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Societàlunedì 15 giugno 2026

La corsa digitale del Golfo e il paradosso della fiducia nell’intelligenza artificiale

Mentre Arabia Saudita e Oman accelerano su connettività e pagamenti elettronici, l’adozione di massa dell’IA in Medio Oriente, Brasile ed Europa rivela un divario crescente tra entusiasmo e affidabilità percepita.

La penisola arabica sta vivendo una primavera digitale senza precedenti. In Arabia Saudita, secondo i dati dell’autorità statistica nazionale, il 98,1 per cento delle imprese dispone di una connessione internet attiva, il ricorso ai servizi di e-government tocca il 93,2 per cento e l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale ha registrato un balzo del 20 per cento nel solo 2025. Più a est, in Oman, la transizione verso un’economia senza contante accelera con un vigore altrettanto notevole: la Banca Centrale del Sultanato segnala che il valore delle transazioni via gateway elettronici locali ha raggiunto 3,2 miliardi di rial omaniti, con una crescita del 76,3 per cento su base annua, mentre i pagamenti tramite codice QR sono letteralmente esplosi con un incremento del 133,5 per cento. Entrambi i Paesi interpretano questa corsa come leva strategica per diversificare le economie oltre gli idrocarburi, in linea con le rispettive visioni nazionali al 2030 e al 2040.

Eppure, proprio mentre l’infrastruttura digitale si estende a ritmi vertiginosi, il rapporto con l’intelligenza artificiale si rivela più ambivalente di quanto i meri tassi di diffusione lascino intendere. In Giordania, uno studio condotto da un grande operatore globale di pagamenti digitali rivela che l’80 per cento dei consumatori utilizza già l’IA per gli acquisti, ma solo il 16 per cento si fida a delegare a un agente automatizzato la fase critica del check-out. Il 48 per cento delle vittime di frodi segnala che l’inganno è avvenuto sui social media, gli stessi canali su cui l’81 per cento ha effettuato acquisti diretti tramite social commerce. Il paradosso è nitido: l’IA viene percepita contemporaneamente come futura guardiana contro le truffe – secondo l’81 per cento degli intervistati – e come strumento opaco che espone a rischi soprattutto i minori, con due terzi dei genitori che hanno visto un figlio cadere in trappola mentre giocava o faceva compere online. Non diversamente, in Brasile, un’indagine tra oltre milleduecento utenti di social network mostra che l’84 per cento dei partecipanti dà più valore ai contenuti realizzati da esseri umani, manifestando una diffidenza istintiva verso le immagini sintetiche generate da macchine. L’impressione, da Amman a San Paolo, è che il beneficio immediato in termini di velocità e personalizzazione riesca per ora a compensare l’ansia, ma la fiducia rimanga una valuta rara – una moneta che, come osservano gli analisti scandinavi, costituirà la vera posta in gioco della prossima fase di digitalizzazione.

Sul fianco occidentale dell’Eurasia, la questione si tinge di preoccupazioni politiche e generazionali. In Svezia, il recente dibattito sull’utilizzo di software statunitense per l’analisi di grandi masse di dati sensibili da parte delle forze di polizia ha riportato al centro la sovranità tecnologica e il controllo sulle infrastrutture cognitive dello Stato. Il tema non è più solo economico o di privacy individuale: è democratico. Parallelamente, l’Ungdomsbarometern svedese segnala che il 69 per cento dei giovani teme che l’IA renda più difficile l’accesso al mercato del lavoro, erodendo proprio quelle mansioni junior che storicamente fungevano da porta d’ingresso alla vita professionale. Un’inquietudine che risuona anche nei corridoi di Bruxelles, dove il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale tenta di costruire argini normativi, ma che nelle piazze e nei feed social si traduce in una domanda concreta: chi controllerà gli strumenti che decidono sempre più aspetti del nostro quotidiano?

