
La Germania fa marcia indietro sugli incentivi al solare domestico, e il mondo accelera sulle rinnovabili distribuite
Berlino estende di tre anni le tariffe di immissione per i piccoli impianti, mentre dall'Iran al Brasile si sperimentano nuovi modelli di accesso all'energia pulita senza oneri per le famiglie.
Il governo tedesco ha ceduto alle pressioni dell'industria e dei gestori di rete, prolungando fino a tre anni le tariffe di immissione garantite per i piccoli impianti fotovoltaici domestici. La bozza della nuova legge sulle energie rinnovabili (EEG), inviata venerdì sera a Länder e associazioni, ribalta l'impostazione originaria che puntava a spingere i prosumer verso l'autoconsumo e la vendita diretta sul mercato. Il voto in Consiglio dei ministri è atteso per il 29 luglio, con l'obiettivo di ottenere l'approvazione del Bundestag a settembre e il via libera di Bruxelles sugli aiuti di Stato entro fine anno.
La retromarcia è motivata dalla constatazione che il mercato della commercializzazione diretta per gli impianti di taglia minima è ancora immaturo: pochi operatori sono in grado di aggregare l'elettricità diffusa e venderla in borsa. Per questo la transizione sarà graduale, con un bonus specifico per chi sceglierà la via del mercato. Ma la mossa ha suscitato critiche sia tra gli operatori della nuova economia energetica, che denunciano l'impreparazione dei gestori di rete locali a gestire processi automatizzati di massa, sia tra gli economisti, secondo cui sovvenzionare impianti già ampiamente redditizi con l'abbinamento a batterie di accumulo rischia di minare il consenso attorno alla transizione energetica, favorendo in modo sproporzionato i proprietari di case benestanti.
La tensione tra incentivi, equità e tenuta della rete attraversa molti Paesi. In Iran, alle prese con picchi estivi che mettono sotto stress le infrastrutture, diverse province offrono sconti del 30% in bolletta alle famiglie che riducono i consumi del 10% o installano pannelli solari domestici. A Kerman, il gestore regionale si è scusato pubblicamente per i blackout e ha annunciato 650 megawatt di nuovo fotovoltaico entro il 2026, mentre invita i cittadini a ottimizzare l'uso dei condizionatori. In Svezia, un commentatore locale di Kristianstad sollecita il repowering degli aerogeneratori obsoleti e nuovi parchi solari per raggiungere l'autosufficienza regionale del 50% al 2030. In Sabah, Malesia, il governo statale ha presentato una tabella di marcia per arrivare al 50% di capacità rinnovabile entro il 2035, con grandi progetti solari, idroelettrici e sistemi di accumulo.
Modelli alternativi emergono dove il capitale iniziale resta una barriera. In Brasile, la climatech Lemon Energy offre crediti di energia solare condivisa senza investimenti iniziali: le famiglie si allacciano a impianti regionali e ricevono uno sconto fisso in bolletta, scavalcando la necessità di installare pannelli propri. Un approccio che, secondo i dati della piattaforma, coinvolge già oltre 40mila clienti e che potrebbe ridurre la dipendenza da sussidi diretti, spostando l'accesso all'energia pulita da un modello patrimoniale a uno di servizio.
La prossima tappa è il voto del gabinetto tedesco del 29 luglio, cui seguirà l'esame del Bundestag e la notifica a Bruxelles. L'esito di questo negoziato indicherà se l'Europa intende correggere la rotta degli incentivi o proseguire sulla strada di un sostegno prolungato alla generazione distribuita, in un momento in cui la capacità rinnovabile globale continua a crescere ma restano aperti i nodi della stabilità delle reti e dell'equità sociale.
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Il governo tedesco estende le tariffe incentivanti, bilanciando le richieste dei cittadini con le critiche degli economisti.
Presenta la decisione come un compromesso politico inevitabile, usando il linguaggio del pragmatismo per normalizzare la controversia.
Le voci critiche omettono i benefici per l'indipendenza energetica dei piccoli produttori; quelle favorevoli omettono i costi per i contribuenti.
Il governo iraniano si scusa con i cittadini e annuncia un piano ambizioso per il solare, incolpando le politiche passate e chiedendo collaborazione.
Usa la scusa e l'autocritica per legittimare l'azione statale, trasformando la crisi in opportunità di rilancio.
Non menziona i costi dei progetti solari né le sanzioni internazionali che limitano gli investimenti.
L'azienda Lemon Energy porta il solare nelle case brasiliane, tagliando le bollette e semplificando l'adozione.
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