
La partita globale dei dazi: India cerca un vantaggio, Brasile e Marocco diversificano
Mentre il rappresentante commerciale USA arriva a Delhi per chiudere un’intesa prima del 24 luglio, altre economie emergenti accelerano accordi alternativi per ridurre la dipendenza da Washington e Pechino.
Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, è atteso a Delhi per due giorni di colloqui con il ministro indiano Piyush Goyal, con l’obiettivo di finalizzare la prima fase di un accordo commerciale bilaterale prima che il 24 luglio scada il dazio temporaneo del 10% imposto da Washington su tutti i partner. Secondo fonti vicine al governo indiano, Nuova Delhi punta a ottenere un vantaggio tariffario misurabile rispetto a economie concorrenti del Sud-est asiatico come Vietnam e Bangladesh, e chiede garanzie esplicite che gli Stati Uniti non introducano nuovi dazi dopo la firma dell’intesa. La cornice negoziale concordata a febbraio prevedeva un’aliquota del 18% sulle esportazioni indiane – inferiore a quella applicata ad altri paesi della regione – ma la sentenza della Corte Suprema americana che ha invalidato i dazi reciproci generalizzati ha rallentato il percorso, mentre un’indagine ai sensi della Sezione 301 su presunto eccesso di capacità industriale e lavoro forzato aggiunge complessità al dossier.
L’offensiva tariffaria statunitense sta ridisegnando le strategie commerciali di numerose economie emergenti. Secondo analisti di Bruxelles, il Brasile – colpito da un’indagine Section 301 che potrebbe tradursi in dazi del 25% su circa un terzo delle sue vendite negli USA, più un ulteriore 10% per presunta tolleranza verso il lavoro schiavile – ha impresso un’accelerazione ai negoziati con altri blocchi. Dopo aver concluso a settembre 2025 l’accordo tra Mercosur e l’Associazione europea di libero scambio (Efta), che liberalizza immediatamente il 97% dei prodotti scambiati con Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein, Brasilia ha intensificato i rapporti con Messico e Canada – acquirenti di manufatti brasiliani – e ha avviato colloqui per un’intesa commerciale con il Giappone a margine del G7 in Francia. L’intesa Mercosur-Unione Europea, sebbene ancora soggetta a divergenze, è considerata da Bruxelles il più importante accordo commerciale mai negoziato dal blocco sudamericano.
Nel quadrante asiatico, la camera di commercio indonesiana ha inviato una delegazione a Pechino per aumentare un interscambio che, con 168 miliardi di dollari, resta inferiore a quello di Malesia e Vietnam con la Cina. Il Marocco, da parte sua, ha schierato il ministro delegato agli Investimenti a Pechino per corteggiare le imprese cinesi, presentando il Regno come piattaforma produttiva con accesso al mercato africano e incentivi legati ai cantieri della Coppa del Mondo 2030. Secondo i dati presentati dal ministro Karim Zidane, gli investimenti diretti cinesi in Marocco hanno raggiunto i 2 miliardi di dirham nel 2025, mentre 381 progetti sono stati approvati sotto la nuova Carta degli investimenti per un valore complessivo di 580 miliardi di dirham.
Per l’Italia e l’Europa, la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento globali comporta rischi e opportunità. L’intesa Mercosur-Efta e il possibile accordo Mercosur-Canada offrono ai produttori europei nuovi canali di approvvigionamento e sbocco, ma la pressione americana sui manufatti indiani e brasiliani – inclusi i settori tessile e calzaturiero – potrebbe dirottare volumi di export a basso costo verso il mercato europeo, aumentando la concorrenza per le imprese italiane. Al contempo, la proposta di dazi aggiuntivi fino al 12,5% sulle importazioni da paesi ritenuti negligenti sul lavoro forzato, che colpirebbe anche India, Cina e Vietnam, rischia di comprimere i margini già sottili dell’industria dell’abbigliamento, senza offrire a Nuova Delhi un vantaggio competitivo reale su Pechino. I prossimi passaggi attesi sono la conclusione dei colloqui di Delhi entro la settimana e, per Brasilia, la possibile conferma delle sanzioni commerciali americane a luglio, mentre il Mercosur prosegue il percorso di ratifica dell’accordo con l’Efta e avvia il dialogo formale con Ottawa.
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L'India sta spingendo per concludere un accordo commerciale con gli Stati Uniti che le garantisca un vantaggio tariffario rispetto a concorrenti asiatici come Vietnam e Bangladesh. Nuova Delhi cerca anche assicurazioni che Washington non imponga nuovi dazi dopo l'intesa, mentre gli esportatori tessili temono che le proposte tariffe sul lavoro possano erodere margini già ridotti.
La visita del rappresentante commerciale statunitense a Nuova Delhi segna la spinta finale per concludere un accordo commerciale provvisorio, con l'India che cerca condizioni tariffarie migliori di quelle concesse ad altre economie asiatiche. Entrambe le parti lavorano per riparare relazioni tese, sullo sfondo di recenti incontri ad alto livello e incidenti di sicurezza regionale.
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