
Iran, esecuzioni imminenti per i 12 di Isfahan mentre si allarga lo scontro militare con gli Stati Uniti
Il trasferimento in isolamento di quattordici detenuti nel carcere di Dastgerd accende l'allarme per condanne a morte legate alle proteste, mentre Teheran e Washington colpiscono obiettivi civili e militari nel Golfo.
Quattordici prigionieri del carcere di Dastgerd, a Isfahan, sono stati spostati dal braccio comune alle celle di isolamento nella giornata di sabato 27 tirmāh. Dodici di loro appartengono al gruppo dei condannati a morte del procedimento noto come «piazza Alikhani», legato alla morte di forze governative durante la repressione delle proteste nazionali. Fonti interne al penitenziario, rilanciate da organizzazioni per i diritti umani con base a Londra e Washington, indicano che il trasferimento segue la conferma delle sentenze da parte della Corte Suprema e viene interpretato come il preludio all'esecuzione, attesa forse già entro quarantotto ore. La notizia ha innescato uno sciopero della fame tra i detenuti del carcere, mentre i nomi dei dodici – tra cui Arfan Esfandiari, diciannove anni, e altri giovani – circolano nei canali dell'opposizione all'estero.
Il caso di Isfahan si inserisce in un quadro repressivo che, secondo i dati diffusi da Amnesty International, ha portato l'Iran a eseguire nel 2025 un numero «senza precedenti» di 2.159 condanne a morte, spingendo il dato globale ai livelli più alti dal 1981. Nello stesso carcere di Qezelhesar, a Karaj, centinaia di detenuti per reati di droga hanno avviato uno sciopero della fame di massa per impedire l'esecuzione di sei compagni, con video che mostrano prigionieri svenuti davanti ai cancelli dell'infermeria. A Shahrud, nella provincia di Semnan, le famiglie di diversi arrestati durante le proteste di dicembre 2024 – tra cui Arvin Khirkhahan, vent'anni – lanciano appelli dopo aver appreso di condanne a morte già emesse. Parallelamente, la magistratura di Qom ha inflitto due anni di divieto di attività artistica e di espatrio, oltre a settantaquattro frustate, alla fotografa Tahmineh Monzavi e agli altri organizzatori del «concerto del caravanserraglio», il video musicale pubblicato su YouTube senza velo obbligatorio che aveva raccolto centomila visualizzazioni in poche ore.
Sul fronte militare, la settima notte consecutiva di attacchi statunitensi contro postazioni logistiche e depositi di armi in Iran ha coinciso con una nuova ondata di missili e droni lanciati da Teheran contro alleati di Washington nel Golfo. Il Corpo delle guardie della rivoluzione ha rivendicato il colpo a un centro di supporto americano in Kuwait e a una base radar, mentre media di Stato iraniani riferiscono di attacchi anche in Bahrein e Giordania. Le incursioni hanno colpito infrastrutture civili: un impianto di desalinizzazione in Kuwait è stato danneggiato per il secondo giorno consecutivo, costringendo alla chiusura l'aeroporto internazionale, e nella città iraniana di Jask circa diecimila persone in venti villaggi sono rimaste senz'acqua dopo che missili hanno centrato centrali elettriche e pompe. Il Pentagono, da parte sua, ha annunciato l'invio di ulteriori caccia F-16 e F-35 e di aerei cisterna in Medio Oriente, segnalando la preparazione a un'operazione aerea prolungata.
L'escalation ha immediatamente scosso i mercati energetici: il prezzo del petrolio è salito di oltre il quattro per cento, toccando i massimi da oltre un mese, mentre lo Stretto di Hormuz – via di transito per un quinto del greggio mondiale – è diventato teatro di un blocco navale dichiarato da Washington e di minacce di Teheran contro le navi che non rispettano le regole di passaggio imposte dalla Repubblica islamica. Per l'Italia e l'Europa, che dipendono in misura significativa dalle forniture del Golfo, l'instabilità si traduce in un immediato fattore di pressione sui costi energetici, in un momento già segnato dalle incertezze legate alle elezioni di midterm negli Stati Uniti. Il dossier resta aperto su entrambi i versanti: le esecuzioni dei dodici di Isfahan potrebbero essere eseguite nelle prossime ore, mentre i comandi militari americani e iraniani continuano a testare le reciproche linee rosse, con il concreto rischio di un allargamento del conflitto a infrastrutture civili e rotte commerciali vitali per l'economia del Mediterraneo.
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