
L'adozione dell'IA esplode, ma il valore resta per pochi: la vera sfida è nella leadership
Nove imprese su dieci sperimentano l'intelligenza artificiale, ma solo una su dieci genera un ritorno concreto: il divario non è tecnologico, ma di visione strategica e capacità di ripensare i processi.
Il dato che ridisegna il perimetro del dibattito sull'intelligenza artificiale arriva dall'osservazione incrociata di più mercati: la quasi totalità delle aziende sta esplorando l'IA, ma appena il 10% riesce a tradurre la sperimentazione in valore misurabile. In America Latina, secondo le rilevazioni presentate al Summit de Innovación di Buenos Aires, il 95% delle imprese sono piccole e medie, e solo quattro su dieci utilizzano davvero l'IA; in Brasile, un'indagine della piattaforma MIA mostra che il 35% delle organizzazioni è ancora in fase pilota e appena il 2% opera su larga scala. La forbice non è solo geografica: è una frattura che separa chi si limita ad automatizzare l'esistente da chi ridisegna processi e modelli di business prima di introdurre la tecnologia.
Il meccanismo che spiega questo scarto è stato messo a fuoco tanto dagli analisti africani quanto dai manager europei: il successo non dipende dagli algoritmi, ma dalla capacità di leadership di porre le domande giuste prima di qualsiasi implementazione. Timothy Laku, partner di trasformazione IA in Africa, racconta di un team finanziario che voleva automatizzare l'approvazione delle fatture e ha scoperto, analizzando i colli di bottiglia, che il vero problema era un passaggio autorizzativo ormai inutile. Eliminato quello, l'IA è stata applicata a un compito più circoscritto e ad alto valore. È la stessa lezione che emerge dal dibattito tra i creativi argentini: «La trappola non è nell'IA, ma nel briefing delle marche», ha sintetizzato Laura Muchnik, mentre Valeria Abadi, chief marketing officer del Grupo BIND, ha confessato il timore di «terziarizzare il pensiero» soprattutto tra i più giovani, che portano prodotti finiti senza saper ricostruire il percorso che li ha generati.
L'impatto di questa dinamica si allarga dalla sfera aziendale a quella sociale e generazionale. L'Unicef, alla vigilia del primo Dialogo Mondiale sulla Governance dell'IA in programma a Ginevra a luglio, ha diffuso un'analisi condotta in dieci paesi, inclusa la Colombia, da cui emerge che almeno 20 milioni di ragazzi tra i 12 e i 17 anni hanno già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, soprattutto per i compiti scolastici, ma un minore su dieci vi si rivolge anche per chiedere consigli personali. In Italia, un sondaggio tra i lettori di Domani rivela che la maggioranza considera l'IA utile allo studio solo se la scuola insegna prima a riconoscere errori, fonti affidabili e a evitare il copia-incolla. Parallelamente, il panel scientifico indipendente delle Nazioni Unite ha lanciato un allarme: le capacità dell'IA stanno superando la conoscenza scientifica e la capacità di adattamento dei governi, e gli strumenti di sicurezza esistenti si basano su dati limitati forniti dalle stesse aziende.
In questo scenario, la tensione tra efficienza e autonomia di giudizio si ripropone come il vero crinale dei prossimi anni. Mentre il Brasile si consolida come uno dei mercati più avanzati nell'adozione quotidiana – l'81% dei consumatori dichiara fiducia nell'IA e il 64% l'ha già usata per decisioni d'acquisto – e negli Stati Uniti si discute di un'economia a forma di K che allarga il solco tra imprese iper-automatizzate e le altre, la partita si gioca sulla capacità di formare generazioni in grado di usare l'IA senza delegarle il pensiero critico. La nuova Commissione Globale sull'IA per il Bene, annunciata dalle Nazioni Unite e copresieduta dal presidente ruandese Paul Kagame e dal ceo di Salesforce Marc Benioff, rappresenta il prossimo tentativo di costruire una governance che non rincorra affannosamente la tecnologia, ma provi a orientarla prima che siano i suoi effetti collaterali a dettare l'agenda.
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Il blocco latinoamericano ignora completamente la notizia sull'IA, concentrandosi su temi interni e di intrattenimento.
La mancanza di copertura è resa plausibile dalla priorità data a notizie locali e di costume, che escludono automaticamente il tema tecnologico globale.
Non viene riportato alcun dato o analisi sull'impatto dell'IA nelle imprese, né il contesto globale della trasformazione digitale.
Il blocco atlantico non dedica spazio alla notizia sull'IA, preferendo temi sanitari e di imprenditoria sociale.
La selezione editoriale privilegia storie con impatto immediato sulla vita quotidiana, rendendo naturale l'esclusione di un tema tecnologico astratto.
Mancano riferimenti all'adozione dell'IA nel mondo degli affari e ai dati di rendimento citati nel titolo.
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