
Iran avverte Londra e Parigi: lo Stretto di Hormuz non è un palcoscenico militare
Teheran respinge la proposta franco-britannica di una missione multinazionale per la libertà di navigazione, rivendicando la sicurezza come responsabilità degli Stati rivieraschi.
L’Iran ha respinto con durezza la dichiarazione congiunta di Francia e Regno Unito che annunciava la disponibilità a dispiegare una missione militare multinazionale a sostegno della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, in un messaggio sulla piattaforma X, ha avvertito che il passaggio strategico «non è un palcoscenico per esibizioni militari di potenze extra-regionali» e che Teheran, in quanto «potenza responsabile e garante della sicurezza dello Stretto», mette in guardia contro qualsiasi movimento militare in quelle acque sensibili.
Secondo la prospettiva iraniana, la sicurezza di Hormuz ricade esclusivamente sugli Stati rivieraschi, e ogni interferenza esterna rischia di aggravare le tensioni. Gharibabadi ha aggiunto che «i creatori di crisi saranno ritenuti responsabili delle conseguenze del loro avventurismo: questo è un avvertimento serio». Teheran aveva già respinto, nei giorni precedenti, le affermazioni del presidente francese Macron su una cooperazione con l’Oman per lo sminamento del canale, ribadendo che tali operazioni sarebbero state condotte dall’Iran in autonomia.
Londra e Parigi, in una nota diffusa dall’ufficio del premier britannico Starmer, hanno descritto lo Stretto come «arteria vitale dell’economia globale» e hanno sottolineato che ripristinare il transito sicuro delle navi di tutte le nazioni è una questione di interesse mondiale. I due governi hanno inoltre reso noto che il Sultanato dell’Oman ha accettato di cooperare per garantire la sicurezza delle proprie acque territoriali. La proposta franco-britannica si inserisce in un quadro di iniziative diplomatiche e militari che, dall’aprile scorso, hanno coinvolto oltre cinquanta Paesi in un vertice dedicato alla libertà di navigazione.
L’inasprimento verbale avviene mentre è in vigore, dal 18 giugno, un memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti mediato dal Pakistan. L’accordo, firmato elettronicamente dai presidenti Pezeshkian e Trump, prevede la cessazione delle ostilità, un allentamento delle sanzioni, la risoluzione della questione nucleare, la riapertura dello Stretto di Hormuz e un più ampio assetto di sicurezza regionale attraverso il negoziato. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la stabilità del corridoio è cruciale: circa un quinto del petrolio mondiale transita per Hormuz, e ogni interruzione si riflette immediatamente sui prezzi dell’energia. Fonti diplomatiche a Bruxelles osservano che la mossa franco-britannica potrebbe essere letta come una pressione per accelerare l’attuazione dell’intesa, ma rischia di alimentare la narrativa iraniana di un accerchiamento esterno.
Al momento, il dossier resta aperto su un doppio binario: da un lato il quadro negoziale Iran-USA, che dovrebbe portare a ulteriori colloqui tecnici; dall’altro, la volontà di Londra e Parigi di mantenere una presenza navale dissuasiva. La tensione resta alta, e il prossimo passaggio atteso è la verifica dei primi impegni previsti dall’intesa, mentre le capitali europee valutano se e come coordinare le proprie iniziative con il processo di distensione in corso.
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Noi iraniani non tolleriamo interferenze straniere nel nostro golfo.
La ripetizione della minaccia e la personalizzazione dello Stato attraverso il capo del Parlamento rendono la posizione indiscutibile.
Omette il punto di vista delle potenze marittime che considerano la libertà di navigazione una priorità.
La regione respinge qualsiasi presenza militare esterna, perché destabilizzante.
L'appello a soluzioni regionali e la minaccia di vendetta costruiscono un fronte comune contro le ingerenze.
Omette le preoccupazioni dei paesi del Golfo arabo riguardo all'instabilità regionale causata dalla postura iraniana.
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