
Il conflitto iraniano riapre le porte di Sepang: la Formula 1 valuta il ritorno in Malesia
Le cancellazioni in Bahrain e Arabia Saudita aprono uno spiraglio per il circuito di Kuala Lumpur, fermo dal 2017, mentre anche le finali in Medio Oriente restano in forse.
La guerra in Iran ha già ridisegnato il mondiale 2026 di Formula 1, cancellando i Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita previsti in aprile, e ora minaccia di riscrivere anche l’autunno. Con il riacutizzarsi delle ostilità tra Washington e Teheran, le speranze di recuperare la tappa di Sakhir il 4 ottobre – incastrata tra Baku e Singapore – si sono affievolite. La categoria, secondo quanto filtrano ambienti vicino alla proprietà americana, ha così iniziato a valutare un ritorno a sorpresa: il circuito di Sepang, in Malesia, assente dal calendario dal 2017. L’impianto, che mantiene la licenza di Grado 1 della FIA, dista meno di un’ora di volo da Singapore, rendendo l’operazione logisticamente vantaggiosa in un finale di stagione già congestionato.
L’opzione malese si inserisce in un quadro più ampio di incertezza. Non solo le due gare mediorientali di inizio stagione sono state cancellate, ma anche le ultime due prove in Qatar e ad Abu Dhabi, previste tra fine novembre e inizio dicembre, potrebbero saltare. In questo scenario, analisti europei e asiatici concordano nel ritenere Sepang la candidata più solida per il week-end del 4 ottobre, benché permangano alternative come il circuito di Portimão in Portogallo (già tappa di riserva nel 2020-2021) e l’impianto di Istanbul in Turchia. Il Consiglio Mondiale del Motorsport, riunito in questi giorni, potrebbe fornire indicazioni già prima della pausa estiva, che scatterà dopo il Gran Premio d’Ungheria.
Dal punto di vista sportivo, Sepang rappresenta una memoria nostalgica per piloti e appassionati: 19 edizioni tra il 1999 e il 2017, con vittorie illustri da Schumacher a Vettel, fino all’ultimo trionfo di Verstappen. Uscito di scena per ragioni finanziarie, il circuito malese non ha mai smesso di ospitare eventi internazionali come la MotoGP e potrebbe rientrare con un preavviso di poche settimane, forte di un tracciato tecnicamente esigente e di un clima tropicale che metterebbe a dura prova le monoposto 2026. La prospettiva di un Gran Premio “suppletivo” a ottobre si allinea alla tendenza recente della Formula 1 di attingere a riserve elastiche, un’eredità della pandemia che ha insegnato a riprogrammare in tempi stretti.
La decisione, attesa a breve, avrà ricadute concrete sulla classifica e sulla logistica. Al momento il mondiale conta 22 appuntamenti, ma un recupero malese porterebbe il totale a 23, riavvicinando il calendario ai 24 originari. Resta l’incognita delle finali mediorientali: se anche Qatar e Abu Dhabi dovessero cadere, Portimão si candiderebbe a chiudere la stagione. Per l’Italia e l’Europa, lo spettro di un calendario rimaneggiato fino all’ultimo riaccende il dibattito sulla sostenibilità geopolitica di un campionato sempre più globale. Sepang, nel frattempo, si prepara: un ritorno a sorpresa che profuma di rivincita per una pista mai dimenticata.
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La Malesia si presenta come alternativa valida per il calendario di F1 dopo le cancellazioni in Medio Oriente.
Riportando la notizia senza commento, la cornice appare obiettiva e senza parti.
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