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Economia e Mercatilunedì 29 giugno 2026

L’intreccio tra affari di famiglia e diplomazia USA: il caso del tungsteno kazako

Un’inchiesta americana svela che i figli di Trump e la famiglia del segretario al Commercio hanno acquisito quote in un progetto minerario strategico mentre l’amministrazione negoziava l’accordo, sollevando interrogativi sul conflitto di interessi.

Un’ampia indagine giornalistica statunitense ha portato alla luce un meccanismo che intreccia diplomazia governativa e interessi privati: durante le trattative tra Washington e Astana per lo sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti di tungsteno ancora inutilizzati al mondo, i figli dell’allora presidente Donald Trump e la famiglia del segretario al Commercio Howard Lutnick sono entrati come investitori nell’operazione. La società Dominari Securities, con sede nella Trump Tower e partecipata da Donald Trump Jr. ed Eric Trump, ha acquisito una quota del 20% nella struttura societaria legata al progetto, mentre Cantor Fitzgerald, controllata dai Lutnick e guidata dai figli del ministro, ha contribuito a raccogliere 210 milioni di dollari per uno dei partner dell’affare. L’accordo finale tra le due amministrazioni è stato firmato appena sei giorni dopo l’ingresso dei veicoli riconducibili alle famiglie.

Il caso non è isolato. I veicoli di investimento che fanno capo ai Trump hanno sviluppato un modello ricorrente: entrare in società piccole e poco liquide, spesso con strumenti finanziari come i warrant, per poi beneficiare dell’impennata dei titoli al solo annuncio del coinvolgimento del nome Trump. Il fondo American Ventures, sempre con base nella Trump Tower, ha realizzato profitti cartacei per centinaia di milioni di dollari scommettendo su aziende che spaziano da un operatore di campi da golf poi fusosi con un produttore di droni militari, fino a una società di Hong Kong intenzionata a estrarre minerali in Kazakistan, operazione che ha generato un guadagno teorico di 132 milioni. Secondo i documenti federali esaminati, le famiglie Trump e Lutnick vantano interessi finanziari in almeno quattordici società minerarie che cercano o già ottengono sostegno governativo, per un valore complessivo vicino ai nove miliardi di dollari.

Il tungsteno è una materia prima strategica per l’industria tecnologica e della difesa, e gli Stati Uniti mirano a ridurre la dipendenza dalla Cina. Il Kazakistan, da parte sua, utilizza l’accordo per bilanciare l’influenza di Russia e Cina nella regione. La Casa Bianca e il Dipartimento del Commercio respingono ogni accusa di conflitto di interessi, sostenendo che le decisioni sono state prese esclusivamente nell’interesse della sicurezza nazionale. Da Mosca, gli analisti osservano con attenzione la penetrazione americana in Asia centrale, mentre in Europa il caso assume un rilievo particolare: l’Unione è impegnata a sua volta nella corsa ai minerali critici e negozia partnership con paesi terzi, e la vicenda mette in guardia sui rischi di opacità quando gli affari privati si sovrappongono alla diplomazia delle risorse.

Il sostegno federale al progetto kazako, che potrebbe arrivare fino a 1,6 miliardi di dollari tra prestiti e garanzie, non è ancora definitivo. L’inchiesta ha però già innescato un dibattito sulla necessità di una maggiore trasparenza, e il prossimo banco di prova sarà l’eventuale approvazione di quei finanziamenti pubblici, con la possibilità di un controllo congressuale. Per l’Italia e l’Europa, che dipendono in larga misura dalle importazioni di materie prime critiche, la vicenda offre uno spunto di riflessione sulle regole di ingaggio tra Stati e imprese nella geopolitica delle risorse.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affiniStampa europea continentale
Stampa iraniana e affini/ Regime
IndignazioneSchadenfreude

Gli affari della famiglia Trump sono di nuovo sotto accusa: un fondo legato ai figli del presidente avrebbe realizzato profitti cartacei per centinaia di milioni grazie a un accordo sul tungsteno kazako. L'intesa, agevolata dai negoziati diretti dell'amministrazione, svela un intreccio sfacciato tra interessi privati e cariche pubbliche.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
ScetticismoPragmatismo

L'inchiesta del New York Times getta un'ombra sull'accordo per il tungsteno tra l'amministrazione Trump e il Kazakistan, con i figli del presidente entrati nell'operazione come investitori. Nonostante la Casa Bianca neghi ogni conflitto di interessi, la tempistica solleva seri interrogativi sui confini tra diplomazia e affari di famiglia.