Guardando al futuro prossimo, la scommessa mediorientale sulla connettività totale e sugli ecosistemi cashless si intreccia con una lezione che Europa e America Latina stanno imparando sulla propria pelle: l’adozione senza fiducia genera mercati rapidissimi ma fragili, esposti al disincanto e alla reazione regolatoria. Le economie del Golfo, forti di capitali ingenti e di scelte dirigiste, possono permettersi di investire in simultanea su infrastrutture, educazione e cybersecurity, forse riuscendo a colmare quel divario percettivo che altrove si allarga. Per l’Italia e l’Europa tutta, il banco di prova sarà la capacità di coniugare il pragmatismo saudita e omanita con la cultura della protezione dei diritti, evitando sia l’ingenuità tecnofila sia la paralisi. In ballo non c’è soltanto una quota di Pil digitale, ma la definizione stessa del patto tra cittadino, impresa e algoritmo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa del Golfo araboStampa europea continentale
Stampa del Golfo arabo
pragmatismodistacco

La trasformazione digitale nel Golfo è quasi completata, con una diffusione quasi totale di internet e un boom dei pagamenti elettronici; tuttavia la fiducia si sta incrinando, soprattutto quando l'intelligenza artificiale gestisce gli acquisti e le truffe sui social aumentano, spingendo a chiedere protezioni estese oltre la responsabilità individuale.

Stampa europea continentale/ nordica
allarmescetticismo

Nell'Europa nordica, la luce digitale nasconde un deficit di fiducia: i cittadini condividono entusiasti dati personali con gli assistenti AI, ma il crescente disagio alimenta richieste politiche di riprendere il controllo dai giganti tecnologici stranieri, rievocando l'imprudenza dei primi social media.

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Trump: «Putin e Zelensky aperti a un accordo». Proposto un vertice negli Usa·L’incidente del B-52 in California e l’età fragile della deterrenza americana·L’intelligenza artificiale non taglia i costi, ma ridisegna la mappa del lavoro e della spesa·India A tra polemiche e Super Over: la notte di Dambulla infiamma il cricket giovanile·Abusi su minori a Bogotá: Petro chiede regole più dure per i cittadini USA·Bagaglio a mano gratis e posti famiglia: l’Europa riscrive i diritti dei passeggeri aerei·Canada frena l’estensione del suicidio assistito, mentre il Messico accende il dibattito·Tragedia aerea a Rio: Oliver Tree, Gaspi e Lucas Vignale tra le sei vittime·Trump: «Putin e Zelensky aperti a un accordo». Proposto un vertice negli Usa·L’incidente del B-52 in California e l’età fragile della deterrenza americana·L’intelligenza artificiale non taglia i costi, ma ridisegna la mappa del lavoro e della spesa·India A tra polemiche e Super Over: la notte di Dambulla infiamma il cricket giovanile·Abusi su minori a Bogotá: Petro chiede regole più dure per i cittadini USA·Bagaglio a mano gratis e posti famiglia: l’Europa riscrive i diritti dei passeggeri aerei·Canada frena l’estensione del suicidio assistito, mentre il Messico accende il dibattito·Tragedia aerea a Rio: Oliver Tree, Gaspi e Lucas Vignale tra le sei vittime·
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lunedì 15 giugno 2026

La corsa digitale del Golfo e il paradosso della fiducia nell’intelligenza artificiale

Mentre Arabia Saudita e Oman accelerano su connettività e pagamenti elettronici, l’adozione di massa dell’IA in Medio Oriente, Brasile ed Europa rivela un divario crescente tra entusiasmo e affidabilità percepita.

La penisola arabica sta vivendo una primavera digitale senza precedenti. In Arabia Saudita, secondo i dati dell’autorità statistica nazionale, il 98,1 per cento delle imprese dispone di una connessione internet attiva, il ricorso ai servizi di e-government tocca il 93,2 per cento e l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale ha registrato un balzo del 20 per cento nel solo 2025. Più a est, in Oman, la transizione verso un’economia senza contante accelera con un vigore altrettanto notevole: la Banca Centrale del Sultanato segnala che il valore delle transazioni via gateway elettronici locali ha raggiunto 3,2 miliardi di rial omaniti, con una crescita del 76,3 per cento su base annua, mentre i pagamenti tramite codice QR sono letteralmente esplosi con un incremento del 133,5 per cento. Entrambi i Paesi interpretano questa corsa come leva strategica per diversificare le economie oltre gli idrocarburi, in linea con le rispettive visioni nazionali al 2030 e al 2040.

