
Keiko Fujimori a un passo dalla presidenza, Sánchez chiama alla protesta
Con 39mila voti di vantaggio e lo 0,6% delle schede ancora da scrutinare, il Perù resta sospeso tra l’erede del fujimorismo e la sinistra che denuncia irregolarità.
A dieci giorni dal ballottaggio del 7 giugno, il Perù è ancora senza un presidente eletto. L’ultimo aggiornamento dell’ufficio elettorale (ONPE) consegna un vantaggio di circa 39.115 voti alla candidata di destra Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori, sul rivale di sinistra Roberto Sánchez. Con il 99,4% delle schede scrutinate, resta da esaminare un residuo dello 0,6% di voti contestati, provenienti in gran parte da Lima e dalle comunità peruviane all’estero, tradizionalmente favorevoli alla Fujimori. Sánchez ha già convocato i suoi sostenitori in piazza, denunciando presunte irregolarità e rifiutando di riconoscere un risultato che, sebbene non ancora ufficiale, appare sempre più inclinato verso la candidata conservatrice.
La sfida tra Keiko Fujimori e Roberto Sánchez incarna la frattura profonda che attraversa la società peruviana. Da un lato, l’erede di una dinastia politica segnata da autoritarismo e neoliberismo, che promette stabilità e continuità; dall’altro, un esponente della sinistra radicale che ha mobilitato le aree rurali e le fasce più marginalizzate con un programma di rottura. Il ballottaggio del 7 giugno ha cristallizzato questa polarizzazione, con un margine risicato che ha tenuto il paese in sospeso per oltre dieci giorni, mentre le autorità elettorali verificavano migliaia di atti impugnati.
Il conteggio procede a rilento proprio per le numerose contestazioni. Secondo gli osservatori latinoamericani, la lentezza riflette la fragilità istituzionale di un sistema in cui ogni scheda può diventare terreno di scontro politico. Le schede ancora in sospeso, circa 140mila, provengono per il 60% da Lima e dall’estero, dove Fujimori ha storicamente raccolto consensi superiori al 60%. Questo dato, unito alla tendenza in crescita del suo vantaggio, rende sempre più probabile una vittoria della candidata di destra. Sánchez, tuttavia, accusa l’ONPE di manipolazioni e chiama i suoi a «difendere la volontà popolare» con mobilitazioni di piazza, evocando lo spettro di un conflitto post-elettorale.
Nell’ottica di Bruxelles, un’eventuale presidenza Fujimori riaprirebbe il dibattito sullo stato di diritto in Perù, considerando il passato autoritario della famiglia e le condanne per corruzione e violazioni dei diritti umani che hanno colpito Alberto Fujimori. Al contempo, gli analisti asiatici, in particolare da Pechino, osservano con interesse la continuità degli accordi minerari e infrastrutturali che legano il Perù alla Cina, primo partner commerciale del paese. Per l’Italia, che vanta una significativa presenza imprenditoriale nei settori energetico e delle costruzioni, e una comunità di oltre 100mila oriundi, la stabilità del paese andino è cruciale: un’escalation di proteste potrebbe mettere a rischio investimenti e la sicurezza dei connazionali.
Qualunque sia l’esito finale, il Perù si avvia a una fase di turbolenza. Se Fujimori venisse proclamata vincitrice, dovrà governare con un Congresso frammentato e una parte del paese che ne contesta la legittimità. Le piazze annunciate da Sánchez potrebbero trasformarsi in un movimento di resistenza prolungato, aggravando la crisi economica e sociale già acuita dalla pandemia. La comunità internazionale, dall’Unione Europea all’Organizzazione degli Stati Americani, sarà chiamata a monitorare il processo e a favorire un dialogo che scongiuri derive violente. In gioco non c’è solo la presidenza, ma la tenuta democratica di un paese strategico per l’intera regione andina.
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In Perù, il risultato delle presidenziali resta incerto mentre Keiko Fujimori è in vantaggio di meno di 40mila voti. La sinistra denuncia irregolarità e chiama alla mobilitazione, mettendo in dubbio la trasparenza del conteggio.
In Perù, lo scrutinio lentissimo del ballottaggio vede per ora Keiko Fujimori in testa. L’avversario di sinistra denuncia una mancanza di trasparenza, mentre il paese attende un risultato definitivo.
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