
Kennedy Center: il giudice vuole spiegazioni sul telone che copre la facciata
Dopo l'ordine di rimuovere il nome di Trump, un telone e impalcature oscurano l'iscrizione originale. Il magistrato federale fissa al 31 luglio il termine per un rapporto congiunto.
Un giudice federale di Washington ha intimato al consiglio di amministrazione del Kennedy Center di fornire, entro la fine di luglio, spiegazioni dettagliate sulla presenza di un telone bianco e di un’impalcatura che ancora coprono la facciata dell’edificio, nonostante il nome dell’ex presidente Donald Trump sia stato rimosso nella notte del 13 giugno in ottemperanza a un ordine del tribunale. Il magistrato Christopher Cooper, nominato durante la presidenza Obama, ha stabilito che le informazioni dovranno essere contenute in un rapporto congiunto tra le parti, da depositare entro sette giorni dalla prossima riunione del consiglio di amministrazione o comunque non oltre il 31 luglio, se le strutture non saranno state smantellate prima.
La vicenda affonda le radici nella decisione del board, rinnovato da Trump con l’inserimento di propri fedelissimi, di ribattezzare a dicembre il centro «Trump Kennedy Center», accostando il nome del tycoon a quello di John F. Kennedy. Secondo i legali della deputata democratica Joyce Beatty, membro ex officio del consiglio e ricorrente nella causa, la ridenominazione violava la legge istitutiva del 1964, che attribuisce al Congresso il potere di assegnare il nome al centro. A maggio il giudice Cooper aveva accolto questa tesi, ordinando la rimozione di ogni riferimento a Trump e sospendendo in via provvisoria la chiusura per due anni dell’istituzione, giudicata frutto di una valutazione «insufficiente e unilaterale» dei costi e dei benefici.
Per l’amministrazione Trump, il nome dell’ex presidente era stato completamente cancellato dalla facciata entro la scadenza del 12 giugno. Tuttavia, il telone e l’impalcatura sono rimasti al loro posto. Secondo i rappresentanti del Kennedy Center, le strutture servirebbero per lavori di riparazione del rivestimento in marmo, senza che sia stata indicata una data di rimozione. Di diverso avviso sono gli esponenti dell’opposizione democratica e i legali di Beatty, che in una memoria depositata lunedì hanno accusato il consiglio di «sfida petulante» e di aver trasformato il telone in una «copertura letterale» dell’iscrizione originale, con l’obiettivo di appellarsi all’ego di Trump. Il giudice Cooper ha respinto la richiesta del centro di sospendere i termini per rispondere al ricorso mentre è in corso l’appello contro l’ordinanza di maggio, e ha chiesto che il rapporto includa anche gli sviluppi sui piani per future costruzioni e per la programmazione artistica.
La disputa si inserisce in uno scontro culturale più ampio. Dopo la presa di controllo del board da parte di Trump, numerosi artisti avevano cancellato le proprie esibizioni, e secondo gli analisti di Washington la mancata programmazione di nuovi spettacoli configura di fatto una chiusura operativa, nonostante il blocco giudiziario. Il centro ha sostenuto in sede di appello che la rimozione del nome Trump comprometterebbe in modo sostanziale la raccolta fondi, perché diversi donatori sarebbero disposti a contribuire solo in presenza di quel riferimento. Il giudice ha tuttavia ribadito che la decisione sul nome spetta al Congresso, e ha lasciato aperta la possibilità di una nuova chiusura solo se basata su un’analisi più approfondita. Il prossimo passaggio atteso è il deposito del rapporto congiunto, mentre l’appello del Kennedy Center prosegue davanti alla corte federale.
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Un giudice federale chiede spiegazioni sul telone e le impalcature che ancora coprono la facciata del Kennedy Center, nonostante il nome di Trump sia stato rimosso. L'amministrazione ha ottemperato all'ordine del tribunale, ma la persistenza dei materiali edili solleva interrogativi sulle intenzioni del consiglio.
Il giudice federale che ha ordinato la rimozione del nome di Trump dal Kennedy Center ora chiede al governo di spiegare il telone e le impalcature ancora sulla facciata. L'amministrazione afferma che il nome è stato rimosso, ma lo stato di copertura dell'edificio suggerisce che la questione sia tutt'altro che chiusa.
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