Eppure, proprio mentre l’infrastruttura digitale si estende a ritmi vertiginosi, il rapporto con l’intelligenza artificiale si rivela più ambivalente di quanto i meri tassi di diffusione lascino intendere. In Giordania, uno studio condotto da un grande operatore globale di pagamenti digitali rivela che l’80 per cento dei consumatori utilizza già l’IA per gli acquisti, ma solo il 16 per cento si fida a delegare a un agente automatizzato la fase critica del check-out. Il 48 per cento delle vittime di frodi segnala che l’inganno è avvenuto sui social media, gli stessi canali su cui l’81 per cento ha effettuato acquisti diretti tramite social commerce. Il paradosso è nitido: l’IA viene percepita contemporaneamente come futura guardiana contro le truffe – secondo l’81 per cento degli intervistati – e come strumento opaco che espone a rischi soprattutto i minori, con due terzi dei genitori che hanno visto un figlio cadere in trappola mentre giocava o faceva compere online. Non diversamente, in Brasile, un’indagine tra oltre milleduecento utenti di social network mostra che l’84 per cento dei partecipanti dà più valore ai contenuti realizzati da esseri umani, manifestando una diffidenza istintiva verso le immagini sintetiche generate da macchine. L’impressione, da Amman a San Paolo, è che il beneficio immediato in termini di velocità e personalizzazione riesca per ora a compensare l’ansia, ma la fiducia rimanga una valuta rara – una moneta che, come osservano gli analisti scandinavi, costituirà la vera posta in gioco della prossima fase di digitalizzazione.

Sul fianco occidentale dell’Eurasia, la questione si tinge di preoccupazioni politiche e generazionali. In Svezia, il recente dibattito sull’utilizzo di software statunitense per l’analisi di grandi masse di dati sensibili da parte delle forze di polizia ha riportato al centro la sovranità tecnologica e il controllo sulle infrastrutture cognitive dello Stato. Il tema non è più solo economico o di privacy individuale: è democratico. Parallelamente, l’Ungdomsbarometern svedese segnala che il 69 per cento dei giovani teme che l’IA renda più difficile l’accesso al mercato del lavoro, erodendo proprio quelle mansioni junior che storicamente fungevano da porta d’ingresso alla vita professionale. Un’inquietudine che risuona anche nei corridoi di Bruxelles, dove il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale tenta di costruire argini normativi, ma che nelle piazze e nei feed social si traduce in una domanda concreta: chi controllerà gli strumenti che decidono sempre più aspetti del nostro quotidiano?

Guardando al futuro prossimo, la scommessa mediorientale sulla connettività totale e sugli ecosistemi cashless si intreccia con una lezione che Europa e America Latina stanno imparando sulla propria pelle: l’adozione senza fiducia genera mercati rapidissimi ma fragili, esposti al disincanto e alla reazione regolatoria. Le economie del Golfo, forti di capitali ingenti e di scelte dirigiste, possono permettersi di investire in simultanea su infrastrutture, educazione e cybersecurity, forse riuscendo a colmare quel divario percettivo che altrove si allarga. Per l’Italia e l’Europa tutta, il banco di prova sarà la capacità di coniugare il pragmatismo saudita e omanita con la cultura della protezione dei diritti, evitando sia l’ingenuità tecnofila sia la paralisi. In ballo non c’è soltanto una quota di Pil digitale, ma la definizione stessa del patto tra cittadino, impresa e algoritmo.

Divergenza delle fonti

Società · 3 testate · 3 lingue

44%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale33%
Critico67%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa del Golfo araboStampa europea continentale
Stampa del Golfo arabo
pragmatismodistacco

La trasformazione digitale nel Golfo è quasi completata, con una diffusione quasi totale di internet e un boom dei pagamenti elettronici; tuttavia la fiducia si sta incrinando, soprattutto quando l'intelligenza artificiale gestisce gli acquisti e le truffe sui social aumentano, spingendo a chiedere protezioni estese oltre la responsabilità individuale.

Stampa europea continentale/ nordica
allarmescetticismo

Nell'Europa nordica, la luce digitale nasconde un deficit di fiducia: i cittadini condividono entusiasti dati personali con gli assistenti AI, ma il crescente disagio alimenta richieste politiche di riprendere il controllo dai giganti tecnologici stranieri, rievocando l'imprudenza dei primi social media.

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