
L’Ue dà il via libera definitivo all’intesa commerciale con gli Stati Uniti
Il Consiglio europeo approva i regolamenti che attuano i dazi concordati, con clausole di salvaguardia e scadenza al 2029, mentre JPMorgan prepara la successione di Jamie Dimon.
Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato formalmente i due regolamenti che rendono operativo l’accordo commerciale con gli Stati Uniti siglato nell’agosto 2025. L’approvazione, giunta a pochi giorni dalla scadenza del 4 luglio minacciata da Donald Trump, scongiura una guerra tariffaria transatlantica e fissa un nuovo quadro per gli scambi: da un lato, i dazi americani sulla quasi totalità delle esportazioni europee vengono stabilizzati al 15 per cento; dall’altro, Bruxelles elimina i rimanenti dazi sui beni industriali statunitensi e concede accesso agevolato ad alcuni prodotti ittici e agricoli, estendendo la sospensione dei dazi sulle aragoste. Per l’Italia, secondo esportatore manifatturiero dell’Ue, l’intesa evita un aggravio immediato ma consolida un livello di protezione che penalizza settori come la meccanica, l’agroalimentare e la moda.
Il percorso dell’accordo è stato travagliato. Dopo l’intesa politica tra Ursula von der Leyen e Trump, il Parlamento europeo aveva bloccato la ratifica due volte: prima per le minacce statunitensi sulla Groenlandia, poi in seguito a una sentenza della Corte Suprema americana che invalidava parte del sistema tariffario. Per superare le resistenze, i legislatori europei hanno inserito meccanismi di salvaguardia rafforzati: una clausola di sospensione immediata delle preferenze tariffarie in caso di mancato rispetto degli impegni da parte di Washington, un meccanismo di emergenza contro picchi di importazioni dannosi per i produttori europei e una data di scadenza fissata al 31 dicembre 2029, con obbligo di valutazione d’impatto entro giugno dello stesso anno. Nell’ottica di Bruxelles, si tratta di un equilibrio tra apertura commerciale e difesa degli interessi strategici, in un contesto in cui l’amministrazione Trump continua a brandire la minaccia di dazi punitivi sul vino e lo champagne francesi e restano irrisolti i contenziosi su acciaio, alluminio e sussidi aeronautici.
Sullo sfondo, il mondo della finanza registra un altro passaggio generazionale. JPMorgan Chase, la più grande banca americana, ha nominato due co-presidenti, Doug Petno e Troy Rohrbaugh, segnando il passo più concreto verso la successione di Jamie Dimon, amministratore delegato dal 2006. La mossa, accompagnata dal ritiro di Marianne Lake, a lungo considerata una possibile erede, ridisegna gli equilibri al vertice dell’istituto e riflette una più ampia fase di transizione nelle leadership economiche globali, mentre le relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico restano sospese tra tregua precaria e nuove tensioni.
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Con la revisione del CUSMA a una settimana di distanza, le imprese della Columbia Britannica si preparano all'incertezza. Il premier ammette di essere solo uno spettatore, incapace di prevedere se i tre paesi estenderanno l'accordo per 16 anni o passeranno a revisioni annuali. L'ombra della retorica commerciale di Trump incombe sui negoziati, lasciando le economie locali nel limbo.
L'UE ha definitivamente sigillato il patto tariffario con Washington, superando l'ultimo ostacolo legislativo. Nonostante l'alta tensione provocata dalle minacce di Trump, il blocco presenta l'accordo come un impegno per un partenariato transatlantico stabile e prevedibile. L'approvazione è condizionata alla prontezza dell'UE a difendere i propri interessi in caso di inadempienza statunitense.
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