Accedi
Edizione delle 20:00 CETlunedì 15 giugno 2026
285 testate · 16 lingue1682 briefing oggi
Geopoliticadomenica 14 giugno 2026

Libano porta Israele al Palazzo di Vetro: diserbante chimico e raid letali

Beirut denuncia l’uso di glifosato oltre i limiti agricoli e l’uccisione di tre soldati libanesi, mentre la fragile tregua con Hezbollah vacilla.

Con una doppia missiva inviata al Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale delle Nazioni Unite, il Libano ha formalizzato accuse gravissime contro Israele: l’irrorazione aerea di erbicidi ad alta concentrazione su villaggi di frontiera e l’attacco deliberato a un convoglio dell’esercito regolare. I fatti risalgono rispettivamente al primo febbraio e al 6 giugno 2026, in un intervallo che abbraccia lo scoppio dell’ultima guerra tra lo Stato ebraico e Hezbollah, il 2 marzo. Le analisi di laboratorio sui campioni di suolo prelevati ad Aita al-Shaab, Ras Naqura e Dhayra hanno rivelato tassi di glifosato fino a 22.750 microgrammi per grammo, quantità esorbitanti se paragonate ai residui usuali dell’agricoltura (0,5–2 µg/g). Secondo Beirut, l’impiego bellico di fitofarmaci viola la Convenzione sulle armi chimiche, che vieta l’uso di erbicidi come metodo di guerra.

La denuncia si inserisce in un quadro di forte tensione lungo la Linea Blu, dove la tregua mediata dagli Stati Uniti e dalla Francia dopo il conflitto del 2023–2024 aveva ridotto gli scontri ma non spento le reciproche ostilità. Il 6 giugno, un’unità dell’esercito libanese in transito sulla strada Kfartebnit–al-Khardali è stata colpita da fuoco israeliano: sono morti un generale di brigata, un capitano e un soldato semplice. Per il governo di Beirut l’episodio «mina gli sforzi diplomatici» e delegittima le forze armate nazionali, uniche istituzioni in grado di garantire la stabilità interna accanto alla missione UNIFIL. Proprio il contingente italiano, con oltre mille uomini schierati nel sud del Paese, osserva con apprensione l’erosione del cessate il fuoco: ogni violazione accresce il rischio di un coinvolgimento diretto dei caschi blu.

Da Bruxelles l’attenzione è puntata sul precedente chimico. L’uso massiccio di glifosato, sospettato di essere cancerogeno e di contaminare le falde, richiama il dibattito sull’impiego di defoglianti in conflitti passati e solleva interrogativi sulla necessità di rafforzare i meccanismi di verifica della Chemical Weapons Convention. Analisti mediorientali sottolineano come la memoria dell’operazione israeliana «Piombo fuso» e dei successivi round bellici renda la denuncia libanese un’arma diplomatica per riportare la questione dei confini al centro dell’agenda internazionale. A Washington, l’amministrazione democratica si trova in bilico tra il tradizionale sostegno a Israele e la volontà di non apparire acquiescente di fronte a metodi che evocano crimini di guerra.

La risposta del Consiglio di Sicurezza resta incerta. In passato simili iniziative libanesi si sono arenate per il veto statunitense, ma il doppio binario – erbicidi e attacchi all’esercito – potrebbe spingere alcuni membri europei a chiedere almeno una dichiarazione presidenziale di condanna. Per l’Italia, che ambisce a un seggio non permanente nel 2027 e ha forti interessi nella stabilizzazione del Levante, la crisi rappresenta un banco di prova diplomatico. Se il Palazzo di Vetro non offrirà risposte concrete, il Libano potrebbe rivolgersi alla Corte Penale Internazionale, allargando il fronte legale contro lo Stato ebraico.

Ultim'ora
Trump: «Putin e Zelensky aperti a un accordo». Proposto un vertice negli Usa·L’incidente del B-52 in California e l’età fragile della deterrenza americana·L’intelligenza artificiale non taglia i costi, ma ridisegna la mappa del lavoro e della spesa·India A tra polemiche e Super Over: la notte di Dambulla infiamma il cricket giovanile·Abusi su minori a Bogotá: Petro chiede regole più dure per i cittadini USA·Bagaglio a mano gratis e posti famiglia: l’Europa riscrive i diritti dei passeggeri aerei·Canada frena l’estensione del suicidio assistito, mentre il Messico accende il dibattito·Tragedia aerea a Rio: Oliver Tree, Gaspi e Lucas Vignale tra le sei vittime·Trump: «Putin e Zelensky aperti a un accordo». Proposto un vertice negli Usa·L’incidente del B-52 in California e l’età fragile della deterrenza americana·L’intelligenza artificiale non taglia i costi, ma ridisegna la mappa del lavoro e della spesa·India A tra polemiche e Super Over: la notte di Dambulla infiamma il cricket giovanile·Abusi su minori a Bogotá: Petro chiede regole più dure per i cittadini USA·Bagaglio a mano gratis e posti famiglia: l’Europa riscrive i diritti dei passeggeri aerei·Canada frena l’estensione del suicidio assistito, mentre il Messico accende il dibattito·Tragedia aerea a Rio: Oliver Tree, Gaspi e Lucas Vignale tra le sei vittime·
Agg. 18:303 lingue · 3 testate
3 testate|3 lingue|3 min lettura
domenica 14 giugno 2026

