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L’Indonesia accelera sull’AI agentica, ma il mondo si divide tra entusiasmo e cautela

Mentre Giacarta spinge le imprese verso un modello operativo guidato dall’intelligenza artificiale, voci latinoamericane ed europee richiamano alla necessità di mantenere il controllo umano.

L’intelligenza artificiale sta per varcare una nuova frontiera. Non più semplice strumento di supporto o progetto pilota, ma vero e proprio motore decisionale e operativo delle aziende: è la promessa dell’AI agentica, che a Giacarta è stata al centro dell’AI Leadership Exchange 2026. Durante l’incontro, promosso da IBM Indonesia e dalla comunità dei chief information officer locali, i leader tecnologici del Paese hanno discusso la transizione da un approccio “AI-enabled” – in cui l’intelligenza artificiale assiste i processi – a uno “AI-first”, dove agenti autonomi prendono decisioni, eseguono compiti complessi e collaborano attivamente con gli esseri umani. Hans AT Dekkers, general manager di IBM per l’Asia-Pacifico, ha delineato un futuro in cui l’AI non sarà più un semplice strumento, ma il nucleo operativo delle imprese, capace di ridisegnare modelli di business e strategie competitive. Il messaggio rivolto alle aziende indonesiane è inequivocabile: chi non abbraccerà questa trasformazione rischia di restare indietro nella corsa globale.

Dall’altra parte del mondo, il dibattito assume toni più cauti. In America Latina, editorialisti e osservatori mettono in guardia contro un’eccessiva fiducia nelle capacità cognitive delle macchine. Citando le previsioni di Darío Amodei, amministratore delegato di Anthropic, secondo cui l’AI potrebbe eguagliare o superare l’intelligenza umana nel giro di uno o due anni, e le dichiarazioni di Elon Musk al Forum di Davos – dove ha profetizzato un’intelligenza artificiale “più intelligente di tutti gli esseri umani messi insieme” –, la stampa argentina invita a ricordare che l’AI resta una creazione dell’uomo. L’enfasi è posta sulla necessità di preservare la centralità dell’intelligenza umana, fatta di giudizio, empatia e consapevolezza etica, qualità che nessun algoritmo può replicare integralmente.

L’Europa, dal canto suo, si muove in una posizione intermedia, combinando slancio innovativo e rigore regolatorio. Con l’AI Act recentemente approvato, Bruxelles ha tracciato un perimetro chiaro: l’intelligenza artificiale, specie nei settori ad alto rischio, deve rimanere trasparente, supervisionabile e antropocentrica. L’Italia, in particolare, sta investendo in hub di ricerca e competenze digitali, ma resta indietro rispetto ai giganti asiatici e americani nella corsa all’adozione su larga scala. Il dibattito italiano, alimentato da think tank e università, riflette una tensione costante tra il timore di perdere competitività e la volontà di non sacrificare diritti e tutele sull’altare dell’efficienza algoritmica.

La svolta agentica, dunque, non è solo una questione tecnologica ma una sfida culturale e geopolitica. Mentre l’Indonesia e altre economie del Sud-est asiatico accelerano per posizionarsi come hub digitali, il mondo occidentale si interroga sui limiti da porre a sistemi che potrebbero, in pochi anni, prendere decisioni in autonomia. La vera partita si giocherà sulla capacità di integrare l’AI nei processi decisionali senza abdicare alla responsabilità umana. In gioco non c’è soltanto la competitività delle imprese, ma la definizione stessa di un modello di sviluppo in cui la tecnologia resti al servizio delle persone, e non viceversa.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

38%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa latinoamericana
Stampa sud-est asiatica
pragmatismourgenza

La stampa del Sud-est asiatico inquadra il passaggio all'AI agentica come una necessità competitiva urgente. Le imprese sono esortate a superare la fase sperimentale e a integrare i sistemi intelligenti al centro delle operazioni, delle decisioni e dei modelli di business per garantirsi la leadership futura.

Stampa latinoamericana
scetticismoallarmepaternalismo

Il commento latinoamericano adotta una posizione scettica, avvertendo che l'intelligenza artificiale non deve eclissare l'intelletto umano. La narrazione sottolinea che l'IA è una creazione umana e deve rimanere subordinata, mettendo in guardia contro le previsioni che l'IA superi le capacità cognitive umane.

