
LineShine riporta la Cina in vetta al supercalcolo dopo nove anni, con un sistema interamente domestico
Il supercomputer di Shenzhen supera El Capitan con 2,19 exaflops, segnando il primo primato cinese dal 2017 e dimostrando l'autonomia tecnologica raggiunta nonostante le restrizioni sui semiconduttori.
La classifica TOP500, pubblicata il 24 giugno durante la conferenza ISC 2026 ad Amburgo, registra un cambiamento al vertice: il supercomputer cinese LineShine scalza l’americano El Capitan con una prestazione sostenuta di 2,198 exaflops, superiore del 22% rispetto agli 1,809 exaflops del sistema installato al Lawrence Livermore National Laboratory. È la prima volta dal 2017, quando Sunway TaihuLight occupava la prima posizione, che un sistema cinese torna a guidare la lista, e porta a cinque il numero di macchine exascale pubblicamente censite, insieme a Frontier, Aurora e al tedesco JUPITER Booster.
LineShine, sviluppato dal Centro nazionale di supercalcolo di Shenzhen, si distingue per un’architettura basata esclusivamente su processori centrali (CPU) di progettazione locale, memoria a banda larga e sistema operativo Kylin, senza ricorrere a GPU occidentali né all’ecosistema CUDA di Nvidia. Secondo gli organizzatori del TOP500, si tratta del primo e unico sistema a superare i 2 exaflops con un design CPU-only. Nell’ottica di Pechino, il risultato assume un valore che va oltre la pura potenza di calcolo: rappresenta la dimostrazione di una filiera hardware-software indipendente, costruita in risposta alle restrizioni statunitensi sull’export di semiconduttori avanzati. Jack Dongarra, co-curatore della lista, ha osservato che i controlli «possono rallentare l’accesso a certi componenti, ma forniscono anche un forte incentivo a sviluppare alternative domestiche».
Il primato va tuttavia letto alla luce dei limiti del benchmark LINPACK, che misura la capacità di risolvere densi sistemi di equazioni lineari e riflette carichi di lavoro tipici del calcolo scientifico classico. LineShine scende al quarto posto su benchmark più rappresentativi dei carichi legati all’intelligenza artificiale, oggi centrali nella competizione tecnologica. Inoltre, infrastrutture massive ottimizzate per l’IA sviluppate da Microsoft, Amazon, Google e dalla xAI di Elon Musk – come il sistema Colossus con 200.000 chip specializzati – non vengono sottoposte alla classifica pubblica, rendendo il confronto diretto parziale. Nell’analisi degli esperti occidentali, il TOP500 resta un indicatore di prestigio ma non cattura l’intero panorama della potenza di calcolo disponibile per l’addestramento di modelli avanzati.
Per l’Europa, il quadro conferma una presenza solida ma distanziata: JUPITER Booster, allo Jülich Supercomputing Centre, chiude la top five exascale, mentre altri sistemi nel Regno Unito, in Italia, nei Paesi Bassi e in Svizzera compaiono tra le prime venti posizioni. Il prossimo aggiornamento semestrale della lista e l’evoluzione dei benchmark verso metriche ibride HPC-IA saranno i passaggi da osservare per valutare se la via cinese delle CPU domestiche potrà competere anche sul terreno dell’intelligenza artificiale su larga scala.
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La Cina è tornata in vetta alla classifica mondiale dei supercomputer dopo otto anni, grazie al sistema LineShine interamente progettato con componenti nazionali. Il risultato dimostra l'autosufficienza tecnologica del paese e segna una rivincita nei confronti degli Stati Uniti. La leadership riconquistata viene presentata come un traguardo strategico per la potenza computazionale cinese.
Un supercomputer cinese ha sottratto agli Stati Uniti il primato di macchina più veloce al mondo per la prima volta dal 2017. Il sistema utilizza esclusivamente microprocessori standard, senza ricorrere a chip grafici specializzati. La notizia viene riportata come un aggiornamento della classifica TOP500, sottolineando la fine di un dominio americano durato quasi un decennio.
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