
La svolta restrittiva dell’America: anagrafi statali, fine dei TPS e visti a rischio
Dal Mississippi a New York, tra luglio e agosto entrano in vigore norme che ridefiniscono l’accesso al territorio e ai documenti per milioni di migranti.
Il 1° luglio entra in vigore in Mississippi una legge che incarica la polizia statale di creare un registro degli immigrati privi di status legale, raccogliendo nomi, indirizzi e precedenti penali. La norma, parte di un’ondata di oltre cento leggi migratorie approvate negli Stati Uniti quest’anno, si inserisce in un quadro di restrizioni federali che la Corte Suprema ha appena avallato: il 25 giugno i giudici hanno stabilito che l’amministrazione Trump può revocare lo Status di Protezione Temporanea (TPS) a circa 350mila haitiani e 6.100 siriani, esponendoli all’espulsione. Contemporaneamente, una sentenza nel caso Blanche v. Lau consente di trattare i titolari di green card con determinati precedenti penali come richiedenti ammissione al rientro, invertendo l’onere della prova.
Secondo l’American Immigration Council e l’ACLU del Mississippi, il registro statale favorisce la profilazione razziale e rischia di minare la fiducia nelle forze dell’ordine, riducendo le denunce. Il governatore dell’Ohio, il repubblicano Mike DeWine, ha avvertito che la revoca del TPS priverà l’economia locale di lavoratori essenziali nel settore sanitario, definendo “non nel nostro interesse” l’allontanamento di chi assiste anziani e malati. Dal canto suo, il ministro della Sicurezza interna Markwayne Mullin ha offerto un biglietto aereo e 2.100 dollari a chi accetti di rimpatriare, ribadendo che la protezione temporanea “non è uno status permanente”. In ambito giudiziario, l’Associazione americana degli avvocati dell’immigrazione ha parlato di “perdita catastrofica”.
Le conseguenze si estendono oltre i confini dell’immigrazione irregolare. Il nuovo criterio dell’Uscis per l’aggiustamento dello status costringerà molti titolari di visti temporanei a uscire dal Paese per richiedere la green card presso un consolato, colpendo in particolare California, Florida, Texas e New York, dove nel 2023 si è concentrato oltre il 50% delle residenze permanenti concesse internamente. Per i messicani, la frontiera resta un nodo: la Secretaría de Relaciones Exteriores ricorda che il visto B1/B2 o la Border Crossing Card non garantiscono l’ingresso, e gli agenti della CBP possono negarlo in base a valutazioni discrezionali. Sul fronte opposto, lo Stato di New York ha reso disponibile una targa commemorativa per il 250° anniversario dell’indipendenza accessibile anche a chi è privo di documenti, purché in possesso di una patente ottenuta con la Green Light Law, che vieta la condivisione dei dati con le agenzie federali.
In un quadro di crescente pressione amministrativa, anche altri Paesi sperimentano forme di controllo capillare: in Kenya, dal 1° luglio scattano ispezioni annuali obbligatorie per i veicoli privati con più di quattro anni, al costo di 2.000 scellini, sebbene la polizia stradale non le farà rispettare immediatamente. Negli Stati Uniti, le organizzazioni per i diritti dei migranti raccomandano di portare sempre con sé documenti che attestino almeno due anni di presenza continuativa – come certificati di nascita dei figli, dichiarazioni fiscali o buste paga – per scongiurare l’espulsione accelerata. Il dossier resta aperto: si attendono i regolamenti attuativi del Mississippi e le prime decisioni dei tribunali inferiori sulle revoche dei TPS, mentre il Congresso non ha ancora calendarizzato alcuna riforma complessiva.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
I latinos subiscono un colpo all'integrazione: il DHS rende la cittadinanza inaccessibile ai lavoratori poveri.
Si enfatizzano l'importo esatto e l'impatto sulla comunità latina, suscitando empatia e denuncia, senza contrappesi come i benefici del sistema.
Non si menziona che gli aumenti servono anche a finanziare miglioramenti del sistema immigratorio né il contesto di oneri amministrativi crescenti.
La Gran Bretagna espande i centri per immigrati clandestini, mentre gli USA blindano i confini: la migrazione incontrollata è una minaccia globale che richiede risposte decise.
Si crea un parallelismo tra le politiche di diversi paesi per legittimare azioni repressive come necessità oggettiva, normalizzando il controllo duro.
Non si discutono le cause profonde della migrazione né le alternative umanitarie, e si trascura il contesto specifico statunitense.
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