
Israele consolida la divisione di Gaza con una barriera di terra oltre la Linea Gialla
Mentre proseguono gli attacchi che hanno ucciso oltre 1.100 palestinesi dalla tregua, l’esercito israeliano sta costruendo un terrapieno che si spinge fino a 1,3 km oltre la linea concordata, ridisegnando di fatto i confini della Striscia.
A dieci mesi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, l’esercito israeliano sta edificando una barriera di terra lunga oltre ventitré chilometri che attraversa la Striscia di Gaza, spingendosi in due punti fino a quattrocento e milletrecento metri oltre la cosiddetta Linea Gialla – il perimetro dal quale le truppe avrebbero dovuto ritirarsi in base all’intesa dell’ottobre 2025. Immagini satellitari di Planet Labs, confermate dalle Forze di difesa israeliane all’Associated Press, mostrano un terrapieno e una trincea che corrono da Khan Younis fino alle vicinanze di Gaza City, tagliando quartieri ridotti in macerie. Nelle stesse ore, secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, i raid israeliani hanno ucciso almeno cinquantasette palestinesi nella sola settimana tra il 13 e il 20 luglio, trentaquattro dei quali al di fuori della zona cuscinetto stabilita unilateralmente da Israele. Un bombardamento all’alba del 21 luglio su un appartamento nel quartiere di Al-Sabra, a sud di Gaza City, ha spento un’intera famiglia: padre, madre e quattro figli.
Secondo fonti militari israeliane, la barriera – parte di una più ampia «zona di sicurezza» dotata di apparati di intelligence – serve a prevenire infiltrazioni e a proteggere le comunità israeliane prossime alla Striscia. L’Ufficio Onu per i diritti umani, dal canto suo, ha parlato di «preoccupazione per il perdurare di violazioni del diritto internazionale umanitario, crimini di guerra e possibili altri crimini atroci», esortando gli Stati terzi a garantire il rispetto della tregua e ad assicurare giustizia. Il governo di Gaza, espressione di Hamas, ha denunciato 3.795 violazioni israeliane dell’accordo dall’ottobre scorso, mentre attivisti palestinesi hanno lanciato la campagna #TheyLiedToYou per mostrare come la guerra prosegua lontano dagli schermi internazionali.
La costruzione del terrapieno si inserisce in un ridisegno progressivo della presenza israeliana sul terreno. La Linea Gialla, che dopo il cessate il fuoco assegnava a Israele il controllo del 53% della Striscia, è stata spostata verso ovest mediante lo spostamento fisico dei blocchi gialli che la delimitano; parallelamente, l’esercito ha tracciato una «Linea Arancione» più interna, entro la quale le organizzazioni umanitarie devono coordinare ogni movimento, portando l’area di influenza israeliana al 65% del territorio. Il primo ministro Netanyahu ha dichiarato a maggio di volerla estendere al 70%. Contestualmente, sono in costruzione almeno tre nuove basi militari permanenti, mentre l’Agenzia Onu per il coordinamento umanitario (OCHA) segnala che lo spostamento dei marcatori della Linea Gialla è stato accompagnato dallo sfollamento forzato di residenti.
L’insieme di queste operazioni avviene mentre Israele avvia il ritiro parziale dal Libano meridionale, con l’apertura di «zone pilota» sotto il controllo dell’esercito libanese, e mentre il presidente Joseph Aoun incontra a Washington Donald Trump per chiedere sostegno alle proprie forze armate. Per gli analisti europei, la materializzazione di una barriera fisica che divide Gaza in due aree distinte – e la contestuale espansione degli insediamenti e delle confische di terre in Cisgiordania – segnala il rischio di un passaggio da un’occupazione temporanea a un’architettura di controllo permanente, in assenza di un meccanismo internazionale capace di imporre il rispetto degli accordi. Le Nazioni Unite proseguono la verifica indipendente delle vittime: al momento ne sono state confermate 685 fino a metà aprile 2026, ma il conteggio è destinato a salire mentre il dossier resta aperto e nessuna scadenza vincolante è stata fissata per un riesame del cessate il fuoco.
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L'esercito israeliano agisce per necessità di sicurezza, mantenendo il controllo sulla zona cuscinetto.
Concentrandosi su precise misurazioni satellitari e dettagli tecnici, la narrazione presenta la barriera come un progetto di ingegneria militare di routine, evitando qualsiasi giudizio legale o morale.
L'avvertimento dell'ONU su possibili crimini di guerra e le vittime civili sono omessi, così come il fatto che la barriera si estende oltre la linea di cessate il fuoco concordata.
L'occupazione israeliana continua i suoi massacri e crimini di guerra contro i civili palestinesi, senza riguardo per il cessate il fuoco.
Usando termini come 'penjajah' (occupanti) e 'pembantaian' (massacro), e sottolineando la condanna dell'ONU, la narrazione inquadra gli eventi come un chiaro caso di aggressione e vittimizzazione.
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