
Toy Story 5, il ritorno dei giocattoli fra schermi nemici e un pallone da football australiano
Mentre il quinto capitolo porta sul grande schermo la competizione con iPad e dispositivi digitali, un’intervista a Sydney rilancia il sogno di un nuovo personaggio per il futuro della saga.
A pochi giorni dall’uscita mondiale di Toy Story 5, il franchise Pixar che ha ridefinito l’animazione si trova al centro di un curioso cortocircuito mediatico. Durante un’intervista australiana con Tom Hanks e Tim Allen, il conduttore Matt Shirvington ha mostrato un modellino di pallone da football AFL con braccia, capelli neri e un volto di plastica, battezzato Sherry. Hanks, che ha trascorso lunghi periodi in Australia, ha accolto l’idea con entusiasmo, immaginando per la palla ovale accessori e meccanismi sonori tutti da inventare. L’episodio, diventato virale, ha subito acceso le fantasie dei fan su un possibile sesto capitolo, mentre il quinto arriva nelle sale italiane con un’urgenza narrativa ben più malinconica: la lotta per l’attenzione dei bambini nell’era degli schermi tattili.
Dietro la macchina da presa, il regista Andrew Stanton e la produttrice Lindsey Collins, incontrati dalla stampa scandinava, ammettono l’ironia di una critica alle tech company prodotta proprio da un colosso come Disney. Nel nuovo film, Woody, Buzz e la cowgirl Jessie si sentono soppiantati da tablet e videogiochi, un tema che Pixar aveva già sfiorato ma che ora affronta con maturità, anche grazie al personaggio di Jessie. L’attrice Joan Cusack, voce storica della cowgirl, racconta dal Nord America come Jessie si trasformi in emblema di cura e resilienza mentre cerca di consolare Bonnie, la bambina che cresce e cambia interessi quasi senza accorgersene.
Sul versante latinoamericano, il doppiaggio ha assunto contorni quasi identitari. In Messico, la cantante Belinda ha debuttato come voce del nuovo giocattolo Lily Pad, parlando di “un sogno che si realizza”, mentre Irán Castillo, storica voce di Jessie per il pubblico ispanofono, ha anticipato una pellicola “divertente e commovente”. L’onda lunga di Toy Story, che da trent’anni parla di amicizia, crescita e distacco, si rigenera così in caleidoscopio culturale: ogni regione vi proietta le proprie icone, dai palloni da rugby australiani ai talenti pop messicani, mentre in Europa le piattaforme Disney+ tengono viva l’intera saga in streaming.
A trent’anni dal primo, rivoluzionario lungometraggio in computer grafica, la scommessa di Toy Story 5 non è solo spettacolare ma esistenziale. Se da Stoccolma a Città del Messico il pubblico ritrova gli stessi giocattoli alle prese con l’obsolescenza, lo scherzo di un conduttore a Sydney rivela una verità: la saga continuerà finché ci saranno oggetti capaci di incarnare affetti, siano essi vecchi pupazzi o un pallone con gli occhi. E forse, proprio mentre l’industria si interroga sull’intelligenza artificiale, il cinema d’animazione riscopre che l’unica tecnologia insostituibile resta la fantasia di un bambino.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un conduttore australiano ha proposto a Tom Hanks e Tim Allen un nuovo personaggio per Toy Story: un pallone da football australiano di nome Sherry con braccia minuscole e una faccia di plastica. Le star di Hollywood sono state subito conquistate dall'idea, aprendo alla possibilità che un giocattolo ispirato all'AFL appaia in un futuro sequel.
La stampa scandinava osserva che Toy Story 5 è più gentile che mai, mentre prende bonariamente in giro l'industria tecnologica. I registi ammettono l'ironia che un film Disney-Pixar, colosso tech a sua volta, racconti la storia di giocattoli soppiantati da iPad e schermi, ridendo della contraddizione.
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