
La Cina azzera i dazi per l’Africa: l’ora delle scelte strategiche tra commercio e sviluppo
Pechino elimina le barriere tariffarie per la maggior parte delle economie africane, innescando una riconfigurazione degli scambi mentre l’Ue moltiplica i forum e l’Africa accelera sull’agricoltura.
La decisione di Pechino di estendere l’accesso a dazio zero a gran parte delle economie del continente, applicata il mese scorso, sta già modificando i calcoli degli esportatori africani. Un produttore di cacao in Costa d’Avorio o di abbigliamento in Lesotho ora guarda a un mercato di 1,4 miliardi di consumatori senza l’ostacolo tariffario. L’iniziativa, priva del clamore dei summit, rappresenta la più concreta espansione commerciale cinese verso l’Africa degli ultimi anni e segna un contrasto con l’approccio europeo: mentre Bruxelles moltiplica gli strumenti di “de-risking” senza risultati misurabili, secondo fonti diplomatiche, Pechino offre piattaforme di sviluppo che i governi africani possono adattare ai propri percorsi interni.
Nel frattempo, l’Africa stessa sta investendo in modo massiccio sulla propria capacità produttiva, in particolare agricola. In Nigeria, la Banca dell’Agricoltura ha avviato la distribuzione di fertilizzanti, sementi ibride e prodotti fitosanitari a 500.000 piccoli coltivatori su oltre 20 Stati, con l’obiettivo di mettere a coltura 520.000 ettari e generare 2,6 milioni di tonnellate di cibo aggiuntivo. Parallelamente, il Fondo nazionale per lo sviluppo agricolo (NADF) ha consegnato 80.640 sacchi di fertilizzante nella zona del Sud-Sud, mentre la Fondazione per le Tecnologie Agricole Africane promuove il mais TELA, geneticamente migliorato per resistere a insetti e siccità, tra gli agricoltori di Kano. In Kenya, l’Istituto di ricerca agricola (KALRO) ha sviluppato varietà di mais tolleranti alla siccità e sta potenziando la produzione di riso con il progetto K-Ricebelt.
L’Unione europea non intende restare a guardare. Al decimo Forum Economico Nigeria-Ue, rappresentanti di Bruxelles e della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) hanno presentato la Nigeria come porta d’accesso a un mercato regionale di oltre 400 milioni di consumatori e al mercato continentale dell’Area di libero scambio africana (AfCFTA) di 1,4 miliardi di persone. A Lomé, un workshop regionale ha convalidato la Strategia di genere e commercio dell’Ecowas 2026-2030, mirata ad abbattere gli ostacoli informali e finanziari che frenano le donne commercianti transfrontaliere. Tuttavia, restano le rigidità europee: la Commissione, secondo fonti di Bruxelles, non ha ancora definito se la Cina sia partner, concorrente o rivale sistemico, e continua a proporre nuovi strumenti di difesa commerciale che non hanno ridotto la dipendenza.
Anche le politiche fiscali interne sono chiamate a sostenere la trasformazione. In Kenya, l’Autorità tributaria (KRA) ha introdotto piattaforme digitali come WhatsApp e il servizio USSD per semplificare la dichiarazione dei redditi e sta sperimentando dichiarazioni precompilate per ridurre l’evasione. La tassazione delle cooperative di risparmio resta, secondo analisti locali, un freno all’accumulazione di capitale. In Bangladesh, il governo ha ampliato la base imponibile con un approccio giudicato “estremamente logico” dal ministro della Pianificazione, mentre il bilancio 2026-27 viene interpretato come un laboratorio di apprendimento in corso d’opera.
I prossimi passi includono l’adozione formale della strategia Ecowas e l’avvio delle sue prime azioni prioritarie, la verifica dei raccolti nigeriani dopo la stagione in corso e il monitoraggio dei flussi commerciali con la Cina. Per l’Europa, la sfida è decidere se continuare con un dibattito diagnostico irrisolto o offrire ricette altrettanto pragmatiche.
| Stampa cinese | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.50 | aligned |
La Cina apre i suoi mercati e investe in Africa, dimostrando leadership mentre l'Europa esita.
Enfatizza i successi cinesi e minimizza le critiche, presentando l'iniziativa come inevitabile e benefica per entrambe le parti.
Tace le preoccupazioni africane sul debito e la concorrenza con le imprese locali, nonché le critiche europee sulle condizioni dei prestiti.
I paesi del Golfo competono in Africa con investimenti mirati, senza enfasi ideologica.
Presenta le attività in Africa come opportunità di business neutrali, evitando giudizi geopolitici e sottolineando i benefici reciproci.
Non menziona le tensioni tra Cina e UE né le critiche africane verso gli investitori esterni.
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