree costiere italiane.
Sul fronte della preparazione, il Brasile ha attivato una rete integrata di monitoraggio e risposta che coinvolge protezione civile, vigili del fuoco e gestori di acqua ed energia, mentre l’Indonesia sta mappando le zone a rischio siccità. L’OMM ha rafforzato il coordinamento con agenzie ONU, governi e settori sensibili come agricoltura e sanità per potenziare allerta precoci e previsioni stagionali. Sul piano economico, analisti di Bruxelles e dei mercati internazionali segnalano il rischio di un’accelerazione dell’inflazione alimentare, legata a possibili cali dei raccolti di riso, zucchero e frumento. Il prossimo passaggio chiave sarà il picco di El Niño, atteso tra novembre e febbraio, con ripercussioni sulle temperature globali che potrebbero protrarsi fino al 2027.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La stampa latinoamericana mette in primo piano le conseguenze umane di El Niño, sottolineando come la siccità colpirà i piccoli agricoltori e le inondazioni travolgeranno le comunità povere. Il fenomeno viene presentato come un'ulteriore prova del fallimento dei governi nel proteggere i più vulnerabili, con un tono di denuncia sociale.
La stampa indiana e sudasiatica tratta El Niño come un evento scientificamente confermato, collegandolo ai record di temperatura oceanica e al cambiamento climatico. L'enfasi è sulla necessità di preparazione e politiche basate sui dati, con un tono misurato ma urgente.
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