
León XIV in Spagna: fiumi di folla, sicurezza record e il paradosso dei muri
La visita apostolica ha mobilitato milioni di fedeli e un imponente dispositivo di polizia, mentre in Italia si levano voci critiche sul dialogo interreligioso e l'appello all'abbattimento dei muri.
La settimana spagnola di Leone XIV si è chiusa con numeri che hanno sorpreso persino gli organizzatori più ottimisti. Secondo le stime diffuse dai media iberici, oltre 400 milioni di persone hanno seguito in digitale le celebrazioni, mentre un milione e duecentomila fedeli hanno partecipato alla messa del Corpus Christi, mezzo milione di giovani alla veglia, e altre decine di migliaia hanno gremito il percorso verso la Sagrada Familia e lo stadio Santiago Bernabéu. Al momento dell’Angelus domenicale, il Pontefice ha voluto ringraziare «il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione», rivolgendo un pensiero speciale al Re Felipe VI. Un viaggio che, nelle parole di León XIV, ha già «legato il suo pontificato alla Spagna».
Dietro l’abbraccio oceanico, tuttavia, si è consumato il più imponente dispositivo di sicurezza mai orchestrato dalla Policía Nacional. Il Ministero dell’Interno spagnolo ha parlato di «dispiegamento senza precedenti», consapevole che, come hanno rievocato fonti della sicurezza iberica, «il Papa resta un obiettivo per i gruppi jihadisti». Oltre agli agenti mobilitati, 2.600 volontari hanno seguito un master accelerato per gestire le emergenze, preparati a non farsi prendere dal panico qualora il 112 fosse andato in saturazione. La macchina organizzativa ha retto, e la polizia spagnola ne è uscita rivendicando con orgoglio il proprio ruolo, in un’operazione che ha unito logistica militare e devozione popolare.
Eppure, dall’Italia lo sguardo sulla visita è stato più tagliente. Alcuni commentatori hanno puntato il dito contro l’esaltazione, da parte del Papa, del dialogo fra cristiani e musulmani nella Spagna medievale, ricordando che la penisola iberica fu invasa nel 711 e rimase sotto dominio islamico per otto secoli. «È ovvio che ci siano stati rapporti, ma restavano sempre invasori e invasi», si legge in un editoriale che ha fatto rumore. La critica si è poi concentrata sull’appello di León XIV a fare a meno dei muri: «la sicurezza matura nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere fianco a fianco». Parole pronunciate mentre lo Stato vaticano è circondato da alte mura che impediscono ingressi illegali, e in un Paese, la Spagna, che riconquistò la propria libertà solo con le armi della Reconquista.
La tensione tra il messaggio universale del Pontefice e le asprezze della storia non è nuova, ma assume contorni particolari in un’Europa segnata dal terrorismo e dalle crisi migratorie. Se da Madrid e Barcellona si celebra una Chiesa capace di riempire stadi e cattedrali, da Roma e da ambienti conservatori si leva il monito a non dimenticare che il dialogo interreligioso non può cancellare i conflitti del passato né le sfide del presente. La visita di Leone XIV, con la sua combinazione di folla, sicurezza e controversia, rilancia così un interrogativo che attraversa l’intero continente: come costruire ponti senza smantellare le difese che le società percepiscono come essenziali. Il Papa argentino, già prefetto della Congregazione per i vescovi, sembra indicare una strada stretta, in cui la memoria non deve diventare prigione, ma neppure ingenuità.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il viaggio del Papa in Spagna è stato accolto con gratitudine e imponenti misure di sicurezza, ma alcuni commentatori mediterranei mettono in guardia: il dialogo con l'Islam promosso da Leone XIV dimentica secoli di invasione e la contraddizione delle mura vaticane.
Il viaggio del Papa in Spagna si è trasformato in un fenomeno globale di fede, con milioni di persone collegate online e folle oceaniche, rivelando una devozione vivace che ha sorpreso il mondo e rafforzato il legame tra la Chiesa e il popolo.
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