
Strage nella gola di Harego: il bus precipita per 100 metri, decine di morti in Etiopia
Un autobus sovraffollato è uscito di strada su un tornante della regione Amhara; i soccorsi ritardati hanno aggravato un bilancio che oscilla tra 28 e 31 vittime.
L’ennesima tragedia della strada ha colpito l’Etiopia all’alba di lunedì, quando un autobus partito da Dessie e diretto ad Addis Abeba è precipitato in un dirupo profondo un centinaio di metri lungo la tortuosa via conosciuta come Harego “S”. Secondo le autorità regionali dell’Amhara, il bilancio ufficiale parla di almeno 28 morti, ma fonti internazionali e media europei – tra cui l’agenzia Associated Press e testate scandinave – hanno riferito di 31 vittime e oltre 33 feriti, molti dei quali in condizioni critiche. Il veicolo, descritto come sovraffollato, si è schiantato in una gola dove l’assenza di infrastrutture di base e di servizi di ambulanza ha ritardato i soccorsi: diversi sopravvissuti sono stati trasportati in ospedale con mezzi pubblici, e circa trenta persone sarebbero decedute proprio a causa dei ritardi negli interventi. Tra le vittime figura anche il conducente.
L’incidente si inserisce in un quadro cronico di insicurezza stradale che affligge il secondo Paese più popoloso dell’Africa. Le arterie etiopi, spesso mal tenute e prive di segnaletica adeguata, sopportano un traffico crescente in un contesto di standard di guida scadenti e manutenzione carente dei mezzi. A dicembre 2024, un camion precipitato in un fiume nella regione meridionale di Sidama aveva ucciso oltre 70 persone; la sciagura di Harego viene già descritta da osservatori locali come la più letale degli ultimi venticinque anni. L’urbanizzazione accelerata e la crescita economica del Paese non sono state accompagnate da investimenti proporzionali nella sicurezza dei trasporti, trasformando ogni viaggio interurbano in un rischio calcolato per milioni di cittadini.
Dagli analisti europei, la vicenda rilancia interrogativi sulla cooperazione allo sviluppo. L’Etiopia è un partner strategico per l’Italia e per Bruxelles nella gestione dei flussi migratori e nella stabilizzazione del Corno d’Africa, e riceve fondi significativi per infrastrutture e capacity building. Eppure, la sicurezza stradale resta una voce marginale nei programmi di assistenza, nonostante il suo impatto diretto sulla vita quotidiana e sull’economia. La regione Amhara, inoltre, è attraversata da tensioni politiche e scontri tra forze governative e milizie Fano, che distolgono risorse già scarse dalla manutenzione delle reti viarie e dall’organizzazione di soccorsi tempestivi.
Addis Abeba ha annunciato un’inchiesta, ma le indagini su disastri precedenti hanno raramente prodotto riforme strutturali. La speranza, alimentata anche da osservatori internazionali, è che questa strage – con il suo carico di immagini di un autobus quasi totalmente distrutto su un pendio – possa imprimere una svolta normativa: limiti al sovraffollamento, controlli tecnici obbligatori e un potenziamento dei servizi di emergenza lungo le direttrici più pericolose. Fino a quel momento, per chi viaggia da Dessie alla capitale, il bus rimarrà un simbolo di mobilità precaria, sospeso tra la necessità di spostarsi e il rischio di precipitare nel vuoto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media russi ignorano la tragedia dell'autobus in Etiopia e riferiscono invece di un incidente stradale locale nella regione di Tjumen, con un morto e 11 feriti, evidenziando l'intervento statale nell'emergenza.
La stampa europea continentale inquadra l'incidente come conseguenza di strade mal tenute e autobus sovraffollati in Etiopia, sottolineando i ritardi nei soccorsi e definendolo il più mortale degli ultimi 25 anni, con un tono di critica preoccupata.
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