
Israele ordina l'evacuazione di decine di villaggi nel sud del Libano mentre il gabinetto discute l'accordo Usa-Iran
L'esercito israeliano ha intimato lo sfollamento immediato a 29 località nel sud del Libano, mentre il gabinetto di sicurezza si riunisce per valutare l'intesa tra Washington e Teheran.
L'esercito israeliano ha emesso oggi due distinti ordini di evacuazione che coinvolgono complessivamente 29 villaggi e città nel sud del Libano, chiedendo agli abitanti di dirigersi a nord del fiume Zahrani o di allontanarsi di almeno un chilometro verso aree aperte. Le località interessate includono, tra le altre, Zrarieh, Kfar Badda, Ansar, Jbaa, Houmine al-Tahta e Houmine al-Fawqa. L'operazione è accompagnata da raid aerei e bombardamenti che hanno causato vittime, tra cui due persone uccise in un attacco con drone su un veicolo nei pressi di Mseileh. Secondo fonti libanesi, le forze israeliane hanno anche fatto saltare in aria edifici e strutture ufficiali a Bint Jbeil.
La mossa israeliana avviene mentre il gabinetto di sicurezza si riunisce questa sera per discutere l'imminente accordo tra Stati Uniti e Iran, che secondo indiscrezioni potrebbe portare a una sospensione dell'avanzata terrestre israeliana nel sud del Libano. Fonti diplomatiche europee riferiscono che l'intesa, mediata da Washington, prevede il ritiro delle forze israeliane dalle zone occupate in cambio di garanzie sulla smilitarizzazione dell'area a sud del Litani. Tuttavia, Gerusalemme ha chiarito che non si ritirerà dalla cosiddetta "zona di sicurezza" e che la questione sarà discussa con i libanesi nei prossimi colloqui negli Stati Uniti.
Sul fronte politico, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir hanno chiesto l'attuazione immediata della "dottrina Dahieh", che prevede attacchi mirati contro obiettivi di Hezbollah nella periferia sud di Beirut. Smotrich ha definito i lanci di razzi dal Libano verso gli insediamenti del nord come un test per questa strategia, invitando il premier Netanyahu a rispondere con decisione. Nel frattempo, Hezbollah ha rivendicato una serie di attacchi con droni e razzi contro postazioni militari israeliane, mentre l'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito oltre 70 obiettivi del partito sciita nelle ultime 24 ore.
La situazione resta tesa anche sul fronte diplomatico libanese: il presidente Joseph Aoun ha sottolineato che il paese si trova di fronte a una scelta cruciale tra il monopolio statale delle armi e la logica delle milizie, mentre il premier Nawaf Salam ha chiesto a Hezbollah di consegnare le proprie armi e di sostenere i negoziati con Washington. Secondo osservatori regionali, l'accordo Usa-Iran potrebbe rappresentare un punto di svolta, ma le divergenze tra le parti e la determinazione israeliana a mantenere il controllo delle aree strategiche rendono incerto l'esito finale. L'Italia e l'Europa seguono con apprensione gli sviluppi, consapevoli che una escalation potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità del Mediterraneo orientale e sui flussi migratori.
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La copertura araba enfatizza l'ingiustizia e la brutalità degli ordini di evacuazione israeliani, presentandoli come parte di una campagna aggressiva contro i civili libanesi. Viene dato ampio spazio alle dichiarazioni di ministri israeliani estremisti che chiedono di colpire Beirut, alimentando un senso di minaccia imminente e di violazione della sovranità libanese. Il tono è allarmato e critico, con un forte accento sulle sofferenze della popolazione.
La stampa iraniana presenta le evacuazioni come parte di una narrazione più ampia di aggressione israeliana e resistenza di Hezbollah. Viene evidenziato il numero di feriti israeliani causati dalle rappresaglie di Hezbollah, dipingendo Israele come vulnerabile e le sue azioni come disperate. Il tono è fortemente critico verso Israele e solidale con la resistenza libanese, con un chiaro schieramento a favore di Hezbollah.
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