
L’Argentina dopo la sconfitta: il futuro di Scaloni e l’addio che spaventa la federcalcio
Il tecnico rimanda ogni decisione a dopo la finestra di settembre, mentre la stampa sudamericana analizza le fratture emotive di un ciclo che appare al tramonto.
La Spagna ha spento l’ultimo sogno albiceleste con un colpo di Ferrán Torres al centoseiesimo minuto, in una finale che l’Argentina ha giocato in inferiorità numerica per l’espulsione di Enzo Fernández a ridosso del novantesimo. Il MetLife Stadium di New Jersey ha visto sfumare il bis mondiale, ma il vero terremoto è scoppiato dopo il fischio finale, quando Lionel Scaloni si è presentato in conferenza stampa con la voce rotta e ha lasciato intendere che il suo ciclo potrebbe chiudersi a dicembre, alla scadenza naturale del contratto.
Secondo fonti vicine alla federazione argentina, il presidente Claudio Tapia ha già avviato un’operazione di persuasione, convinto di poter ripetere quanto accaduto nel 2023, quando un altro momento di sconforto del tecnico venne superato con il dialogo. Scaloni, però, ha parlato della necessità di “resettare” e di un gruppo “difficilmente replicabile”, parole che gli analisti sudamericani leggono come la consapevolezza di dover gestire un ricambio generazionale doloroso, a partire dall’incognita Lionel Messi, che a trentanove anni non ha ancora sciolto la riserva sul proprio futuro in nazionale.
Un video virale ha catturato la frase di Messi ai compagni prima della finale: “Olvidémonos de todo, solo juguemos”. La stampa argentina ha offerto interpretazioni contrastanti: per alcuni era un invito a isolarsi dalle polemiche arbitrali e dalle dichiarazioni dei giocatori spagnoli, per altri il riflesso di una tensione interna alimentata da voci – rilanciate dal giornalista Eduardo Feinmann – su una possibile incursione dell’FBI nello stadio per notificare atti giudiziari a Tapia, indagato per riciclaggio e frode fiscale. Scaloni ha liquidato ogni illazione: “Non guardo i social, non so di cosa mi parlate”.
Al rientro a Ezeiza, la delegazione è stata accolta da migliaia di tifosi nonostante la sconfitta, un abbraccio che lo stesso tecnico ha definito “impressionante” e che ha restituito un’immagine di unità. Sulla vicenda della bandiera delle Malvinas esibita dopo la semifinale con l’Inghilterra, Scaloni ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla FIFA, mentre fonti vicine all’organizzazione mondiale confermano che un’indagine è in corso ma non ha ancora prodotto notifiche ufficiali.
La prossima finestra internazionale, tra settembre e ottobre, sarà il crocevia: è lì che Scaloni e Tapia si siederanno per decidere se il contratto in scadenza verrà prolungato. Fino ad allora, il tecnico guiderà le amichevoli già in calendario, ma il sentimento prevalente negli ambienti vicini alla selezione è che l’addio sia più probabile che mai, e con lui potrebbe chiudersi l’era della Scaloneta, la più vincente nella storia del calcio argentino.
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