
Londra vara il piano difesa: 15 miliardi in più tra droni e flotta ibrida
Il premier uscente Starmer presenta il Defence Investment Plan, tra tagli alle infrastrutture e scommessa sui sistemi autonomi, mentre restano i dubbi sulla copertura finanziaria.
Il governo britannico ha annunciato un incremento di 15 miliardi di sterline per la difesa nei prossimi quattro anni, portando la spesa complessiva a quasi 300 miliardi. Il Defence Investment Plan, presentato dal primo ministro uscente Keir Starmer come proprio lascito politico, destina 5 miliardi ai droni e ai sistemi autonomi, ridisegna la Royal Navy in chiave “ibrida” con navi comando per velivoli senza equipaggio e stanzia oltre 8 miliardi per il caccia di sesta generazione del programma GCAP con Italia e Giappone. Secondo il governo, la spesa per la difesa salirà al 2,7% del Pil entro il 2029, con l’obiettivo di raggiungere il 3% nella prossima legislatura e il 3,5% entro il 2035, in linea con gli impegni Nato.
La gestazione del piano è stata segnata da forti tensioni interne. Il ministro della Difesa John Healey si è dimesso a giugno denunciando uno scarto di almeno 28 miliardi rispetto alle necessità individuate dai vertici militari per far fronte a una minaccia russa che, secondo l’intelligence britannica, potrebbe concretizzarsi contro un paese alleato già nel 2030. Il successore Dan Jarvis ha ottenuto un ulteriore miliardo e mezzo, ma l’opposizione conservatrice e i liberal-democratici giudicano l’intervento tardivo e sottofinanziato. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha invece accolto con favore il piano, definendolo “un passo importante” per la sicurezza collettiva.
Per reperire le risorse, Londra cancella alcuni progetti stradali ed energetici e impone al ministero della Difesa un taglio di 11 miliardi in efficienze e riduzioni di personale. La svolta tecnologica riflette le lezioni dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente: droni a basso costo, intelligenza artificiale e cicli di innovazione accelerati sostituiscono progressivamente le piattaforme tradizionali. Per l’Italia, il piano consolida la partnership industriale nel GCAP, mentre per l’Europa conferma la traiettoria di riarmo avviata dopo il 2022, seppure con ritmi differenziati: secondo analisti di Bruxelles, il Regno Unito resta al di sotto della soglia del 5% del Pil auspicata da Washington, ma il suo impegno è considerato un segnale di allineamento alla domanda statunitense di una maggiore condivisione degli oneri.
Starmer presenterà il piano al vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio, verosimilmente il suo ultimo impegno internazionale prima del passaggio di consegne al successore Andy Burnham, atteso per fine mese. Il documento, pubblicato integralmente, resta passibile di modifiche da parte del nuovo esecutivo. La sua attuazione sarà misurata nei prossimi mesi sulla base dei contratti industriali e della capacità di spesa effettiva, mentre il dibattito sulla sostenibilità finanziaria della difesa europea è destinato a intensificarsi in vista del Consiglio europeo informale di settembre.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | +0.30 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Russia denuncia il riarmo britannico come una minaccia diretta ai propri confini e annuncia contromisure.
Il Cremlino presenta la decisione di Londra come parte di un disegno ostile della NATO, giustificando così la propria militarizzazione.
Viene omesso il contesto di riduzione dei costi e di modernizzazione tecnologica che ha motivato la scelta britannica, per enfatizzare invece l'aspetto aggressivo.
La Cina osserva con interesse il riarmo britannico e si prepara a cogliere le opportunità di esportazione per i propri droni e tecnologie ibride.
Pechino inquadra la decisione di Londra come una domanda di mercato, spostando l'attenzione dalla sicurezza alla competitività industriale.
Viene taciuto l'aspetto di minaccia militare per la Russia e le tensioni geopolitiche, per concentrarsi esclusivamente sul potenziale economico.
I media atlantici mettono in dubbio la saggezza del piano di riarmo britannico, sottolineando i rischi di spreco e l'incerta efficacia dei nuovi sistemi.
Attraverso un tono analitico e critico, si evidenziano le debolezze del progetto, invitando a un dibattito pubblico sulla spesa militare.
Viene trascurata la prospettiva strategica di lungo termine e la necessità di adattamento alle nuove minacce, per concentrarsi sui costi immediati.
L'Europa continentale analizza il riarmo britannico come un'opportunità per rilanciare il dibattito sulla difesa comune e sull'innovazione tecnologica.
Si contestualizza la decisione di Londra all'interno delle dinamiche di sicurezza europee, suggerendo implicazioni per la cooperazione continentale.
Viene omesso il ruolo della NATO e le tensioni con la Russia, per concentrarsi sulle potenziali sinergie europee.
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