
Condanna a tre anni per il blogger militare Voevoda, tra critiche all’esercito e volontà di tornare al fronte
L’ex pilota di elicotteri da combattimento Aleksej Zemcov, fondatore del canale Telegram “Voevoda veščaet”, è stato giudicato colpevole di estorsione e minacce di morte in un processo che intreccia tensioni personali e dissenso interno alle forze armate russe.
Il tribunale militare della guarnigione di Rostov sul Don ha condannato a tre anni di reclusione in colonia a regime generale il tenente anziano Aleksej Zemcov, noto come Voevoda, ex pilota di Ka-52 e amministratore di un canale Telegram di orientamento patriottico-militare. La sentenza, emessa il 16 luglio, riguarda i reati di minaccia di omicidio, estorsione con violenza e danneggiamento doloso di beni, maturati nell’autunno del 2025 a seguito di un conflitto privato con un collaboratore del canale, sospettato da Zemcov di una relazione con la moglie. Secondo fonti della difesa, il militare avrebbe sequestrato e percosso l’uomo, per poi trascorrere oltre quattro mesi in custodia cautelare. Il tribunale ha riconosciuto circostanze attenuanti, lasciandogli gradi e onorificenze statali.
La vicenda giudiziaria si inserisce in un percorso di progressiva frizione tra Zemcov e i vertici delle Forze aerospaziali russe. Già nel 2023, secondo quanto ricostruito da analisti russi, l’ufficiale era stato allontanato dai voli operativi a causa di post critici verso la gestione dell’esercito e delle autorità. In aprile, dopo il rinvio a giudizio, Zemcov aveva diffuso un video in cui minacciava il suicidio, denunciando pressioni da parte del vicecomandante in capo delle VKS, Vladimir Kravčenko, e descrivendo un clima di vessazioni e debiti. La sua difesa ha annunciato ricorso contro la condanna, mentre fonti vicine all’imputato fanno sapere che l’obiettivo immediato è ottenere il congedo dal Ministero della Difesa e firmare un nuovo contratto per essere reinviato in zona di operazioni in Ucraina.
Dal punto di vista procedurale, il percorso immaginato dai sostenitori di Zemcov – dimissioni dall’incarico e successiva stipula di un contratto come volontario – riflette una prassi già osservata in altri casi di militari condannati che intendono rientrare in servizio attivo. Secondo stime circolate in ambienti vicini alle forze dell’ordine russe, l’intero iter burocratico richiederebbe tra i quindici e i quarantacinque giorni. La prospettiva di un ritorno al fronte, tuttavia, non cancella le ombre sul trattamento riservato a voci critiche interne all’apparato militare: il canale “Voevoda veščaet”, che Zemcov aveva fondato dopo aver co-gestito la piattaforma “Povërnutyje na vojne”, continuerà a essere aggiornato da altri amministratori.
La condanna di un blogger militare con un passato di pilota di elicotteri d’attacco e un seguito significativo nella galassia dei canali “Z” solleva interrogativi, secondo osservatori europei, sulla tenuta del patto implicito tra il Cremlino e i cosiddetti “corrispondenti di guerra” non istituzionali. Da un lato, queste figure hanno fornito un sostegno narrativo all’operazione militare; dall’altro, la loro crescente autonomia critica verso comandi e ministero ha innescato risposte repressive che, in questo caso, si sono intrecciate con vicende personali. Il dossier resta aperto: l’appello è atteso nelle prossime settimane, mentre il Ministero della Difesa non ha ancora comunicato se procederà al congedo del condannato.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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| Stampa russa e CSI | +0.30 | aligned |
Il tribunale militare russo applica la legge senza riguardo per lo status di combattente dell'imputato.
La cronaca si limita ai fatti giuridici, evitando ogni contestualizzazione militare o patriottica, rendendo la condanna un evento puramente legale.
Non menziona il desiderio del condannato di tornare al fronte né la sua appartenenza al movimento Z, elementi che ne attenuerebbero la colpevolezza agli occhi del pubblico russo.
La Russia riproietta il condannato come un eroe di guerra in attesa di tornare al fronte, minimizzando il reato.
La narrazione enfatizza il servizio militare e il desiderio di combattere, trasformando la condanna in un incidente di percorso per un patriota.
Non menziona i dettagli del reato (estorsione, minacce) né la vittima, che metterebbero in discussione l'immagine eroica.
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