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sabato 13 giugno 2026

L’Indonesia accelera sull’AI agentica, ma il mondo si divide tra entusiasmo e cautela

Mentre Giacarta spinge le imprese verso un modello operativo guidato dall’intelligenza artificiale, voci latinoamericane ed europee richiamano alla necessità di mantenere il controllo umano.

L’intelligenza artificiale sta per varcare una nuova frontiera. Non più semplice strumento di supporto o progetto pilota, ma vero e proprio motore decisionale e operativo delle aziende: è la promessa dell’AI agentica, che a Giacarta è stata al centro dell’AI Leadership Exchange 2026. Durante l’incontro, promosso da IBM Indonesia e dalla comunità dei chief information officer locali, i leader tecnologici del Paese hanno discusso la transizione da un approccio “AI-enabled” – in cui l’intelligenza artificiale assiste i processi – a uno “AI-first”, dove agenti autonomi prendono decisioni, eseguono compiti complessi e collaborano attivamente con gli esseri umani. Hans AT Dekkers, general manager di IBM per l’Asia-Pacifico, ha delineato un futuro in cui l’AI non sarà più un semplice strumento, ma il nucleo operativo delle imprese, capace di ridisegnare modelli di business e strategie competitive. Il messaggio rivolto alle aziende indonesiane è inequivocabile: chi non abbraccerà questa trasformazione rischia di restare indietro nella corsa globale.

Dall’altra parte del mondo, il dibattito assume toni più cauti. In America Latina, editorialisti e osservatori mettono in guardia contro un’eccessiva fiducia nelle capacità cognitive delle macchine. Citando le previsioni di Darío Amodei, amministratore delegato di Anthropic, secondo cui l’AI potrebbe eguagliare o superare l’intelligenza umana nel giro di uno o due anni, e le dichiarazioni di Elon Musk al Forum di Davos – dove ha profetizzato un’intelligenza artificiale “più intelligente di tutti gli esseri umani messi insieme” –, la stampa argentina invita a ricordare che l’AI resta una creazione dell’uomo. L’enfasi è posta sulla necessità di preservare la centralità dell’intelligenza umana, fatta di giudizio, empatia e consapevolezza etica, qualità che nessun algoritmo può replicare integralmente.

L’Europa, dal canto suo, si muove in una posizione intermedia, combinando slancio innovativo e rigore regolatorio. Con l’AI Act recentemente approvato, Bruxelles ha tracciato un perimetro chiaro: l’intelligenza artificiale, specie nei settori ad alto rischio, deve rimanere trasparente, supervisionabile e antropocentrica. L’Italia, in particolare, sta investendo in hub di ricerca e competenze digitali, ma resta indietro rispetto ai giganti asiatici e americani nella corsa all’adozione su larga scala. Il dibattito italiano, alimentato da think tank e università, riflette una tensione costante tra il timore di perdere competitività e la volontà di non sacrificare diritti e tutele sull’altare dell’efficienza algoritmica.

La svolta agentica, dunque, non è solo una questione tecnologica ma una sfida culturale e geopolitica. Mentre l’Indonesia e altre economie del Sud-est asiatico accelerano per posizionarsi come hub digitali, il mondo occidentale si interroga sui limiti da porre a sistemi che potrebbero, in pochi anni, prendere decisioni in autonomia. La vera partita si giocherà sulla capacità di integrare l’AI nei processi decisionali senza abdicare alla responsabilità umana. In gioco non c’è soltanto la competitività delle imprese, ma la definizione stessa di un modello di sviluppo in cui la tecnologia resti al servizio delle persone, e non viceversa.

Divergenza delle fonti

Finanza · 5 testate · 3 lingue

38%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole75%
Critico25%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa latinoamericana
Stampa sud-est asiatica
pragmatismourgenza

La stampa del Sud-est asiatico inquadra il passaggio all'AI agentica come una necessità competitiva urgente. Le imprese sono esortate a superare la fase sperimentale e a integrare i sistemi intelligenti al centro delle operazioni, delle decisioni e dei modelli di business per garantirsi la leadership futura.

Stampa latinoamericana
scetticismoallarmepaternalismo

Il commento latinoamericano adotta una posizione scettica, avvertendo che l'intelligenza artificiale non deve eclissare l'intelletto umano. La narrazione sottolinea che l'IA è una creazione umana e deve rimanere subordinata, mettendo in guardia contro le previsioni che l'IA superi le capacità cognitive umane.

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