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lunedì 29 giugno 2026

L’intreccio tra affari di famiglia e diplomazia USA: il caso del tungsteno kazako

Un’inchiesta americana svela che i figli di Trump e la famiglia del segretario al Commercio hanno acquisito quote in un progetto minerario strategico mentre l’amministrazione negoziava l’accordo, sollevando interrogativi sul conflitto di interessi.

Un’ampia indagine giornalistica statunitense ha portato alla luce un meccanismo che intreccia diplomazia governativa e interessi privati: durante le trattative tra Washington e Astana per lo sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti di tungsteno ancora inutilizzati al mondo, i figli dell’allora presidente Donald Trump e la famiglia del segretario al Commercio Howard Lutnick sono entrati come investitori nell’operazione. La società Dominari Securities, con sede nella Trump Tower e partecipata da Donald Trump Jr. ed Eric Trump, ha acquisito una quota del 20% nella struttura societaria legata al progetto, mentre Cantor Fitzgerald, controllata dai Lutnick e guidata dai figli del ministro, ha contribuito a raccogliere 210 milioni di dollari per uno dei partner dell’affare. L’accordo finale tra le due amministrazioni è stato firmato appena sei giorni dopo l’ingresso dei veicoli riconducibili alle famiglie.

Il caso non è isolato. I veicoli di investimento che fanno capo ai Trump hanno sviluppato un modello ricorrente: entrare in società piccole e poco liquide, spesso con strumenti finanziari come i warrant, per poi beneficiare dell’impennata dei titoli al solo annuncio del coinvolgimento del nome Trump. Il fondo American Ventures, sempre con base nella Trump Tower, ha realizzato profitti cartacei per centinaia di milioni di dollari scommettendo su aziende che spaziano da un operatore di campi da golf poi fusosi con un produttore di droni militari, fino a una società di Hong Kong intenzionata a estrarre minerali in Kazakistan, operazione che ha generato un guadagno teorico di 132 milioni. Secondo i documenti federali esaminati, le famiglie Trump e Lutnick vantano interessi finanziari in almeno quattordici società minerarie che cercano o già ottengono sostegno governativo, per un valore complessivo vicino ai nove miliardi di dollari.

Il tungsteno è una materia prima strategica per l’industria tecnologica e della difesa, e gli Stati Uniti mirano a ridurre la dipendenza dalla Cina. Il Kazakistan, da parte sua, utilizza l’accordo per bilanciare l’influenza di Russia e Cina nella regione. La Casa Bianca e il Dipartimento del Commercio respingono ogni accusa di conflitto di interessi, sostenendo che le decisioni sono state prese esclusivamente nell’interesse della sicurezza nazionale. Da Mosca, gli analisti osservano con attenzione la penetrazione americana in Asia centrale, mentre in Europa il caso assume un rilievo particolare: l’Unione è impegnata a sua volta nella corsa ai minerali critici e negozia partnership con paesi terzi, e la vicenda mette in guardia sui rischi di opacità quando gli affari privati si sovrappongono alla diplomazia delle risorse.

Il sostegno federale al progetto kazako, che potrebbe arrivare fino a 1,6 miliardi di dollari tra prestiti e garanzie, non è ancora definitivo. L’inchiesta ha però già innescato un dibattito sulla necessità di una maggiore trasparenza, e il prossimo banco di prova sarà l’eventuale approvazione di quei finanziamenti pubblici, con la possibilità di un controllo congressuale. Per l’Italia e l’Europa, che dipendono in larga misura dalle importazioni di materie prime critiche, la vicenda offre uno spunto di riflessione sulle regole di ingaggio tra Stati e imprese nella geopolitica delle risorse.

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IndignazioneSchadenfreude

Gli affari della famiglia Trump sono di nuovo sotto accusa: un fondo legato ai figli del presidente avrebbe realizzato profitti cartacei per centinaia di milioni grazie a un accordo sul tungsteno kazako. L'intesa, agevolata dai negoziati diretti dell'amministrazione, svela un intreccio sfacciato tra interessi privati e cariche pubbliche.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
ScetticismoPragmatismo

L'inchiesta del New York Times getta un'ombra sull'accordo per il tungsteno tra l'amministrazione Trump e il Kazakistan, con i figli del presidente entrati nell'operazione come investitori. Nonostante la Casa Bianca neghi ogni conflitto di interessi, la tempistica solleva seri interrogativi sui confini tra diplomazia e affari di famiglia.

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