
Manila, Rubio e Wang Yi discutono la visita di Xi mentre Teheran scuote Hormuz
Al vertice ASEAN il segretario di Stato americano accusa l'Iran di non prendere sul serio i negoziati, mentre con Pechino si lavora al summit di settembre.
L'incontro bilaterale tra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, a margine del vertice ASEAN di Manila, ha ruotato attorno alla preparazione della visita del presidente Xi Jinping a Washington, prevista per fine settembre. Secondo fonti diplomatiche statunitensi, i due hanno discusso a lungo la necessità di individuare aree di cooperazione per gettare le basi di un «viaggio molto positivo», pur riconoscendo divergenze profonde su Taiwan, sul Mar Cinese Meridionale e sugli scambi commerciali. Wang Yi, da parte sua, ha chiesto agli Stati Uniti di rispettare gli interessi fondamentali della Cina e il principio di «una sola Cina», mentre Pechino non ha ancora confermato ufficialmente la trasferta del proprio leader.
Sullo sfondo, la crisi mediorientale ha dominato i lavori plenari. Rubio ha dichiarato davanti ai ministri degli Esteri dell'ASEAN che l'Iran «non è serio nei colloqui» e ha messo in guardia dal consentire a Teheran di controllare lo Stretto di Hormuz: un precedente che, nell'ottica di Washington, minaccerebbe la libertà di navigazione e l'economia globale, con ripercussioni dirette anche sul Sud-est asiatico. I paesi ASEAN, che dipendono per circa il 60% del proprio fabbisogno energetico dal passaggio attraverso Hormuz, hanno espresso in un comunicato congiunto «viva preoccupazione» per l'impatto della guerra sulle forniture e sulla stabilità regionale.
La partita mediorientale si intreccia con le tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Rubio, in un editoriale pubblicato sulla stampa filippina, ha accusato Pechino di esercitare «minacce nuove e coercitive» contro gli alleati di Washington, richiamando l'incidente tra guardia costiera cinese e marina di Manila avvenuto pochi giorni prima. Il segretario ha ribadito l'impegno americano a onorare il trattato di difesa con le Filippine. Contemporaneamente, il Quad – il partenariato che riunisce Stati Uniti, Australia, India e Giappone – ha diffuso una dichiarazione congiunta in cui si impegna a rafforzare la sicurezza marittima nell'Indo-Pacifico, iniziativa che Pechino continua a descrivere come un tentativo di contenimento.
Sul dossier iraniano, gli analisti di Bruxelles osservano che la strategia americana combina pressione militare e apertura diplomatica. Mentre le forze statunitensi hanno condotto per l'undicesima notte consecutiva attacchi contro obiettivi militari iraniani, Rubio ha ribadito che Washington resta disposta a negoziare, a patto che gli impegni presi vengano rispettati. Teheran, da parte sua, rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz e, secondo fonti dell'intelligence occidentale, starebbe usando le milizie Houthi nello Yemen per minacciare il traffico petrolifero saudita nel Mar Rosso, creando una doppia strozzatura per le rotte energetiche globali. L'Italia e l'Europa, fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio dal Golfo, osservano con apprensione l'impennata dei prezzi del petrolio, che ha già riportato la benzina sopra i quattro dollari al gallone negli Stati Uniti e alimentato tensioni inflazionistiche.
Il dossier resta aperto su più fronti. La visita di Xi a Washington non è ancora confermata da Pechino, mentre la finestra negoziale di sessanta giorni concordata a giugno tra Washington e Teheran si avvicina alla scadenza senza progressi sostanziali. I mediatori pakistani restano in contatto con entrambe le parti, ma la proposta di un cessate il fuoco di dieci giorni non ha finora prodotto risultati. Il vertice ASEAN si concluderà venerdì con ulteriori incontri bilaterali, incluso quello atteso tra Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
China, through its foreign minister Wang Yi, imposes respect for its interests and the One China principle; Rubio is called to manage differences in view of Xi's visit.
The Iranian press builds credibility for its narrative by omitting any reference to the Hormuz crisis, focusing attention on China's demands and presenting the United States as the party that must adjust.
There is no mention of Rubio's statement on Iran or the crisis in the Strait of Hormuz, which are central to the Manila meeting according to other blocs.
The United States, through Secretary Rubio, warns Iran that it is not serious about negotiations and that control of Hormuz is a dangerous precedent, while with China efforts are made to prepare a constructive visit by Xi Jinping.
The Atlantic press gives authority to its narrative through direct quotes from Rubio and contextualization of Iranian threats, balancing coverage between the Middle East crisis and diplomacy with Beijing.
It does not highlight China's demands for respect of the One China principle, nor Chinese criticism of U.S. actions.
Iran is portrayed as an irresponsible actor threatening global navigation; Rubio is the voice of the international community imposing consequences.
The Indian/South Asian press uses the strategy of unilateral denunciation, reporting only Rubio's statements against Iran and completely omitting the Chinese dimension of the Manila meeting.
There is no mention of the meeting between Rubio and Wang Yi, nor of the planning for Xi Jinping's visit to Washington.
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