Libano porta Israele al Palazzo di Vetro: diserbante chimico e raid letali

Beirut denuncia l’uso di glifosato oltre i limiti agricoli e l’uccisione di tre soldati libanesi, mentre la fragile tregua con Hezbollah vacilla.

Con una doppia missiva inviata al Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale delle Nazioni Unite, il Libano ha formalizzato accuse gravissime contro Israele: l’irrorazione aerea di erbicidi ad alta concentrazione su villaggi di frontiera e l’attacco deliberato a un convoglio dell’esercito regolare. I fatti risalgono rispettivamente al primo febbraio e al 6 giugno 2026, in un intervallo che abbraccia lo scoppio dell’ultima guerra tra lo Stato ebraico e Hezbollah, il 2 marzo. Le analisi di laboratorio sui campioni di suolo prelevati ad Aita al-Shaab, Ras Naqura e Dhayra hanno rivelato tassi di glifosato fino a 22.750 microgrammi per grammo, quantità esorbitanti se paragonate ai residui usuali dell’agricoltura (0,5–2 µg/g). Secondo Beirut, l’impiego bellico di fitofarmaci viola la Convenzione sulle armi chimiche, che vieta l’uso di erbicidi come metodo di guerra.

La denuncia si inserisce in un quadro di forte tensione lungo la Linea Blu, dove la tregua mediata dagli Stati Uniti e dalla Francia dopo il conflitto del 2023–2024 aveva ridotto gli scontri ma non spento le reciproche ostilità. Il 6 giugno, un’unità dell’esercito libanese in transito sulla strada Kfartebnit–al-Khardali è stata colpita da fuoco israeliano: sono morti un generale di brigata, un capitano e un soldato semplice. Per il governo di Beirut l’episodio «mina gli sforzi diplomatici» e delegittima le forze armate nazionali, uniche istituzioni in grado di garantire la stabilità interna accanto alla missione UNIFIL. Proprio il contingente italiano, con oltre mille uomini schierati nel sud del Paese, osserva con apprensione l’erosione del cessate il fuoco: ogni violazione accresce il rischio di un coinvolgimento diretto dei caschi blu.

Da Bruxelles l’attenzione è puntata sul precedente chimico. L’uso massiccio di glifosato, sospettato di essere cancerogeno e di contaminare le falde, richiama il dibattito sull’impiego di defoglianti in conflitti passati e solleva interrogativi sulla necessità di rafforzare i meccanismi di verifica della Chemical Weapons Convention. Analisti mediorientali sottolineano come la memoria dell’operazione israeliana «Piombo fuso» e dei successivi round bellici renda la denuncia libanese un’arma diplomatica per riportare la questione dei confini al centro dell’agenda internazionale. A Washington, l’amministrazione democratica si trova in bilico tra il tradizionale sostegno a Israele e la volontà di non apparire acquiescente di fronte a metodi che evocano crimini di guerra.

La risposta del Consiglio di Sicurezza resta incerta. In passato simili iniziative libanesi si sono arenate per il veto statunitense, ma il doppio binario – erbicidi e attacchi all’esercito – potrebbe spingere alcuni membri europei a chiedere almeno una dichiarazione presidenziale di condanna. Per l’Italia, che ambisce a un seggio non permanente nel 2027 e ha forti interessi nella stabilizzazione del Levante, la crisi rappresenta un banco di prova diplomatico. Se il Palazzo di Vetro non offrirà risposte concrete, il Libano potrebbe rivolgersi alla Corte Penale Internazionale, allargando il fronte legale contro lo Stato ebraico.

Divergenza delle fonti

Geopolitica · 3 testate · 3 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

3 testate · 3 lingue

Articoli correlati

Società

Tragedia aerea a Rio: Oliver Tree, Gaspi e Lucas Vignale tra le sei vittime

11 lingue · 40 testate

Geopolitica

L’incidente del B-52 in California e l’età fragile della deterrenza americana

9 lingue · 40 testate

Sport

Tunisia licenzia Lamouchi dopo il crollo con la Svezia: primo esonero in corsa al Mondiale 2026

8 lingue · 31 testate

Leggi di più