
Jio guida la corsa alle mega-Ipo asiatiche tra chip, AI e sanità
Mentre Reliance Jio prepara un collocamento record da 4 miliardi di dollari, operatori cinesi e indiani accelerano le quotazioni per finanziare l'espansione nell'intelligenza artificiale e nella sanità.
Il mercato indiano si prepara a un debutto storico. Reliance Jio Infocomm, il colosso delle telecomunicazioni controllato dal miliardario Mukesh Ambani, è a un passo dal depositare la documentazione per un’offerta pubblica iniziale da circa 4 miliardi di dollari, destinata a diventare la più grande mai realizzata nel Paese. L’operazione, attesa nei prossimi giorni e probabilmente annunciata in coincidenza con l’assemblea annuale degli azionisti di Reliance Industries, supererebbe il primato di 3,3 miliardi stabilito da Hyundai Motor India e segnerebbe un punto di svolta dopo un avvio d’anno prudente sui mercati primari indiani. Secondo analisti di Mumbai, la scelta di privilegiare un’emissione di nuove azioni anziché una vendita di quote esistenti riflette la volontà del gruppo di incanalare risorse fresche direttamente nella rete digitale, in un momento in cui la domanda di connettività e servizi dati nel subcontinente continua a crescere a ritmi sostenuti.
La spinta a quotarsi non è un fenomeno isolato. Nello stesso ecosistema indiano, la catena ospedaliera Manipal Hospitals, partecipata dal fondo sovrano di Singapore Temasek, sta ultimando i preparativi per un’offerta da circa un miliardo di dollari prevista a luglio, con una valutazione obiettivo attorno ai 10 miliardi. Sarebbe la prima Ipo miliardaria dell’anno in India, dopo che nei primi mesi del 2026 le quotazioni hanno raccolto complessivamente 3,6 miliardi di dollari. L’operazione, osservano gli analisti di Singapore, punta a consolidare un settore sanitario in rapida espansione, sostenuto dall’aumento della spesa privata per la salute e dall’interesse dei capitali asiatici per infrastrutture resilienti.
Oltre i confini indiani, la febbre delle quotazioni si alimenta della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. A Hong Kong, il produttore di laminati per circuiti stampati Kingboard Laminates ha ceduto una partecipazione del 4,92% per 1,5 miliardi di dollari, con uno sconto dell’11,5% sul prezzo di chiusura. L’operazione, spiegano gli analisti della piazza finanziaria hongkonghese, è finalizzata a espandere la capacità produttiva per far fronte agli ordini arretrati di server AI: i cinque hyperscaler globali – Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle – dovrebbero investire 805 miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale solo nel 2026, secondo le stime di Morgan Stanley. Parallelamente, la cinese CFMEE, specializzata in apparecchiature litografiche per semiconduttori, si appresta a raccogliere fino a 410 milioni di dollari con una quotazione a Hong Kong. Nell’ottica di Pechino, l’operazione rappresenta un tassello della strategia di autosufficienza tecnologica, in risposta alle restrizioni statunitensi sull’export di chip avanzati.
Il quadro che emerge è quello di un’Asia che utilizza i mercati dei capitali per finanziare un salto di scala industriale. L’India, con Jio e Manipal, cerca di consolidare la propria infrastruttura digitale e sanitaria, mentre la Cina continentale, attraverso Hong Kong, convoglia risorse verso la filiera dei semiconduttori. Per gli investitori europei, queste operazioni offrono opportunità di diversificazione in settori ad alta crescita, ma pongono anche interrogativi sulle valutazioni e sulla concorrenza con i campioni industriali del Vecchio Continente, che faticano a mobilitare capitali paragonabili per le proprie transizioni tecnologiche. La partita, insomma, si gioca sempre più sulle piazze asiatiche, dove la combinazione di politiche industriali ambiziose e mercati finanziari profondi sta ridisegnando le gerarchie globali dell’innovazione.
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Il colosso indiano delle telecomunicazioni Jio si appresta a lanciare un'offerta pubblica record da 4 miliardi di dollari, destinata a diventare la più grande IPO del paese. L'operazione, insieme a una quotazione da 1 miliardo nel settore sanitario, evidenzia la solidità dei mercati dei capitali indiani e l'interesse degli investitori per i settori digitale e sanitario.
La domanda esplosiva di intelligenza artificiale spinge i produttori cinesi a raccogliere miliardi per espandere la produzione di circuiti stampati e apparecchiature per chip. Una vendita di partecipazioni da 1,5 miliardi e un'IPO da 410 milioni a Hong Kong riflettono la spinta di Pechino verso l'autosufficienza nei semiconduttori e la corsa a rifornire l'infrastruttura AI globale.
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