
Israele e Hezbollah accettano la tregua, ma Netanyahu insiste sulla zona cuscinetto
Dopo un giorno di scontri e raid, un cessate il fuoco mediato da Usa e Qatar entra in vigore, mentre Israele dichiara che le sue truppe resteranno nel sud del Libano.
Un cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah è entrato in vigore nel pomeriggio di venerdì, dopo una giornata di violenta escalation costata la vita a quattro soldati israeliani e a decine di civili libanesi. L'accordo, mediato da Stati Uniti e Qatar con il concorso dell'Iran, è stato annunciato da un alto funzionario americano all'agenzia Reuters e confermato da fonti israeliane. La tregua è scattata alle 16:00 ora di Beirut, ponendo fine – almeno temporaneamente – a una spirale di attacchi e rappresaglie che aveva fatto temere un allargamento del conflitto regionale.
Il governo israeliano, tuttavia, ha immediatamente precisato che le proprie forze armate rimarranno nella cosiddetta 'zona di sicurezza' nel Libano meridionale, una fascia di territorio che si estende dalla costa mediterranea fino alle alture del castello di Shaqif (Beaufort). Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno dichiarato che Israele 'non tollererà attacchi ai suoi soldati o al suo territorio' e che Hezbollah pagherà 'un prezzo molto alto'. Katz ha aggiunto che l'esercito ha colpito oltre 80 obiettivi e ucciso decine di miliziani. Secondo fonti militari israeliane, la permanenza nella zona cuscinetto è necessaria per proteggere le comunità del nord di Israele e durerà 'finché le circostanze lo richiederanno'.
Da Beirut, il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito che solo un cessate il fuoco complessivo può costituire la base per affrontare i nodi irrisolti, a cominciare dal ritiro israeliano e dal dispiegamento dell'esercito libanese. Hezbollah, da parte sua, ha accusato Israele di non aver mai rispettato gli accordi precedenti e di aver continuato incursioni e raid. L'ex primo ministro Fouad Siniora ha respinto qualsiasi ipotesi di intervento militare siriano in Libano, definendolo 'un errore fatale'. Sul piano diplomatico, fonti americane hanno rivelato che Washington ha comunicato a Teheran che Israele non intensificherà gli attacchi in Libano e che in passato aveva già accettato di chiudere un occhio su alcune violazioni della tregua; la palla, secondo l'amministrazione statunitense, ora è nel campo di Hezbollah.
La tregua si inserisce in un più ampio quadro di negoziati regionali. L'Iran aveva condizionato la ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti – in programma in Svizzera e rinviati proprio a causa dell'escalation – a un cessate il fuoco complessivo in Libano. L'intesa raggiunta, per quanto fragile, rimuove quindi un ostacolo al dialogo sul nucleare e sugli equilibri mediorientali. Resta però aperto il dossier della presenza militare israeliana oltre confine, che Beirut considera una violazione della sovranità e che potrebbe innescare nuove tensioni. I prossimi passi attesi includono la ripresa dei negoziati indiretti tra Washington e Teheran e la verifica sul terreno del ritiro israeliano, condizione posta dal Libano per consolidare la tregua.
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Israele ha dichiarato che manterrà una presenza militare nel sud del Libano finché necessario e farà pagare a Hezbollah un prezzo molto alto per gli attacchi ai suoi soldati. Il primo ministro e il ministro della Difesa hanno sottolineato che l'esercito neutralizzerà qualsiasi minaccia alle forze e al territorio israeliani.
Il primo ministro del regime sionista, in preda a confusione e disordine, ha affermato che Hezbollah pagherà un prezzo molto alto per i suoi attacchi. Le sue minacce giungono dopo l'uccisione di soldati israeliani nel sud del Libano, rivelando il nervosismo e il fallimento del regime di fronte alla resistenza.
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