
L’abuso del controllo: la chat sessista Atm e il lato oscuro della sorveglianza
Sospesi i dipendenti coinvolti nello scambio di immagini di passeggere rubate dai sistemi di bordo, mentre la Procura indaga per accesso abusivo e il Brasile registra un caso analogo di degrado istituzionale.
La vicenda esplosa a Milano intorno alla chat WhatsApp «Ticinese Staff» ha rapidamente superato i confini della cronaca locale per sollevare interrogativi che toccano l’intero rapporto tra cittadini, tecnologia e pubblica amministrazione. Sette dipendenti di Atm sono stati sospesi dal servizio e dalla retribuzione dopo che una passeggera ventiseienne, viaggiando su un tram della linea 15, ha notato sullo smartphone di un autista fuori servizio immagini di donne riprese dalle telecamere di bordo, accompagnate da commenti osceni e sessisti. La giovane ha fotografato lo schermo e ha sporto denuncia, innescando un’inchiesta che ha portato la Polizia locale, coordinata dalla Procura di Milano, a eseguire perquisizioni e sequestri informatici nei confronti di almeno cinque persone, con un primo indagato iscritto nel registro per accesso abusivo a sistema informatico.
Il nodo centrale delle indagini, come sottolineano gli inquirenti milanesi, è stabilire l’origine esatta di quelle immagini. Se i dipendenti si fossero limitati a fotografare con il cellulare i monitor di bordo che gli autisti possono legittimamente consultare durante il servizio, il profilo penale resterebbe più sfumato. Se invece fosse emerso un accesso non autorizzato ai server centrali dove confluiscono i filmati di sicurezza, l’ipotesi di reato diventerebbe molto più solida, configurando una violazione sistemica che richiama l’attenzione del Garante per la protezione dei dati personali, già investito da Atm con un esposto formale. L’azienda, che ha definito l’episodio «molto grave» e ha ribadito come il rispetto non sia un valore negoziabile, ha avviato un’indagine interna parallela, mentre il sindaco Giuseppe Sala ha chiesto pubblicamente durezza esemplare.
Il caso milanese non è isolato. A Lima Campo, nello Stato brasiliano del Maranhão, un agente della guardia municipale è finito sotto inchiesta amministrativa dopo essere stato sorpreso ad avere rapporti sessuali all’interno di una vettura di servizio. La denuncia, portata in consiglio comunale dal vereador Lucian Alves, è nata dalla rabbia dei residenti che hanno assistito alla scena. Sebbene i due episodi differiscano per natura e contesto giuridico, entrambi rivelano una pericolosa zona grigia in cui dipendenti pubblici trasformano strumenti e spazi istituzionali in territori di impunità personale, erodendo la fiducia dei cittadini.
Ciò che rende il caso Atm emblematico per l’Italia e per l’Europa è la collisione tra la crescente diffusione della videosorveglianza e la fragilità delle tutele individuali. In un continente che si è dotato del Regolamento generale sulla protezione dei dati, l’abuso delle immagini raccolte per finalità di sicurezza pubblica rappresenta una ferita profonda al patto di trasparenza tra istituzioni e persone. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, dovrà chiarire se ci si trovi di fronte a condotte individuali o a una prassi tollerata. Nel frattempo, la sospensione cautelare dei lavoratori e l’intervento del Garante segnano una reazione tempestiva, ma la vera sfida sarà impedire che la sorveglianza, nata per proteggere, diventi essa stessa strumento di violazione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un gruppo di dipendenti ATM ha condiviso in una chat WhatsApp foto di passeggere prelevate dalle telecamere di bordo, accompagnate da commenti sessisti. L'azienda ha sospeso i lavoratori e avviato un'indagine interna, mentre la Procura ipotizza l'accesso abusivo a sistema informatico. Una giovane passeggera ha denunciato l'accaduto, suscitando sdegno e un dibattito sulla privacy e il rispetto nei trasporti pubblici.
In Brasile, una guardia municipale è stata sorpresa a fare sesso all'interno di un veicolo di servizio, scatenando la rivolta dei residenti. Un consigliere comunale ha presentato una nota di ripudio e il municipio ha avviato un procedimento disciplinare. L'episodio ha acceso il dibattito sulla condotta degli agenti pubblici e sull'uso improprio dei mezzi della corporazione.
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