
La Kaaba si ammanta di seta e oro: il rito del Kiswa apre l’anno 1448
Mille chili di seta, 120 d’oro e 100 d’argento: il drappo sacro viene sostituito ogni primo Muharram in una cerimonia che intreccia fede, artigianato e soft power saudita.
Con l’ingresso del nuovo anno islamico 1448, la sera del 15 giugno 2026, la Kaaba alla Mecca ha ricevuto la sua nuova Kiswa, il manto nero che avvolge l’edificio più sacro dell’Islam. L’operazione, coordinata dall’Autorità generale per la cura delle Due Sacre Moschee, ha mobilitato 159 tra tecnici e artigiani del Complesso Re Abdulaziz per la Kiswa, interamente saudita. Dopo aver rimosso gli ornamenti in metallo prezioso, le lampade e la cortina della porta, i pannelli della vecchia copertura sono stati calati e sostituiti uno a uno, in un rituale che affonda le radici nei secoli ma che oggi Riyad gestisce con precisione ingegneristica e devozione.
La manifattura della Kiswa richiede undici mesi di lavoro e impiega circa mille chilogrammi di seta naturale tinta di nero, su cui vengono tessuti 120 chili di fili d’oro e 100 d’argento. Le iscrizioni coraniche e i motivi decorativi che ornano i quattro pannelli e la sitara della porta sono il frutto di una maestria artigianale che il regno ha rivendicato come propria eccellenza: fino agli anni Sessanta il drappo veniva confezionato in Egitto, ma da decenni la produzione è stata internalizzata, trasformando un omaggio estero in un simbolo di autosufficienza e custodia dei Luoghi Santi.
Agli occhi del mondo musulmano, il cambio della Kiswa è molto più di un gesto cerimoniale. La stampa indonesiana – voce del più popoloso paese islamico – ha sottolineato il significato di purificazione e rinnovamento spirituale, citando responsabili sauditi dell’assistenza ai pellegrini per i quali il primo Muharram «segna la nascita di uno spirito nuovo e la purificazione del sé». Anche i media del Maghreb, dal Marocco all’Algeria, hanno dato ampio risalto alla meticolosità dell’intervento, interpretandolo come un momento di unità per la ummah, mentre le televisioni del Golfo hanno trasmesso in diretta le fasi della sostituzione, rafforzando il senso di partecipazione globale.
Dietro la solennità del rito si legge la strategia di soft power di Riyad, che attraverso la cura dei Luoghi Santi consolida la propria leadership nel mondo islamico e accompagna l’espansione del turismo religioso prevista da Vision 2030. Per l’Italia, che ospita una significativa comunità musulmana e intrattiene rapporti economici crescenti con il regno – dal settore energetico alla cooperazione culturale –, la Kiswa rappresenta anche un ponte simbolico: la sua fattura unisce eredità artigianale e tecnologie avanzate, ricordando che la modernizzazione saudita non rinuncia alla tradizione. Il nuovo anno hijri si apre così con un messaggio di rinnovamento che, dalla Penisola arabica, si irradia ben oltre i confini del pellegrinaggio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il rito annuale della sostituzione della Kiswah segna l'inizio del nuovo anno islamico 1448. Il momento è descritto come sacro, portatore di rinnovamento spirituale e di un nuovo spirito per la comunità musulmana. La cronaca unisce dettagli fattuali sull'evento alla sua dimensione simbolica.
L'Arabia Saudita riafferma la sua custodia dei luoghi santi rivestendo la Kaaba con una nuova Kiswa, frutto di 11 mesi di lavoro di 150 artigiani sauditi. La copertura, intessuta con fili d'oro e d'argento, esalta la maestria artigianale del Regno e la sua dedizione all'Islam. Il rito è presentato come una potente tradizione secolare che mette in mostra l'eccellenza saudita.
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